
Lamezia Terme - Con sentenza n. 30 del 10 maggio scorso, il Giudice di Pace di Lamezia Terme, Domenico Monaco, ha condannato il Segretario Generale della Uil-Fpl di Catanzaro, Bruno Ruberto, per il reato di diffamazione commesso nel 2020 ai danni dell’allora Segretario Generale del Comune di Lamezia Terme, Pasquale Pupo (al pagamento di una multa oltre a quello delle spese processuali e, altresì, al risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile, danni da liquidarsi in separata sede, oltre alle spese di costituzione). La condanna, si apprende, giunge in esito al procedimento penale avviato nei confronti di Ruberto dalla Procura di Lamezia Terme, nella persona del Sostituto Procuratore Santo Milidona, con decreto di citazione in giudizio, a seguito della querela presentata dal Segretario Generale, Pasquale Pupo.
La vicenda
I fatti posti a fondamento della sentenza di condanna risalgono al 2020. Nel febbraio del 2020, in esito ad apposita procedura selettiva, con decreto sindacale n. 4 del 25 febbraio 2020 il dottor Pasquale Pupo veniva nominato quale Segretario Generale del Comune di Lamezia Terme. Con il successivo decreto sindacale n. 6 del 27.02.2020 PUPO veniva anche nominato quale Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza ai sensi della legge 190/2012. Stante la gravissima carenza di figure dirigenziali in servizio presso l’Ente, Pupo accettava, inoltre, di farsi carico della responsabilità di numerosi Settori organizzativi dell’Ente che risultavano privi della relativa figura dirigenziale. Sicché, in piena emergenza pandemica, oltre alle funzioni proprie del suo incarico, Pupo assumeva la direzione anche del Settore Vigilanza e Sicurezza Urbana, del Settore Servizi alla Persona, nonché delle Unità organizzative Protezione Civile, Programmazione Strategicae Segreteria Generale. Al fine di remunerare il maggior carico di lavoro derivante dall’assunzione di tali ulteriori incarichi dirigenziali, con decreto n. 14 del 05.06.2020 il Sindaco riconosceva a Pupo una maggiorazione della voce retributiva denominata “indennità di posizione”, nel pieno rispetto della disciplina prevista a tal fine dalla contrattazione collettiva di settore, ed analogamente a quanto era già stato disposto in passato dall’Ente in favore di segretari generali a fronte di carichi di lavoro ben meno gravosi.
La scelta del Sindaco di remunerare tale maggiore carico di lavoro veniva però contestata dal Segretario Generale della Uil-Fpl di Catanzaro, Bruno Ruberto, con una nota del 10.06.2020, trasmessa a tutti gli organi del Comune e anche al Prefetto di Catanzaro, nonché agli organi di stampa. A fronte delle contestazioni mosse, Pupo presentava una denuncia-querela nei confronti dell’esponente sindacale. Della vicenda ci fu anche un’interrogazione al sindaco che fornì chiarimenti. Tuttavia, nonostante i chiarimenti forniti sia dal Segretario Generale che dal sindaco, Ruberto una denuncia-querela nei confronti di Pupo, del sindaco Mascaro e della Dirigente del Settore Finanziario del Comune. A conclusione delle indagini svolte in relazione al procedimento, il Pm Marica Brucci formulava al Gio istanza di archiviazione. Istanza che veniva contestata dal Ruberto, il qualepresentava a tal fine atto di opposizione all’archiviazione insistendo per la condanna degli indagati. Con ordinanza del 24.11.2022, dopo una dettagliata ricostruzione delle vicende in esame, il Giudice per le indagini preliminari, Emma Sonni, rigettava, però, l’opposizione formulata dal Ruberto e disponeva la definitiva archiviazione del procedimento. Con la condanna per diffamazione pronunciata nei confronti di Ruberto dal Giudice di Pace di Lamezia Terme con la richiamata sentenza n. 30/2024 giunge ora a conclusione anche la seconda vicenda processuale scaturita dalla vicenda. Pupo, infine, ha espresso soddisfazione: “è stato finalmente fugato - ha commentato - in esito a ben due procedimenti penali, ogni possibile dubbio generato sulla mia rettitudine personale e professionale” e, ha concluso: “certo, rimane l’amarezza di aver dovuto attendere ben quattro anni per poter vedere affermata la verità dei fatti”.
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