Lamezia, psicologo della Caritas racconta il dormitorio “Le Querce di Mamre”: passati 150 ospiti di 18 nazionalità, aumentano italiani

cbdormitorio-querce-le-mamre-20219814_2e5b2_257b6.jpg

Lamezia Terme - Riaperto il 10 ottobre 2021, alla presenza del cardinale Konrad Krajewski elemosiniere del Papa, dopo un lungo periodo di chiusura per effettuare il rinnovo del comodato con il Comune di Lamezia Terme e lavori di manutenzione straordinaria realizzati grazie alle donazioni dell’8xmille, il dormitorio “Le Querce di Mamre” è una delle realtà della Caritas che opera sul territorio di Lamezia Terme sin dal 2014 anno in cui fu aperto per ospitare uomini senza fissa dimora.

“Dal giorno della sua riapertura ad oggi – racconta Sandro Ungaro, psicologo della Caritas della Diocesi in merito alle attività del dormitorio "Le Querce di Mamre" – abbiamo registrato il passaggio di circa 150 persone di 18 nazionalità. In questi ultimi mesi, poi, abbiamo osservato un aumento degli ospiti di nazionalità italiana, soprattutto ultracinquantenni, spesso con problematiche di dipendenza o psichiatriche, e in genere senza alcun legame con la propria famiglia. In questi anni sono passate, per un periodo in media di alcune settimane, circa mille persone, italiani e migranti provenienti principalmente dall’Africa e dal Medio Oriente”. In merito alla percentuale di italiani presenti ha dichiarato: “Mentre nei primi anni di attività del dormitorio gli italiani costituivano il 10/20% degli ospiti, adesso in alcuni momenti sono arrivati a costituire il 40/50%. È stato sospeso pertanto il corso di lingua italiana, che veniva effettuato regolarmente per contribuire all’inserimento di cittadini stranieri, in quanto non più rispondente, almeno per ora, ad un bisogno reale”.

Diversi i servizi che vengono offerti

“Oltre al posto letto, agli ospiti, che prendiamo in carico a 360 gradi offrendo assistenza sanitaria, residenza, accompagnamento al lavoro, viene offerto il servizio doccia, la cena, la prima colazione e anche il corso di lingua italiana. In questi anni abbiamo anche cercato di offrire qualcosa al territorio: un corso di informatica, un corso di inglese, un cineforum (tre serate sul tema del rapporto tra le culture), feste e cene etniche, laboratori di cucina internazionale (con una partecipazione soprattutto di donne e il coinvolgimento di ‘cuochi’ di varie nazionalità), un torneo di calcetto (che ha visto giocare insieme giovani italiani e giovani stranieri). Sono state tutte occasioni preziose per far crescere il rapporto con la comunità e il territorio”.

“Fondamentale - ha aggiunto - in tutti questi anni è stato il rapporto con il territorio, sotto vari aspetti. Circa 20 famiglie di Sant’Eufemia preparano, a turno, la cena ogni sera. Inoltre, tanti gruppi soprattutto giovanili della parrocchia (Azione cattolica, Scout, classi di catechismo, ecc.) passano per conoscere la realtà del dormitorio e intesse relazioni con gli ospiti presenti”.

Il periodo della pandemia nella struttura

“Durante il lockdown – dai primi di marzo a fine maggio 2020 – il dormitorio ha funzionato H24, per consentire agli ospiti di rimanere dentro tutto il giorno e non esporsi, uscendo al mattino, ai rischi del contagio. Ciò ha comportato una rimodulazione degli orari di lavoro degli operatori, che hanno garantito la loro presenza 24 ore su 24 e preparato i pasti insieme agli ospiti. Poi, finito il lockdown, è stata riattivata la rete di famiglie coinvolte nella preparazione della cena”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA