Sei anni senza Maria Chindamo, oggi sit-in a Limbadi

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Limbadi (Vibo Valentia) – Sei anni senza Maria Chindamo. Oggi, davanti al cancello della sua azienda agricola in località "Montalto" di Limbadi si è svolto un sit-in. “Se quel cancello potesse parlare racconterebbe, sicuramente, una storia di violenza”, affermano da Libera Vibo Valentia ricordando che, oggi: “difronte a quel cancello, vogliamo raccontare una storia di resistenza e libertà, ed anche gridare a squarciagola il diritto di avere verità e giustizia per Maria”.

Il fratello di Maria Chindamo: "Uccisa una donna libera"

“Quella odierna è stata una giornata straordinaria perché seppur nel dolore nel dover parlare e ricordare la tragica scomparsa di mia sorella Maria, aggredita, malmenata, rapita e probabilmente data in pasto ai maiali, oggi la risposta della Calabria libera c’è stata”. Lo ha detto all'Agi Vincenzo Chindamo, fratello di Maria, al termine della manifestazione organizzata a Limbadi per ricordarla.

“Maria - continua - è stata uccisa perché si voleva imporre il silenzio ad una donna libera, ma oggi abbiamo la risposta più nobile da parte di tutta la comunità: cittadini, studenti, lavoratori, la chiesa, le istituzioni, tutti uniti per dire che Maria non è stata messa a tacere e c’è la parte buona della Calabria che reagisce. Anche un gruppo di turisti da Milano si è unito a noi per chiedere verità e giustizia per Maria. Se è vero che solo una minima parte delle vittime innocenti della criminalità trova giustizia – ha concluso Vincenzo Chindamo – vuol dire che lo Stato deve fare di più ed occorre liberare le risorse affinché questo territorio abbia uomini e mezzi per fare le indagini”.

La vicenda

Nell’immediatezza della scomparsa, avendo i Carabinieri rinvenuto solo l’auto di Maria Chindamo dinanzi al cancello dell’azienda agricola di Limbadi con lo sportello aperto e macchie di sangue sparse intorno (segno evidente di un’aggressione), l’allora procuratore di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo, ed il pm Concettina Iannazzo avevano fatto perquisire dagli inquirenti – con l’aiuto dei cani molecolari giunti dalla Questura di Palermo – un’azienda agricola a Rosarno di proprietà dei familiari del marito di Maria Chindamo (Ferdinando Pontoriero), suicidatosi il 6 maggio 2015 dopo aver avviato le pratiche di separazione dalla moglie. Le ricerche, estese pure ad altri terreni, non hanno però dato sinora alcun esito. La scomparsa di Maria Chindamo ebbe subito vasta eco nazionale e diverse sono state le pubbliche manifestazioni di vicinanza alla famiglia che non ha mai smesso di chiedere verità e giustizia per Maria. Le indagini non hanno portato al momento ad individuare gli autori della scomparsa.

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