
Lamezia Terme - Il Partito democratico calabrese interviene sulla tragedia che ha colpito i migranti naufragati a Lampedusa.
“Il Partito Democratico esprime cordoglio per le vittime del naufragio avvento a Lampedusa, ma anche sdegno per le dichiarazioni irresponsabili degli esponenti della Lega Nord che a sciagura ancora in corso fanno una propaganda politica infamante e intellettualmente disonesta. Si susseguono altresì in queste ore le dichiarazioni di esponenti politici italiani che investono di responsabilità l’Unione Europea per la mancanza di presa atto e collaborazione per un fenomeno che non può restare relegato alle sole capacità e al grande senso di civiltà dei Lampedusani e dei volontari italiani. Il tragico naufragio avvenuto a Lampedusa arriva però il giorno dopo la grave condanna del Consiglio europeo sulle politiche immigratorie dell'Italia, in cui vengono giudicate sbagliate o controproducenti le misure prese in questi ultimi anni dall'Italia per gestire i flussi migratori anche con gli aiuti europei. Non si può infatti dar torto alle affermazioni del Consiglio se si guarda a come è stata gestita dall’Italia attraverso la Protezione civile la vicenda della c.d. “Emergenza Nord Africa” o a come viene sottovalutato il fenomeno dei flussi di lavoratori stranieri sfruttati e in condizioni disumane che si spostano da una regione all’altra e come avviene ad esempio su Rosarno per le stagioni della raccolta. La tragedia chiama in causa invece le evidenti gravi responsabilità della politica dell'Unione Europea e dell'Italia sull'immigrazione e sull'asilo. Per il Forum Immigrazione del PD della Calabria costituto in occasione della Festa Democratica Regionale di Castrovillari vanno corresponsabilmente avviate dall’Italia e dall’Unione Europea una serie di misure immediate sull’immigrazione e ripensato in particolare il sistema di accoglienza per profughi e rifugiati attraverso il superamento di quegli schemi ormai non più funzionali che si chiamano C.A.R.A. (vedi il centro di Crotone collassato dalle presenze e da condizioni disumane dove i tempi per la definizione delle procedure sono lunghissimi) C.I.E. (dove il trattenimento in attesa di espulsione diviene luogo di detenzione amministrativa e di negazione di ogni diritto) avviando sulla base delle esperienze già sperimentate sui territori, vedi Riace o Acquaformosa, una serie di soluzioni che garantiscano un’accoglienza diffusa sul territorio e la costituzione di un canale umanitario affinché chi fugge dalla guerra possa chiedere asilo alle istituzioni europee in Libia (paese di transito), in Egitto, in Siria o lì dove è necessario (presso i consolati o altri uffici) senza doversi imbarcare alimentando il traffico di essere umani e il bollettino dei naufragi.
Sarebbe auspicabile il riconoscimento ai migranti già presenti nel territorio italiano, ed a quelli che arriveranno nei prossimi mesi in Italia, del diritto di poter accedere alle procedure d’asilo nei paesi europei dove risiedono i familiari, come previsto da Dublino III, garantendo comunque la protezione umanitaria per tutti/e dal momento che tutti i migranti provengono da paesi in cui vi è una guerra civile o, in ogni caso, una situazione di estremo pericolo. Nessuno “scarica barile”, nessuna sollevazione di responsabilità ai governi europei, piuttosto la necessità che l’Europa si faccia veramente carico di evitare queste morti costruendo una presenza diretta e non terza che, fin dall’interno dei confini africani, possa permettere a chi chiede protezione di non morire, di chiedere asilo, per poi accogliere sul suolo europeo chi fugge ed esaminare qui la sua domanda. Si avvii al più presto quel tavolo interministeriale proposto dalla Ministro Cecile Kyenge, col ministro dell’Interno, della Difesa e delle Politiche Sociale affinchè si produca un’accoglienza degna, affinchè i migranti permangono in Italia e cioè tempi di permanenza minimi nelle strutture, affidamento ad enti competenti (con procedure chiare e documentate sulle gare d’appalto per l’assegnazione degli incarichi agli enti gestori), presenza di interpreti, mediatori, presidi medici e operatori umanitari e legali all’interno delle strutture, accesso libero ad organizzazioni umanitarie ed a associazioni antirazziste locali. A fianco a tali soluzioni il Forum Immigrazione del PD Calabria auspica nell’immediato un più efficace monitoraggio delle presenze delle imbarcazioni di migranti nel Mediterraneo e nel canale di Sicilia al fine di realizzare misure di soccorso efficaci e coordinate a livello comunitario, altrimenti le lacrime e le parole dell’Europa e dell’Italia che piange i morti di Lampedusa faticheranno ancora una volta a non suonare come retoriche”.
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