
Lamezia Terme - La Calabria boccia in toto la riforma sul referendum costituzionale promossa dal governo Renzi. Con il 54,43% dei votanti il No si attesta al 67,02% mentre il Sì si ferma al 32,98% collocandosi anche ultima in tutta Italia per affluenza alle urne. Di seguito le reazioni sui risultati elettorali del mondo politico regionale.
REAZIONI
Santelli (FI): arroganza di Renzi sepolta da una valanga di No
"L'arroganza di Renzi e dei suoi accoliti seppelliti sotto una valanga di no. Il popolo italiano ha una grande dignità, è allegro, divertente, a volte anche sprezzante ma mai accetterà che qualcuno lo prenda in giro o lo disprezzi. I numeri della partecipazione democratica a questa competizione dimostrano che questo è stato il voto del Popolo contro le Èlite". Lo afferma, in una nota, la deputata Jole Santelli, coordinatrice regionale di Fi in Calabria.
Occhiuto (FI): "Oliverio tragga conseguenze"
"Il risultato di oggi è straordinario e rappresenta la risposta del popolo all'arroganza di chi, come Renzi, usava la Costituzione per ricercare una legittimazione elettorale che mai ha avuto". Lo afferma il deputato Roberto Occhiuto, Presidente del Comitato per il No di Forza Italia Calabria. "Renzi - prosegue - si è dimesso, ma non è il solo sconfitto. Il risultato netto e chiaro espresso in Calabria dovrebbe indurre Oliverio a un'analoga riflessione. Aver caricato di significato politico e di accordi elettoralistici un quesito costituzionale è stato un grave errore per il Governatore, che ormai non ha più la fiducia dei calabresi. La percentuale altissima del No in Calabria, dove tutto il Pd senza eccezioni si era convertito al renzismo, dimostra che i cittadini non ne possono più di Oliverio e della sua sinistra compagnia".
Magorno (Pd): "Ripartiamo per azione politica"
"Non è il risultato per il quale ci siamo spesi ma prendiamo atto della netta volontà popolare e da questa ripartiamo nella nostra azione politica, con rinnovato impegno e immutata passione. In questa direzione, d'altro canto, va il discorso di Matteo Renzi, che con serietà, si è assunto a un'ora dal responso delle urne la responsabilità della sconfitta, rassegnando le dimissioni da Presidente del Consiglio". Lo afferma, in una nota, il deputato del Pd Ernesto Magorno, segretario del partito in Calabria. "La prevalenza dei no - prosegue - porta in primo piano una immediata riflessione sulla necessità e l'urgenza, all'interno del Pd e dei governi e delle istituzioni del Paese, di modificare gli assetti precostituiti, abbandonando personalismi e rispondendo alla domanda di cambiamento che con forza ci viene consegnata dagli elettori. Il voto del Sud fotografa uno stato di malessere che non può passare in secondo piano. Rimaniamo fermamente convinti che la strada del rinnovamento non vada abbandonata, ma al contrario perseguita con forza e determinazione. Si apre una fase di difficile decodificazione sul piano strettamente politico ma il Pd tutto, a partire da quello calabrese, mantiene salda la barra del riformismo e della volontà di incidere positivamente nella vita del nostro Paese e della nostra regione, portando avanti e fino in fondo quei processi di rinnovamento che in maniera chiara ci vengono chiesti dai cittadini".
"Della sconfitta al referendum e di un voto caratterizzato da un profilo molto politico - aggiunge Ernesto Magorno - rimane in campo un dato certo: ovvero quegli oltre 13 milioni di consensi espressi con il Sì alla riforma costituzionale. Si tratta di numeri importanti: più del 40 per cento degli italiani hanno creduto in Renzi e da questo prezioso viatico dobbiamo ripartire, attorno alla leadership matura e responsabile del nostro segretario nazionale". "Siamo un grande partito - conclude il segretario regionale del Pd - e, rinunciando ognuno a una porzione di se stessi, superando correnti e divisioni e valorizzando la centralità dei territori e delle istanze sociali, recupereremo la forza e il vigore necessari per ritornare alla guida del Paese".
Tallini: "Voto schianta Oliverio e Partito Nazione"
"Una vittoria della democrazia, una dimostrazione della grande maturita' del popolo calabrese che ha compreso le ragioni del no e non si e' lasciato condizionare da promesse e bugie. Ma e' anche un voto che schianta, senza se e senza ma, Oliverio e il Partito della Nazione che si voleva sperimentare in Calabria". Lo afferma, in una nota, Domenco Tallini, consigliere regionale di Fi, che aggiunge: " Oliverio era stato eletto due anni fa con un'affluenza di appena il 44%, oggi con un'affluenza arrivata al 54,43% i calabresi bocciano lui, la sua disastrosa azione di governo, le bugie confezionate con il premier. Anche Oliverio, barattando il suo si con la promessa di essere nominato commissario per la sanita', aveva "personalizzato" il referendum. Il 67% di no della nostra regione contro il misero 32,98 di si non lascia spazio ad interpretazioni. Ora il Governatore si affannera' a dire che il voto del referendum non c'entra nulla, magari - dice Tallini - disconoscera' anche Renzi pur di rimanere a galla, ma i calabresi hanno gia' scritto la parola fine alla sua disastrosa esperienza. Oliverio perde anche nella "sua" San Giovanni in Fiore. Ma non e' l'unica clamorosa bocciatura. Il prode segretario regionale del PD viene addirittura centrifugato nella "sua" Diamante, dove il no raggiunge il 72%. Anche gli altri alfieri del PD sono stati severamente castigati, come il giovane Falcomata' che incassa a Reggio Calabria quasi il 70% di no, nonostante il comizio di chiusura di Renzi. Il PD - aggiunge Tallini - viene spazzato via anche a Crotone, dove il 71,84% di NO boccia un partito che ha mal governato la citta', portandola all'ultimo posto in Italia come qualita' della vita. Tra le grandi citta', spiccano i risultati di Catanzaro, con il 69,75 di NO, e di Lamezia Terme, con il 68,68% di no, proprio le due realta' dove si stavano facendo le prove generali del Partito della Nazione. Notevole anche il voto a Vibo Valentia che supera il 68% dei no. L'era Oliverio - secondo Tallini - si chiude dopo appena due anni e si apre ora la partita dell'alternativa al peggiore governo regionale della storia. Spetta a Forza Italia, agli altri partiti del centrodestra, costruire un progetto che dia al piu' presto alla Calabria un governo autorevole, concreto, capace di affrontare le emergenze e di fare ripartire l'economia"
Broccolo (Sinistra Italiana): "Dalla Calabria emerge chiara bocciatura del governo regionale"
"I dati elettorali ormai definitivi - afferma Angelo Broccolo, coordinatore regionale di Sinistra Italiana - consentono una prima valutazione sull’esito del voto referendario in Calabria. Nonostante il dato non positivo in termini di partecipazione ,che complessivamente ci pone all’ultimo posto del Paese,e sul quale appare improrogabile una riflessione allargata sullo stato di salute della democrazia nella nostra regione. Ad iniziare dalla necessaria autoriforma della politica, avvertita,qui in maniera ancor piu’ stridente come lontana se non ostile alla vita reale dei cittadini. Si inizi ad esempio a porre un freno all’assurda situazione dei vitalizi dei consiglieri regionali. Che costano ben 9,5 milioni di euro ai calabresi. Ossia 500 mila euro in piu’ rispetto a quanto avremmo risparmiato con l’abolizione del CNEL. Ipotesi quest’ultima,detto per inciso, da realizzare immediatamente con una semplice legge ordinaria delle Camere.
