
Gioia Tauro (Reggio Calabria) - Il porto di Gioia Tauro consolida il proprio ruolo tra gli scali più esposti alla criminalità con 13 eventi nel 2025 (+62,5% rispetto lo scorso anno). Gli altri due porti interessati sono Villa San Giovanni e Taureana di Palmi. A livello regionale la Calabria con 15 casi di criminalità è la seconda regione dopo le Marche. È quanto emerge dalla terza edizione del rapporto di Libera "Diario di Bordo. Storie, dati e meccanismi delle proiezioni criminali nei porti italiani e oltre", dove sono stati elaborati i dati provenienti dalla rassegna stampa Assoporti, dalle relazioni della Commissione parlamentare Antimafia, della Dia, della Dna, dell'Agenzia delle Dogane e della Guardia di finanzia, presentato stamani a Firenze. Il rapporto è stato dedicato al giornalista Michele Albanese recentemente scomparso, con un messaggio nella seconda di copertina dove si legge "A Michele Albanese, compagno di viaggio e giornalista rigoroso, che ha scelto ogni giorno di stare dalla parte della verità, anche quando costava caro. La sua assenza pesa, ma il suo esempio resta".
Nel quadriennio 2022-2025, a livello nazionale sono stati registrati 496 eventi criminali: in questo arco temporale gli hub più colpiti sono Genova (49 episodi), Livorno (42 casi) e Ancona (40 eventi) mentre nell'ultimo anno il primato è del porto di Civitavecchia (14 casi). Nello stesso periodo, in Calabria sono stati 34 casi di criminalità con Gioia Tauro leader regionale con 27 casi. Il porto di Gioia Tauro si conferma, uno dei principali snodi commerciali del Mediterraneo, come hub italiano per il traffico internazionale di cocaina. Negli ultimi dieci anni sono stati sequestrati, solo di cocaina, più di 54 tonnellate. Le tecniche di occultamento, rileva Libera, risultano estremamente diversificate: bobine di carta, banane, sacchi di materiale combustibile, container interi, pannelli di ventilazione, container refrigerati contenenti polpo e gamberi surgelati, sacchi di pellet, autoveicoli usati, sacchi di sesamo e noccioline. Tale varietà evidenzia un alto grado di adattabilità delle organizzazioni criminali e la centralità del porto come snodo strutturale delle rotte transatlantiche della cocaina. "L'attenzione delle 'ndrine ai traffici commerciali marittimi e agli scali portuali nazionali - afferma Libera - continua ad essere pervasiva. Analizzando le relazioni della Dna e della Dia, pubblicate tra il 1994 e il 2024, in Calabria sono 56 i clan censiti operanti in 10 porti calabresi e nei porti di Napoli, Salerno, Genova, Livorno, Trieste, La Spezia. È opportuno sottolineare come gli interessi dei gruppi criminali, e in particolare di alcuni clan mafiosi, si sia manifestato anche nelle attività di business legale, talvolta anche in porti non primari da un punto di vista commerciale, ma che hanno comunque rappresentato una possibile occasione di sfruttamento economico e all'inserimento criminale". Se si guarda alla Calabria, si afferma nel rapporto, "il porto di Tropea è stato oggetto di interesse da parte del clan La Rosa in attività legate ai servizi connessi al trasporto marittimo e da parte del clan Mancuso per il trasporto marittimo di passeggeri; nel porto di Isola Capo Rizzuto, invece, si sono manifestate le infiltrazioni del clan Arena per quanto riguarda la preparazione del cantiere edile e sistemazione del terreno; a Corigliano Calabro il clan Straface si è interessato dei servizi di gestione di pubblici mercati".
"Se il 2025 è stato l'anno dei record per il porto di Gioia Tauro - afferma Giuseppe Borrello, referente regionale di Libera in Calabria - con 4,5 milioni di container movimentati e una crescita del 14%, è stato anche quello dove viene registrato un importante aumento dei casi di criminalità, confermandosi, come denunciato più volte da Michele Albanese, che proprio allo scalo della Piana ha dedicato molto della sua attività professionale, crocevia di opportunità e di contraddizioni, di ricchezza possibile e di infiltrazioni criminali, di lavoro onesto e di interessi oscuri".
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