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Catanzaro – Pubblichiamo la nota di Azione Democratica nel Pd della provincia di Catanzaro, preoccupata per la situazione politica regionale che si profila dopo la notizia della sentenza di condanna al governatore Scopelliti. Per Azione Democratica “sono ore difficili per la Calabria ed il suo orizzonte è oscuro perché la politica non riesce a comprendere ed a “leggere” le ragioni drammatiche e senza precedenti di una Regione, già martoriata e debole, che, oggi, vive l’ora più tragica della sua vicenda istituzionale e politica”. “Ogni giorno che passa, - si legge nel comunicato - ogni ora che trascorre, consente soltanto il chiaro dispiegarsi di attendismi e di tatticismi che sono esclusivamente orientati alla conservazione pura di un ceto politico che tenta di galleggiare e sopravvivere immaginando scenari intollerabili e proponendo un “crono programma” che è l’esatto contrario dell’interesse generale di una terra senza più speranza”. “Il tempo è scaduto e non da ora e non possono essere gli attori dello sfascio a “cadenzare” i tempi delle prossime giornate; la Calabria brucia e brucerà ancora di più la prossima estate visto che sta per riesplodere l’emergenza rifiuti con tutto ciò che si porterà dietro”. Per la delegazione catanzerese di Azione Democratica “il PD non rimanga in mezzo al guado e non si attardi in manovre di basso profilo, non stia fermo in mezzo al campo ed assuma una chiara e netta iniziativa, a cominciare dalla indizione immediata, e già da tempo richieste, primarie di coalizione per la scelta del candidato Presidente, che “rompa” la palude di questi ultimi giorni smascherando ipocrisie e tattiche dilatorie”. Nel comunicato mettono nero su bianco la richiesta di dimissioni collettive “per costringere il centrodestra ad una chiara e netta scelta di campo: chi si dimette subito sta con i Calabresi e con la urgenza di un nuovo Governo regionale con elezioni da tenersi entro giugno restituendo così credibilità e dignità alle Istituzioni il cui destino deve subito e non domani essere messo nelle mani delle decisioni dei Calabresi stessi”.

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