Nel caso specifico della Calabria con il 33% di consenso racimolato dai sostenitori del “SI”appare chiara la sostanziale bocciatura del governo regionale che ,a differenza di quanto accaduto con il precedente referendum sulle trivelle,ha investito tutta la propria forza persuasiva in questa circostanza.Dopo le debacle in serie per quanto riguarda le amministrative tenutesi in questi ultimi due anni,appare chiaro che quanto accade nella “Cittadella”sia sempre piu’ distante dalla popolazione calabrese. Come Sinistra Italiana abbiamo piu’ volte,inascoltati,suggerito un cambio di rotta radicale delle politiche finora perseguite in assoluta autoreferenzialità dalla maggioranza regionale.Ritendendo che le scelte finora adottate ,in sostanziale continuità metodologica con il passato,hanno determinato il consequenziale distacco tra le speranze suscitate due anni orsono,traducendosi in crescente delusione da parte dei calabresi .
E’ tempo che la maggioranza regionale,dalla quale giova ricordare siamo stati esclusi sin dal primo momento,prenda atto del sostanziale tracollo di consenso e che si traggano le necessarie conclusioni. Da parte nostra ,con il processo di ricostruzione di un processo costituente della Sinistra in Italia,appare chiara che dal popolo del No bisogna ripartire. Senza cedimenti a minuscole ed inutili rendite di posizione,aprendo viceversa un dibattito allargato e dal basso a chiunque si riconosca nei principi di eguaglianza della Costituzione. In queste settimane decine di comitati hanno riportato la discussione politica in ogni angolo della nostra terra. Da li bisogna partire per disegnare una forza popolare che metta in soffitta al contempo le forme degeneranti che caratterizzano l’amministrazione del potere e le forme di divisione autoreferenziali che impedisce da anni una riorganizzazione capillare di un forza capace di tradurre in prospettiva di cambiamento sociale e politico il disagio dei cittadini.
Fittante (Comitato lametino per il NO): "Vincono la democrazia e il popolo sovrano"
"Oggi è una bella giornata - afferma Fittante - perchè è stata una bellissima vittoria del "popolo sovrano". Ha vinto la democrazia contro ogni tentativo di manomissione della Costituzione. Gli elettori si sono dimostrati più sensibili e responsabili e delle classi dirigenti governative. Matteo Renzi ha tentato, abusando del suo potere e utilizzando mezzi leciti e uilleciti, di "sequestrare" la Costituzione e il nostro diritto di voto. Non gli è riuscito. Il popolo ha risposto: la Carta non si stravolge, è nostra e non si manomette pesantemente spaccando in due il Paese. Una lezione chiara. L'Italia non si governa con furbizie, tatticismi, ricatti, inganni, paure e i tentativi di demolire le basi della democrazia costituzionale, l'assetto dello Stato, gli equilibri istituzionali. Il Paese nell'arco di dieci anni si è pronunciato due volte contro questi tentativi: nel 2006 contro la riforma di Berlusconi, oggi su quella peggiore di Renzi. La Costituzione si può in alcune sue parti modificata, ma sopratutto va attuata certamente non demolita. Ed è su questo percorso che devono muoversi il Parlamento e le classi dirigenti diffuse del Paese. E' stata anche una lezione per Oliverio e compagni. Ci si era illusi che tagliando nastri, firmando "patti", lanciando messaggi vuoti e irreali, pubblicando schede di opere da realizzare con cifre prive di fonti certe di finanziamento, la Calabria l'avrebbe seguito nell'avventura referendaria. Anche questo agitarsi è stato sconfitto. Oliverio e la sua maggioranza riflettino e cambino registro. Il voto di ieri cambia il quadro non solo a Roma in Calabria. Non cìè bisogno di riprova per capire che così come finora non può andare. Tutte le forze politiche sono chiamate a riflettere e trovare un terreno di collaborazione e di impegno politico e istituzionale capace di dare risposte serie alla domanda di lavoro, di difesa e valorizzazione del territorio, di miglioramento dell'assetto infrastrutturale, ecc. Noi di Sinistra Italiana lo faremo in vista del Congresso, per fare emergere anche l'urgenza della ricostruzione di una sinistra moderna e di governo, lontana da neoliberismo che l'ha finora contaminata, e da radicare nella società partendo dai bisogni più profondi dei lavoratori a del popolo".
