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Londra - Gli hacker del collettivo 'iamnotavillain', che rivendicano di aver carpito dati d'identità di quasi 700 clienti internazionali della banca digitale britannica Revolut dopo aver compromesso un sistema di posta elettronica certificata del ministero dell'Interno italiano, chiedono all'azienda il pagamento di un riscatto pari a 3 milioni di dollari entro 24 ore: altrimenti minacciano di vendere i dati ad altri gruppi criminali. Lo riporta il Financial Times, citando un messaggio online attribuito allo stesso gruppo di pirati informatici.

La richiesta pubblica di riscatto è inusuale, sottolinea il Financial Times, ricordando come i gruppi internazionali di hacker siano soliti esercitare le loro estorsioni privatamente, per poi rendere pubblici su siti del cosiddetto dark web i dati sottratti nel caso in cui le società, aziende o istitutzioni colpite dal cyber-attacco si rifiutino di scendere a patti. In questo caso invece il Fiancial Times ha ricevuto un messaggio in cui si chiede alla banca digitale il versamento di "6,000 XMR / $3,000,000 . . . altrimenti tutti i dati saranno venduti e il sangue resterà sulle vostre mani". La sigla XMR sta a indicare la criptovaluta Monero, utilizzata spesso a scopi illegali poiché le sue transazioni sono difficili da tracciare. Il gruppo criminale ha fatto sapere al giornale della City - tramite scambi di messagi via Telegram - d'aver deciso per la prima volta di ricorrere a un ricatto pubblico e di non aver ancora avviato alcun negoziato con Revolut. Dopo questo annuncio, il Ft ha ricevuto pure immagini di un video - autocancellatesi dopo 60 secondi - che mostrano movimenti sul web di uno user attraverso cache contenenti presunti documenti sottratti a Revolut. In totale, l'intromissione risulta aver violato i dati personali - ma non i fondi - di circa 680 correntisti della banca digitale residenti in vari Paesi europei. Le informazioni sottratte comprenderebbero le coordinate di passaporti, patenti, altri documenti d'identità e foto verificate.

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