Ultimo appuntamento a Trame con Vera Politkovskaja: "Situazione in Russia in continua evoluzione"

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Lamezia Terme - “È difficile ricostruire quello che è successo nelle ultime ventiquattro ore. Molti ritengono che l’autorità di Putin sia notevolmente calata. Mentre la colonna dei combattenti di Wagner si avvicinava a Mosca, sono state distrutte delle strade per fermarli. Un evento piuttosto raro. Il giorno dopo è intervenuto con un discorso al popolo: è evidente che la cupola del potere ha avuto paura. In Russia la paura viene percepita dalla popolazione come una cosa negativa, soprattutto se proviene da un leader forte che sa sempre cosa fare. In questo caso specifico lui non sapeva cosa fare. Non penso che qualcuno andrà contro Putin, l’anno prossimo avremo lo stesso quadro forse leggermente modificato, poco migliorato o peggiorato. Quello che è successo potrebbe essere una nuova fase di campagna elettorale. Ma temo che non dovremo rimpiangere Putin. Non si lascerà sfuggire il potere. Non possiamo sapere che frutti darà la situazione delle ultime ore, tra qualche giorno la situazione sarà più chiara. In ogni caso possiamo vedere che le autorità sono calate in modo notevole. Io ho sempre nostalgia del mio paese ma è chiaro che non posso trovarmi in Russia, dall’esterno molte cose si vedono in modo diverso. Dall’interno le sensazioni sono diverse. Quando si vive in un paese così è difficile essere obiettivi”. Lo ha detto la Vera Politkovskaja, figlia della giornalista Anna Politkovskaja uccisa il 7 ottobre 2006 in Russia, intervenendo in collegamento a Trame12 Festival dei libri sulle mafie a Lamezia Terme.

Sara Giudice: “La speranza è sempre lì, nel desiderio di libertà”

“Oggi la vita di una giornalista in Russia è complicata. C’è una limitazione della libera informazione, peggiore di quella che raccontava Anna Politkovskaja, che ha subito nel senso che con l’inizio del conflitto sono state chiuse moltissime trasmissioni televisive e hanno chiuso tantissime testate. È stato sepolto qualsiasi tentativo, anche timido, di dissenso. La parola Guerra è stata vietata e non si può pronunciare, è stata vietata la libertà di parola e di dissenso anche in piazza, di attivisti e di persone normali, che in qualche modo volevano protestare e dire la loro; quindi, direi che è anche peggio di prima. È importante mantenere la memoria continuando a raccontare, di fatti l’esigenza di scrivere questo libro nasce dal desiderio di coltivare la memoria di Anna e del suo sacrificio per difendere la libertà, così che potesse essere un testamento del suo sacrificio per le future generazioni. La cosa migliore per onorare la sua memoria è continuare a fare quello che faceva lei, a raccontare la verità a tutti i costi e contro tutti. Purtroppo, in Russia non è possibile e non è facile, possiamo farlo fuori dal paese come fa Vera. Ma per noi che possiamo farlo dobbiamo continuare a raccontare, per non lasciare soli chi in Russia oggi lotta contro il regime e il silenzio e sia chi in Ucraina subisce la guerra, l’attacco e l’invasione della Russia. In Russia la società è addormentata, anestetizzata che non è abituata come coscienza collettiva al dissenso. È una società abituata al patriottismo al nazionalismo, il dissenso è percepito come infedeltà. La speranza sta nelle nuove generazioni, nel tentativo di raggirare la censura e la propaganda attraverso gli strumenti social, in cui si continua a far girare le informazioni vere. Quindi la speranza è sempre lì, nel desiderio di libertà che sempre ha salvato i popoli nel corso della storia”. Lo ha dichiarato la giornalista Sara Giudice intervenendo a Trame12 insieme a Vera Politkovskaja, in collegamento, e Francesca Nava.

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