Furgiuele (Noi con Salvini): "Presidente Oliverio sia conseguente a Renzi e si dimetta"
"Non è bastata la presenza di Matteo Renzi a Reggio Calabria in chiusura della campagna referendaria, per evitare ad Oliverio e a tutto il PD calabrese, la sconfitta più amara". Ad affermarlo, il coordinatore regionale Noi con Salvini - Calabria Domenico Furgiuele, che prosegue: "l’esito referendario “frana” addosso al governo Oliverio con il peso schiacciante del 67% dei No, frutto evidentemente di una coscienza di popolo non del tutto assuefatta alla mala politica Calabrese. Renzi, il Partito Democratico e Oliverio hanno provato fino alla fine ad evitare la sonora sconfitta, così anche in Calabria hanno promesso l’inverosimile, prima la conclusione dei lavori autostradali, per i quali in realtà si procederà solo ad un superficiale restayling per una A3-Sa/Rc che sarà inaugurata per l’ennesima volta, priva però per 57 km della corsia di emergenza. Poi la promessa di realizzare il ponte sullo stretto con relativo endorsement di Salini Impregilo, e in “fotofinish”, proprio in prossimità dell’appuntamento referendario, la “norma De Luca”, con l’impegno di restituire anche ad Oliverio la “utile” titolarità di commissario nella sanità. Promesse e invenzioni che non hanno ingannato un popolo testimone della incapacità amministrativa di Oliverio e della sua giunta, insieme autori di continui fallimenti come l’esperienza “garanzia giovani”, piuttosto che del colpevole paradosso per cui la Regione Calabria nell’ultimo anno, nonostante la disponibilità di finanziamenti ministeriali da destinare alle regioni ha dovuto restituire allo Stato più di due milioni e mezzo di euro, di cui 550.000 euro destinati agli studenti con disabilità, perché, secondo la Corte dei Conti la regione Calabria a guida PD, non è stata in grado di gestire le risorse.
Oliverio perde su tutti i fronti, anche nella sua San Giovanni In Fiore il No vince con il 56% di consenso, proprio nella città quartier generale del Governatore, che aveva visto trionfare alle ultime amministrative comunali il PD con il 92% di consensi. E’ evidente che per il popolo Calabrese l’appuntamento referendario è stata una occasione per dare lo sfratto al presidente della regione, e per palesare una voglia di cambiamento vitale per il futuro della regione. In questo scenario e dopo le dimissioni di Renzi, il movimento Noi con Salvini chiede ad Oliverio e della sua giunta di essere conseguente, le ulteriori dimissioni sono inevitabili. Forte di una struttura nazionale e regionale ben radicata, NcS è pronto a mettere a disposizione dell’elettorato la sua proposta politica e culturale “sovranista” con l’intento soprattutto di aggregare le anime del centrodestra tradite dai partiti tradizionali e rimaste orfane di una “casa di riferimento”.
Marco Martino (Coordinatore nazionale Udc giovani): "Vittoria schiacciante del No al sud"
"Il nostro primo commento sul referendum è di felicità per la vittoria del NO, che non vogliamo assolutamente strumentalizzare come sta succedendo adesso, con alcuni leader di partiti che pensano di prendersi il merito del voto popolare degli italiani. Il dato della vittoria che piu fa riflettere è la vittoria schiacciante del No al Sud. Le riforme autoritarie hanno portato tanti italiani al voto, che hanno saputo ben difendersi dagli attacchi alla carta costituzionale redatta dai padri costituenti. Inutile nascondere la soddisfazione dopo mesi dove io ed il coordinamento da me guidato è stato impegnato con grande sacrificio, passione e coraggio in stretta sintonia con il partito nazionale capitanato dall’On. Lorenzo Cesa. Gli italiani hanno deciso, le annunciate dimissioni sono comprensibili per la personalizzazione del premier sul voto e cosi si è ben sottratto dagli attacchi e dal conto che gli presenterà la fronda del suo partito. Il nostro NO non è stato frutto di comparazione tra governo e maggioranze varie, ma esclusivamente nel merito della riforma Boschi. Sul possibile Governo di scopo, integrante la maggioranza piu estesa del Parlamento, il movimento giovanile si auspica che il vero scopo sia di breve termine. e che metta al centro questioni importanti come la legge elettorale in evidenza, e poi porti gli italiani al voto, in modo da garantire una rappresentatività che da anni viene sempre piu messa in discussione".
