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Catanzaro - Visite private non dichiarate, fatture intestate a colleghi per coprire l'attività extramuraria e indennità di esclusività continuate a essere percepite dalle casse pubbliche. È il quadro che emerge dalla chiusura delle indagini della Procura di Catanzaro che coinvolge dieci persone, tra medici dell'Asp di Catanzaro, dell'Azienda ospedaliero-universitaria Renato Dulbecco e professionisti di strutture private. La pm Francesca Delcogliano ipotizza, a vario titolo, il reato di truffa aggravata ai danni del sistema sanitario pubblico.

Secondo l'accusa - come riporta l'Ansa - il sistema avrebbe consentito di aggirare il vincolo di esclusività attraverso prestazioni private non comunicate alle aziende di appartenenza. Gli indagati sono i dirigenti medici dell'Asp Raffaele Giuseppe Maria Antonio Mancini, Riccardo Maschio, Liliana Chiarella e Antonietta Fava; quelli della Dulbecco Raffaele De Chiara, Eugenio Biamonte e Federica Visconti; e i medici Ercole Antonio Mercuri, Alessandra Mastroianni e Maria Francesca Ferrari, operanti in strutture private coinvolte nella vicenda.

Secondo la Procura, il meccanismo più articolato avrebbe riguardato una clinica privata di Lamezia Terme, dove Mancini e Maschio avrebbero effettuato prestazioni non dichiarate, mentre alcuni colleghi avrebbero emesso fatture a proprio nome. Contestazioni analoghe riguardano gli altri indagati per attività privata non comunicata o svolta oltre le autorizzazioni. Le indennità ritenute indebitamente percepite ammontano complessivamente a oltre 175 mila euro. 

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