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Roma - "E' lecito pensare che alla guida dell'Agenzia per i beni sequestrati e confiscati sia una figura anche diversa da quella del prefetto; si apra alla manageralità". Lo ha detto il ministro dell'Interno Marco Minniti al convegno sui beni confiscati che si è appena concluso al Viminale. "Per fare funzionare l'Agenzia - ha spiegato Minniti - servono competenze manageriali ed esperti di mercato, difficili da rintracciare nell'Agenzia". Il ministro ha insistito sulla necessità che la riforma della legge sui beni confiscati, già approvata dalla Camera nel novembre del 2015, venga licenziata al più presto anche dal Senato. "Sarebbe un peccato mortale - ha detto - arrivare a chiudere la legislatura senza approvare la legge, io la considero una ipotesi del terzo tipo, dell'irrealtà. Faccio appello al Parlamento anche se non ho armi se non quella della persuasione. L'Italia aspetta questo provvedimento, abbiamo già un buon testo, si può migliorare al Senato, se possibile prevedendo modifiche già d'intesa con la Camera".

Minniti ha chiesto che la riforma insista sul ruolo delle prefetture, che devono rimanere centrali, ma inserisca, appunto, competenze manageriali che facciano funzionare al meglio l'Agenzia per i beni sequestrati e confiscati. "Io lavorerei al Senato seguendo questa traccia", ha detto, ribadendo che "l'approvazione rapida di questa riforma è un segnale di civiltà giuridica". "Lo Stato - ha osservato Minniti - non può permettersi di confiscare un bene e che questo si deperisca. Non si deve pensare che se un bene lo gestisce la mafia funziona, se lo gestisce lo Stato no. Le mafie vivono di simboli e anche per questo il bene deve tornare a vivere". E' quindi importante per Minniti, come per la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, "investire in questo ciclo economico virtuoso. Per lo Stato questa è una partita cruciale: bisogna colpire infatti i mafiosi e i loro patrimoni. E' questa la strategia vincente, i risultati sono già sotto gli occhi di tutti". "L'obiettivo di sconfiggere le mafie è dentro un orizzonte percorribile da parte delle istituzioni", ha concluso Minniti.

Per Agenzia beni sequestrati e confiscati lavoro mezzo dipendente per ogni tribunale

Sono 75 le persone che lavorano per l'Agenzia per i beni sequestrati e confiscati: mezzo dipendente ogni tribunale d'Italia. Il dato lo ha fornito oggi il presidente dell'agenzia, Umberto Postiglione, ad un convegno al Viminale nel quale si è discusso dei beni confiscati e della riforma che attualmente aspetta l'esame dell'Aula del Senato. "Oggi siamo in grado di assegnare un bene nel giro di 4 mesi rispetto a quando ci arriva - ha detto Postiglione - lo abbiamo fatto entro questi tempi a Reggio Calabria, a Palermo, a Trapani: è un enorme passo avanti". Postiglione ha spiegato che l'Agenzia ha recentemente messo in funzione il sistema online "Open Regio" con il quale il pubblico può consultare i beni e lo stato di avanzamento della loro assegnazione.

"Abbiamo fatto tanti progressi con la normativa vigente - ha spiegato Postiglione - e aspettiamo con ansia che la riforma venga varata". Postiglione ha anche parlato del "rischio sempre presente che i beni assegnati vengano male utilizzati o non utilizzati affatto" e dei problemi spesso creati dalle aziende confiscate "a volte sostenute dalle attività criminali che le hanno create. In questi casi - ha concluso - sarebbe opportuno prevederne una rapida chiusura". I beni immobili destinati nel 2015 sono stati 1731, nel 2016 1098. Complessivamente, risultano censiti nella banca dati dell'Agenzia, a livello nazionale, al 28 febbraio, 16.696 immobili tra fabbricati e terreni, 7.800 beni finanziari, 2.078 beni mobili, 7.588 beni mobili registrati e 2.492 beni aziendali.

Bindi: beni confiscati valgono 25 miliardi, Senato approvi riforma

"Questa legislatura non può terminare senza approvare la riforma sui beni confiscati che valgono - tra denaro, terreni, aziende, immobili - circa 25 miliardi". A dirlo oggi, ad un convegno al Viminale sui beni confiscati alle mafie, è stata la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi. "Non ci possiamo più permettere di temporeggiare, sarebbe una omissione difficile da spiegare, ci sono ancora alcuni nodi aperti ma ci sono anche tutte le competenze per affrontarli e la volontà politica deve andare verso l'approvazione definitiva", ha aggiunto. Bindi ha evidenziato come, per far funzionare al meglio questi beni, non serva solo l'assegnazione ma anche, almeno in una prima fase, investimenti. "Dobbiamo dimostrare che lo Stato è anche un buon investitore". "I beni confiscati sono un patrimonio a disposizione del Paese, sono lo strumento principale per combattere le mafie. In un tempo di crisi, non ci possiamo permettere di non far fruttare queste risorse, possono diventare un volano fondamentale per l'economia", ha concluso Bindi.

Mattiello (Pd): da Minniti mediazione giusta

"Il ministro dell'Interno Marco Minniti ha fissato la linea della mediazione ragionevole sulla riforma dei beni confiscati. Ora basta: si proceda col voto, senza stravolgere il testo votato alla Camera nel Novembre del 2011 figlio del lavoro della Commissione Parlamentare Antimafia". Lo afferma il deputato Pd Davide Mattiello, relatore alla Camera della riforma del Codice Antimafia, al convegno sui beni confiscati che si è svolto oggi al Viminale. "I magistrati, secondo il testo già votato alla Camera, potranno avvalersi della Agenzia come coadiuzione nella gestione - spiega il Parlamentare - fin dalla fase del sequestro. Certo bisogna tenere fermo il punto sul rafforzamento dell' Agenzia stessa, cui va un plauso per lo sforzo fatto a normativa vigente per dare più trasparenza e più efficacia al suo lavoro: "Open Regio" è un bel segnale in questo senso".

Procuratore Roberti: c'è il tempo per approvare riforma

"Abbiamo motivo di sperare che la legislatura prosegua fino alla scadenza naturale: c'è quindi il tempo per approvare la riforma sui beni confiscati". Lo ha detto oggi al Viminale, nel corso di un convegno sui beni confiscati, il procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti. "Poi è chiaro che la legge bisogna farla vivere, per esempio creando i nuclei territoriali di supporto presso le prefetture", perchè, ha fatto notare Roberti, "alcuni beni, per esempio a Napoli, sono stati assegnati ma poi queste assegnazioni non funzionano: questo lavoro va invece seguito e monitorato, non basta assegnare un bene". Tra i molteplici usi che un bene può avere "si può pensare a case per i senzatetto", ha detto Roberti. "I beni confiscati devono essere considerati una risorsa, la sconfitta della mafia si avrà quando questa capirà che non conviene più agire da mafiosi. Quando avremo dimostrato che lo Stato fa sul serio su questo punto, avremo sconfitto il fenomeno mafioso", ha concluso il procuratore nazionale antimafia.

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