Dieni (M5S): "Ora Falcomatà si assuma le sue responsabilità"
«Matteo Renzi si è finalmente dimesso, cosa aspetta ancora Giuseppe Falcomatà?». Così la deputata del M5S Federica Dieni. «Il 5 dicembre 2016 – continua – sarà ricordato come il giorno in cui è stata salvata la Costituzione e in cui l'Italia è stata liberata dal ducetto di Rignano. Ma mentre Renzi si è assunto la responsabilità di una clamorosa sconfitta – e non poteva fare altrimenti –, a Reggio Calabria il sindaco tace, nonostante sia stato uno dei principali sostenitori di una riforma che, avesse vinto il Sì, avrebbe spazzato via i diritti fondamentali della nostra Repubblica». «Il 70% dei reggini – prosegue Dieni –, rifiutando la riforma, ha anche detto No a Falcomatà e a una amministrazione che, negli ultimi mesi, si è preoccupata più di consegnare uno scranno in Senato al suo capo piuttosto che di risolvere i gravissimi problemi di una città che in due anni ha fatto passo indietro impressionanti». La deputata aggiunge: «Il trionfo del No è una conquista del M5S e, soprattutto a Reggio, rappresenta la vittoria di Davide contro Golia. Qui un piccolo ma agguerrito gruppo di volontari e di attivisti è riuscito a sconfiggere nettamente la corazzata messa in piedi da Falcomatà e dai suoi tirapiedi. Le truppe cammellate del Pd, i soliti gruppi di potere, le lobby locali, i comitati d'affari sono stati spazzati via da un voto libero e consapevole, espresso dalle forze più sane della città».«Falcomatà – conclude Dieni – adesso non può fare lo gnorri, non può fingere di non conoscere Renzi e ignorare quel che è successo nella più grande città della Calabria. Il voto di ieri, oltre ad archiviare una riforma orribile, è una secca bocciatura dell'operato del sindaco di Reggio, che per responsabilità politica dovrebbe quanto meno ammettere la sconfitta e prendere le decisioni conseguenti. Il M5S, dal canto suo, è pronto a inaugurare una nuova stagione in una città che ha bisogno di voltare definitivamente pagina".
Unione sindacale di base Calabria: "Anche Oliverio lasci l'incarico"
"Il voto del 4 dicembre è stato un voto importante per la democrazia nel nostro Paese e per la difesa della costituzione antifascista. E’ innegabile che il voto abbia avuto anche una ricaduta diretta sul giudizio dell’operato del governo, che ha asservito le scelte fatte nel nostro Paese, agli interessi della politica europea, la quale ha proposto solo sacrifici riversati unicamente ed esclusivamente sulle spalle dei lavoratori. La logica conseguenza del voto, sono state, quindi, le dimissioni del premier. Anche la Calabria ha espresso un suo voto netto, inequivocabile e compatto. Infatti, addirittura il 67% dei cittadini si è schierato per il NO, una percentuale incredibile, distribuita uniformemente per tutte le province.
