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Lamezia Terme – Ucciso a 43 anni nel giardino della sua abitazione, in una notte d’estate, con tre colpi di pistola esplosi alle 22.30. Sono trascorsi dieci anni dall’omicidio dall’avvocato Francesco Pagliuso, tra i delitti che hanno segnato la storia criminale della città della Piana e scosso un’intera comunità.

Il giovane e affermato professionista fu ritrovato a bordo dell’auto parcheggiata sotto casa sua, su via Marconi. La verità giudiziaria su quello che è accaduto quella notte di sangue è stata ricostruita con complessi passaggi processuali e investigativi – a coordinare le indagini la Dda di Catanzaro all’epoca guidata da Nicola Gratteri - che hanno riconosciuto la responsabilità di Marco Gallo come sicario, la cui condanna all'ergastolo è diventata definitiva in Cassazione nel febbraio 2025, e di Luciano Scalise come mandante, anch’egli condannato all’ergastolo dalla Corte d'assise d'appello di Catanzaro nel giugno 2023.

Quasi dieci anni, dunque, sono serviti per ricostruire tutti i tasselli dell’agguato, a partire dal movente: Pagliuso – secondo le motivazioni delle sentenze – è stato ucciso per aver assunto la difesa giudiziaria e fornito assistenza legale a Domenico e Giovanni Mezzatesta, considerati storici rivali del clan Scalise. Il caso ha rappresentato uno dei più gravi e drammatici attacchi subiti dall'avvocatura calabrese e nazionale per l'esercizio del diritto di difesa.
"Per l’omicidio Pagliuso – ha spiegato il procuratore Nicola Gratteri in un’intervista a “Il Lametino” poco prima del suo trasferimento a Napoli - abbiamo impiegato decine tra i migliori investigatori in Italia, da Roma sono arrivate a Catanzaro strutture d’élite del Ros specializzate nei crimini violenti. Abbiamo studiato ore di videoregistrazioni, anche perché a questo omicidio si legavano altri delitti compiuti dalla stessa mano. Ovviamente questo lavoro ci ha impegnato molto ma era importante essere determinati e convinti nel dare una risposta a quell’avvocatura perbene, seria che lavora nel rispetto delle regole e della deontologia. Questa avvocatura doveva sentirsi protetta, parte del processo, nella mia visione dell’avvocatura onesta è come se fosse stato ucciso un magistrato, un colonnello dei carabinieri”.

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