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Roma - "Quando ero lì a Lampedusa, ogni corpo che veniva recuperato era una sconfitta": così il ministro per l'Integrazione Cécile Kyenge ha descritto le sue emozioni all'indomani della sua visita a Lampedusa. "Sull'isola, davanti al molo - ha detto il ministro, a margine della presentazione di un documentario sul campo di concentramento italiano di Ferramonti di Tarsia in Calabria - per ogni corpo che veniva ripescato pensavo dentro di me, con grande dolore: è una sconfitta. Non solo mia ma di tutti. Metto tutti di fronte alle nostre responsabilità. Ogni vita che perdiamo è una risorsa che perdiamo". Cècile Kyenge ha descritto i suoi sentimenti di "rabbia e impotenza" di fronte alla tragedia di Lampedusa, sottolineando che "certe cose si possono prevenire e questo è responsabilità di tutti". "Ho parlato con i sopravvissuti - ha detto ancora - vivono con la paura di poter riconoscere un familiare tra chi viene ripescato". Il ministro ha affermato che "è in atto un progetto di cambiamento culturale che investe tutta la società" ma ha aggiunto che "nessuno deve aver paura del cambiamento".

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