In considerazione della chiara presa di posizione del governatore Oliverio, primo sostenitore di Renzi e del sì al referendum, è evidente che questo risultato calabrese, ancora più clamoroso di quello a livello nazionale, costituisce una evidente bocciatura della sua politica regionale, fatta di interventi che lasciano assolutamente irrisolti i tanti problemi che affliggono la nostra regione: a partire dalla sanità che espone i calabresi a disservizi da terzo mondo, causati da tagli alle strutture ed a mortificazione del personale; ai trasporti con il supino assenso alla decisione che l’adeguamento di ben 58 chilometri di autostrada venisse sacrificato alle esigenze di passerella di Renzi; alle politiche sul lavoro(?) completamente assenti; ai lavoratori della mobilità in deroga, lasciati senza risorse; al mondo del precariato che vive la drammatica incertezza del proprio futuro. Tutto questo è potuto accadere anche grazie alle scelte complici in questi anni dei sindacati confederali, cgil-cisl-uil, i quali, tra l’altro, hanno anche, direttamente o indirettamente, appoggiato o favorito il sì.
Noi riteniamo che, sull’esempio di quanto successo a Roma, anche in Calabria il presidente della giunta regionale dovrebbe trarre le ovvie conseguenze da questo voto e lasciare l’incarico, per manifesta incapacità a risolvere le problematiche della nostra regione, che certamente preesistono alla sua elezione, ma che lui non ha avuto la capacità neanche di affrontare".
Molinari (Idv): Oliverio si faccia da parte
"Il risultato restituito dal Referendum costituzionale rappresenta la conferma di un Pd, ormai, irrimediabilmente in caduta libera, in particolare in Calabria". Lo afferma il senatore di Idv Francesco Molinari. "Una conferma perciò - prosegue - dei numeri negativi venuti fuori già dalle scorse amministrative in tutta la Calabria e che hanno messo a fuoco il malcontento verso il partito di governo alla Regione. Insomma, una lettura del referendum che non solo ha bocciato il Partito democratico, ma che non può essere bypassato dal Governatore della Regione Calabria e dai suoi. Non ci sono alternative. E' giunto il momento che Oliverio tiri fuori un briciolo di dignità e amor proprio e si faccia da parte. Ammetta il totale fallimento di una Giunta che, in due anni di attività, ha prodotto solo il nulla. Non risultano pervenuti interventi concreti per risollevare le sorti di una regione allo sbando e in piena colata a picco. Ci chiediamo che senso ha la permanenza di Oliverio & co tra gli scranni di Palazzo Campanella, se la produttività di questa amministrazione è pari allo zero. Non ci illudiamo, certo, che il Governatore abbia, necessariamente, a cuore il destino del suo partito, ma quanto meno quello della Calabria. Per cui, prenda atto della sua fallimentare gestione, espressione di una coalizione che va dagli Adamo ai Morrone, proiezione in Calabria di Verdini, e senza dimenticare scelte scellerate come la nomina in Giunta di Nino De Gaetano". "Oliverio e questo Consiglio dunque - conclude Molinari - è giusto che lascino, oggi stesso, i posti di comando. La Calabria ed i calabresi meritano molto di più".
Presidente Provincia Reggio Giuseppe Raffa: no anche al sindaco di Reggio Calabria
"Ieri e' stata scritta una bellissima pagina di democrazia. La riforma che avrebbe deturpato la Costituzione e' stata respinta dalla larghissima maggioranza degli elettori italiani. I cittadini, in un referendum senza quorum, si sono presentati in massa alle urne per sancire un netto rifiuto al ddl Renzi-Boschi, ma soprattutto per dire 'no' a un governo che, dietro le abili operazioni d'immagine, non e' stato in grado di risolvere i gravi problemi che affliggono il Paese. L'ultimo bluff di Renzi, dopo oltre mille giorni di promesse e vuoti slogan, e' stato finalmente smascherato". E' quanto riferisce in un comunicato il Presidente della Provincia di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa.
"Il risultato di ieri, nel nostro territorio, e' il frutto di un grande lavoro che - aggiunge Raffa - in questi mesi, assieme agli amici del movimento politico Idea Calabria, abbiamo messo in campo in tantissime piazze della nostra provincia, dove abbiamo incontrato migliaia di persone ragionando nel merito della riforma. Abbiamo contribuito a convincere gli elettori della negativita' di quella legge, che avrebbe stravolto la carta costituzionale e ridotto gli spazi di democrazia in Italia. E' stata un'esperienza entusiasmante, una prova di buona politica, realizzata lavorando fianco a fianco con tanti giovani attivisti che, in maniera disinteressata, hanno dimostrato di essere animati da grande passione per la politica. E la passione, se interpretata con questa serieta' e questo impegno, premia sempre".
