
Lamezia Terme - Continuano le avventure del procuratore Aurelio Rasselli nel nuovo giallo di Marcello Vitale "La bolgia dei dannati", Cairo Editore, che dopo due presentazioni romane approda a Lamezia, in località Marinella, dove l'autore ha dialogato con i giornalisti Tiziana Bagnato e Gianfranco Manfredi di una storia di 'ndrangheta, come sempre profondamente intrisa della sua esperienza di magistrato. Ambientato in periodo covid nella piccola Larodi, fantomatica città calabrese che ricalca alla perfezione le dinamiche di Lamezia Terme, il romanzo ruota attorno ad una guerra fra capi rivali, che genera sangue e che soprattutto trova inaspettatamente la sua chiave di volta nel mondo oscuro di una setta e dei suoi adepti che comunicano in rete: sono loro i "dannati" di cui parla il titolo, un'umanità perduta e infelice, che gioca a truccare la propria identità, e di fronte a cui anche la verità processuale trova dei limiti. Una verità che Vitale ha cercato come magistrato per ben 43 anni, lavorando come Sostituto Procuratore e Procuratore Capo, muovendosi fra Torino, Roma e la Calabria, e affidando ora al suo personaggio il compito di raccontare.
Intervista a Marcello Vitale
Questo romanzo è ambientato in pieno periodo covid, un periodo che tutti vorremmo archiviare ma che continua ad avere delle conseguenze nella nostra vita di tutti i giorni. Da dove nasce l'idea di collocare i fatti narrati proprio in un momento così difficile?
I miei romanzi sono sempre incentrati sull'attualità. Il mio stesso modo scrivere sceglie sempre di aderire al presente, anche attraverso un periodare scandito da dialoghi frequenti, che mostra i fatti nel loro accadere piuttosto che narrarli. In quest'ottica ho preferito un'ambientazione imbevuta nell'oggi. Del resto è nel periodo covid che il libro è stato scritto.
La storia gira attorno al tema portante dell'intrigo di 'ndrangheta andando a toccare un fenomeno diffuso e dilagante ormai in tutto il mondo ma che in Calabria, come lei scrive, "uccide di più". Perché questa circostanza si verifica ancora e in maniera così tragica?
Perché la 'ndrangheta trova in Calabria la sua origine, che è un'origine prettamente familistica: esistono ancora i clan locali comandati da capi bastone, e ognuno ha potere in un determinato luogo, senza necessariamente l'esistenza di una cupola. Questo genera ancora delle guerre fra clan e fra capi rivali, ed è appunto ciò che accade nel mio libro.
Il suo protagonista è un Procuratore che ha lavorato al nord ma che decide di tornare nel luogo dove è nato. Una scelta coraggiosa e allo stesso tempo una ricerca delle origini, lontano da una situazione ormai insoddisfacente. Quanto c'è di lei in questo personaggio?
In realtà anch'io sono stato Sostituito Procuratore al nord, precisamente a Torino, negli anni della contestazione giovanile, e la località calabrese teatro dei fatti è Larodi, nome inventato che cela in realtà il mio luogo di nascita, Lamezia appunto. Dunque sì, c'è effettivamente qualcosa di autobiografico, che ricalca la mia esperienza di vita, frammisto poi ad elementi di pura fantasia.
Un tema collaterale del romanzo è il mondo controverso dei social media e il loro rapporto con realtà nascoste che agiscono lontano dalla luce del sole - in questo caso addirittura con una setta. C'è un pericolo secondo lei in questi nuovi mezzi, e quali sono le loro possibili interazioni con la criminalità?
Diciamo che dipende molto dall'uso che se ne fa. È vero che è possibile accedere con un nome falso, agendo quindi sotto copertura, ed entrando in un mondo in cui realtà virtuale e realtà reale sono contigue: un mondo ibrido, fluido, senza punti di riferimento precisi, in cui il genere delle persone è fluido, il loro lavoro è fluido, ed è labile il confine di ogni cosa. La chiave risolutiva di questo giallo verrà trovata esattamente qui.
Giulia De Sensi
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