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Catanzaro - Nessuna cerimonia formale ha scandito l'insediamento del nuovo presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. Il presidente della Giunta regionale dopo essere stato proclamato in Corte d'Appello a Catanzaro ha raggiunto la Cittadella regionale dove ad attenderlo vi era l'ormai ex presidente facente funzioni Nino Spirlì per il passaggio di consegne. Una scelta precisa quella di Occhiuto che sottende un messaggio da recapitare ai calabresi: non c'è tempo da perdere per affrontare le tante emergenze che attendono la Calabria. Accompagnato da uno stuolo di stretti collaboratori e dal deputato reggino di Forza Italia Francesco Cannizzaro, Occhiuto si è soffermato nel piazzale antistante la Cittadella con i cronisti.

“Ero impaziente di insediarmi e di iniziare a lavorare" ha dichiarato Occhiuto. "Raccolgo il testimone di Nino Spirlì – ha osservato il presidente - che ha svolto un lavoro complesso e difficile in quest'anno molto triste perché questa legislatura si apre a causa della morte di Jole Santelli. Nino ha retto il governo regionale in condizioni molto difficili. Sono contento che sia qui con me, tra poco ci incontreremo in ufficio e mi racconterà quali sono i primi dossier sui quali bisogna mettersi a lavorare per aprire questa nuova stagione del governo regionale. Cambieremo la Calabria. Probabilmente non ci riusciremo in un paio d'anni, ma la cambieremo. Io credo di avere l'esperienza e le motivazioni giuste oltre ai rapporti romani con i vertici della politica nazionale. Conto di rendere visibili i primi risultati nei prossimi mesi. Da oggi a lavoro per dimostrare che la Calabria è una regione che può essere raccontata alla comunità nazionale in maniera diversa rispetto a quanto accaduto in passato. All'inizio della precedente legislatura tutto ciò era accaduto perché con Jole Santelli l'Italia aveva scoperto che la Calabria può avere una classe dirigente di qualità che non chiede assistenzialismo ma rivendica i propri diritti, che non pietisce aiuto ma pretende la giusta attenzione da parte della comunità nazionale”.

Bruno Mirante

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