Il presidente Raffa prosegue: "Adesso dobbiamo guardare al futuro. Si apre una nuova fase. Se i dati del referendum vengono ben analizzati e calati nelle diverse realta' territoriali, emerge che in Calabria continua una profonda disaffezione dalla politica a trazione Pd, che ha registrato il peggiore risultato d'Italia. Un risultato addirittura peggiore a Reggio, dove il 70 per cento degli elettori ha bocciato sia la riforma, sia il suo principale sponsor in citta', cioe' il sindaco Falcomata', che ha incassato una cocente sconfitta di cui deve trarre le conseguenze politiche. A Reggio il referendum era un voto anche su questa amministrazione comunale, che a due anni dalle elezioni ha raggiunto livelli bassissimi di consenso. Adesso auspichiamo almeno che venga restituita alla citta' una Giunta Municipale, visto che l'attivita' amministrativa e' stata paralizzata per oltre un mese, a causa del referendum poi sonoramente bocciato dai cittadini. Occorre governare la citta' - conclude Giuseppe Raffa - che e' stata abbandonata a se' stessa e oggi sta toccando uno dei punti piu' bassi della sua storia recente".
Materasso (AN): "Una chiara bocciatura politica anche per il Pd"
"Sonora vittoria del NO anche in Calabria, una chiara bocciatura politica anche per il PD, per l’intero governo regionale e per l’intera classe direttiva di questo partito. Ad affermarlo con decisione è l’avv. Cesare Materasso – dirigente di Azione Nazionale.Risulta innegabile che i calabresi oltre ad aver difeso la Costituzione da una riforma pensata male e scritta ancora peggio, abbiamo abbinato a quel loro dissenso anche una disapprovazione alla intera politica nazionale e regionale attuata dal PD e dalle sue amministrazioni. Spira un’aria da ultima spiaggia per il PD calabrese- prosegue Materasso-, che pare abbia suscitato non poche ire anche nel segretario Renzi, per il deludente risultato raggiunto. La regione è stanca di questo staticismo amministrativo cronico, che continua a produrre perdita di fondi comunitari, vera linfa vitale per questo territorio, oltre che una scarsa programmazione amministrativa di rilancio della Calabria, quanto nel settore turismo che in quello dell’agricoltura, unici veri volani per produrre occupazione nella nostra regione. Per rendere una similitudine appropriata – afferma Materasso - l’apporto politico del PD calabrese alle ragioni del SI è stato tanto uguale a quanto risulta essere attualmente l’efficacia dell’azione governativa della nostra regione, ovvero palesemente inefficace ed inappropriato. Noi di Azione Nazionale, oltre ad aver contribuito efficacemente a far comprendere il reale significato, tanto giuridico che politico, delle ragione del NO, abbiamo avviato un dialogo importante con tutte le forze di centro destra, con le quali abbiamo condiviso non solo le motivazioni del referendum, ma anche l’avvio di un nuovo percorso politico importante, che porti al ricompattamento dell’area per gettare le basi in vista dei futuri impegni elettorali. La vittoria del NO in Calabria- afferma l’Avv. Materasso-, è un dato da non sottovalutare dunque, tanto sotto il profilo della difesa costituzionale, tanto sotto l’aspetto di un chiaro segnale politico, verso l’area di centro destra alla quale si guarda con grande fiducia e dove ora tutte le forze di questo schieramento dovranno iniziare un lavoro assai importante, con grande senso di responsabilità e di coesione. Azione Nazionale, in quest’ottica incrementerà ancor di più la sua azione politica in Calabria, dando dei segnali tanto precisi quanto forti".
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