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Riceviamo e pubblichiamo

Lamezia Terme - L’avvocato Paolo Maria Gangemi, direttore generale dell’azienda sanitaria provinciale di Cosenza, rilasciando la dichiarazione che “il sangue è assolutamente sicuro, le sacche oggi arrivano da altre regioni” ha commesso un atto ingiusto, pericoloso e non vero.

Ingiusto perché non tiene conto del lavoro di quanti nei Servizi trasfusionali calabresi nel 2012 hanno trasfuso oltre sessanta mila unità di sangue in sicurezza. Pericoloso perché può ingenerare, per l’autorevolezza della fonte, nei tanti pazienti bisognevoli di trasfusioni e nei loro familiari il dubbio che in Calabria si operi con sicurezza diminuita rispetto alle altre regioni.

Non vero perché la sicurezza trasfusionale dipende dalla qualità della raccolta e del trasporto ma anche dalle indagini per l’assegnazione dell’unità di sangue e  dal rispetto delle procedure previste al momento della trasfusione che, anche con le sacche acquistate fuori Regione, vengono eseguite in Calabria.

La Regione intervenga dando tranquillità ai Cittadini che non possono far a meno del supporto trasfusionale e ai loro familiari dicendo, con l’evidenza dei dati, che non è vero che la sicurezza trasfusionale in Calabria è minore che nelle altre Regioni e non è vero che gli incidenti trasfusionali in Calabria sono maggiori che nelle altre Regioni.

La Regione circoscriva e delimiti i margini dell’evento doloroso accaduto a Cosenza, pretenda l’accertamento delle responsabilità di tutti gli attori del caso e non solo dei Trasfusionisti, partendo dalla verifica ispettiva di settembre 2012 che aveva evidenziato ufficialmente quanto anche i Trasfusionisti avevano messo inutilmente in evidenza nel 2007 in una richiesta-proposta per il rispetto dei requisiti minimi.

La Regione, che finora è stata assente e muta, assuma l’impegno di limitare all’eccezionalità l’acquisto di unità di sangue all’esterno per non disperdere il lavoro e l’impegno dei tanti Trasfusionisti e volontari della donazione di sangue.

In Calabria oggi vi sono Servizi trasfusionali in cui si naviga a vista e i sanitari non si fidano più di un sistema dove manca il supporto, l’indirizzo e la sorveglianza dell’amministrazione regionale e dove i Direttori Generali non rispondono alle richieste. Il tutto mentre entro il 31/12/2014 il Sistema Trasfusionale è obbligato, per poter operare, ad accreditarsi secondo i requisiti minimi previsti dall’accordo Stato-Regioni del 16/12/2010.

In Calabria oggi vi sono oltre quarantamila donatori che vogliono e possono donare: la maggior parte di loro sono associati e presenti in tantissimi nostri paesi, grandi e piccoli.

La Regione prenda atto degli enormi ritardi e omissioni nei riguardi dell’intero Sistema trasfusionale che hanno esposto oltre ogni misura i Trasfusionisti calabresi che anche oggi continuano ad assumersi responsabilità non dovute continuando le raccolte di sangue in punti prelievo non autorizzati. La Regione non ritardi ulteriormente: il rischio è che l’intero sistema della donazione sangue che si è basato sull’entusiasmo, sull’attaccamento al lavoro, sull’amore per questa terra si sbricioli.

 

Pasquale Puzzonia

già Primario del Servizio Trasfusionale e Centro di coordinamento e Compensazione Regionale di  Catanzaro

Sebastiano Sofi

già Primario del Servizio Trasfusionale di Lamezia Terme e Presidente della SIMTI (Società Italiana di Medicina Trasfusionale)

 

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