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Crotone – La condanna per Vincenzo Sculco a 21 anni di reclusione: è la pena chiesta dal sostituto procuratore della repubblica di Alessandro Rho al termine della requisitoria pronunciata oggi nel processo che si sta celebrando davanti ai giudici del Tribunale di Crotone scaturito dall’inchiesta della Dda denominata ‘Glicine-Acheronte’ che nel giugno del 2023 portò ad oltre 120 arresti tra i quali nomi eccellenti della politica e dell’imprenditoria calabrese oltre a dirigenti e funzionari pubblici che per gli inquirenti avrebbe costituito un comitato politico affaristico capace di condizionare le pubbliche amministrazioni.

Comitato del quale avrebbero fatto parte anche l’ex presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, per il quale il pm ha chiesto 6 anni di reclusione, e l’ex vice presidente calabrese Nicola Adamo, per il quale la richiesta è stata di 4 anni e 6 mesi. Stessa pena la pubblica accusa ha sollecitato per l’ex consigliere regionale Sebastiano Romeo, detto Sebi; 5 anni di reclusione per l’ex consigliera regionale Flora Sculco, figlia di Vincenzo.

 Per gli inquirenti si sarebbero associati al fine di commettere una serie indeterminata di delitti contro la pubblica amministrazione, in particolare tra l’altro delitti di turbata libertà d’incanti, turbata libertà di scelta del contraente, corruzione, abuso di ufficio, nonché reati elettorali.

Esclusa dal pm l’aggravante delle modalità mafiose che veniva contestata inizialmente dalla Dda. Nello specifico gli inquirenti contestano agli imputati “una sequela indeterminata di reati, funzionali ad accrescere il peso specifico elettorale attraverso incarichi fiduciari, nomine e assunzioni, di matrice esclusivamente clientelare, in enti pubblici, nella prospettiva di ottenere il voto, nonché affidando appalti anche a imprese i cui titolari avrebbero assicurato l'appoggio elettorale”.

Tutto avrebbe avuto inizio – è la ricostruzione dell’accusa – da un patto stipulato dal leader del movimento territoriale ‘I demokratici’, Enzo Sculco e l’allora presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, con il primo che avrebbe garantito sostegno elettorale al secondo in cambia della candidatura della figlia Flora Sculco al consiglio regionale.

Con la partecipazione, anche, dell’ex vicepresidente della regione Nicola Adamo. Da questo patto sarebbero derivati una serie di incarichi e appalti elargiti dai politici a dirigenti ed imprenditori di fiducia. In questo modo, spiegano gli inquirenti, sarebbe avvenuta la penetrazione all’interno del Comune di Crotone, con “la individuazione di dirigenti, loro graditi”, “i condizionamento di appalti pubblici, attraverso affidamenti illeciti a imprese gradite”, “l'affidamento di incarichi a soggetti graditi”. E ancora la penetrazione nella società partecipata dal comune di Crotone, “Crotone Sviluppo”, quindi “la penetrazione nella Provincia di Crotone, mediante il condizionamento del voto nel 2017, la penetrazione nell' Aterp Calabria, distretto di Crotone, la penetrazione nell'Asp di Crotone. La pubblica accusa, ancora, ha chiesto la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione per Ambrogio Mascherpa, e a 4 anni e 6 mesi di reclusione per Nicola Santilli, ex dirigenti Aterp. La condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione è stata avanzata per il dirigente regionale Domenico Pallaria e per l’ex assessore regionale Antonella Rizzo. A 4 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno è la pena chiesta per gli imprenditori Raffaele e Gianni Vrenna, attuale presidente del Crotone calcio.

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