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de-biase-1_c66ca_7d8ab.jpgLamezia Terme - "Prima la proposta di 'secessione', poi il 'federalismo fiscale' e il Parlamento padano ed oggi l’autonomia differenziata. Con questo disegno la Lega di Salvini e Calderoli mostra le vere intenzioni: allontanare il Mezzogiorno dal resto d’Italia, lasciandolo ai suoi problemi". Ad affermarlo è Salvatore De Biase, già presidente del Consiglio comunale di Lamezia, che aggiunge: "Con l'autonomia differenziata le regioni povere saranno sempre più povere e le regioni più ricche sempre meglio. Viene data alle singole regioni la possibilità di chiedere allo Stato la gestione diretta di alcune materie. In grandi linee il finanziamento della sanità, trasporto pubblico, istruzione; rideterminazione del gettito dei tributi Iva e Irpef dei territori regionali. A questo punto c’è da chiedersi se potremo ancora considerarci un’unica nazione Nel senso: quando il governo, di qualsiasi colore, approverà l' autonomia legislativa e fiscale della Lombardia, del Veneto, dell’Emilia Romagna ed eventualmente delle altre regioni che la richiederanno, come potremo ancora chiamarci nazione? E’ del tutto evidente che questa particolare autonomia regionale, se verrà concessa, rompe nei fatti il patto di cittadinanza tra gli italiani (cioè, gli stessi diritti per abitanti di territori con storie diverse) e spezza il patto di lealtà a base del nostro essere membri della stessa nazione (cioè, sentirsi uguali pur vivendo in zone diversamente sviluppate)".

"In poche parole - prosegue - l’autonomia differenziata è una conclamazione delle differenze, e sancisce semplicemente gli squilibri che già esistono, rendendoli definitivi e insuperabili. Lo squilibrio si registrerà fortemente nella scuola, nella sanità, negli asili. Il punto imprescindibile è quello di garantire a tutti i cittadini Italiani gli stessi diritti e le stesse opportunità. La premessa deve essere quindi quella di costruire i lep (livelli essenziali di prestazioni) su Sanità, Istruzione, Trasporti, apparati amministrativi, Ambiente. Vale a dire che chi, all’interno della stessa nazione, abita in territori particolari e benestanti ha più diritti, di chi invece ha avuto la ventura di abitare in territori disgraziati".

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