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Lamezia Terme - Dopo i momenti di accoglimento, riflessione e processione da parte dei partecipanti alla XXX giornata mondiale della gioventù ‘Beati i puri di cuore perché vedranno Dio’, c’è stata questa sera in cattedrale la testimonianza della conversione di suor Anna Nobili. Ballerina e cubista in gioventù, ora religiosa dell’Ordine delle Operaie della Santa Casa di Nazareth. La suora che mette a disposizione il suo talento per il ballo, ha fondato una scuola di danza cristiana la ‘Holy dance’, Durante la serata ha sostenuto come: “Gesù mi ha guarito dalla mia vita sregolata”. La suora racconta con una danza mistica, con il volto coperto da una maschera bianca, di fronte l’altare la sua vita, quando da piccola a 13 anni ha assistito alla separazione dei suoi genitori segnandola, per partire poi per la grande città, Milano. Arrivata nel capoluogo lombardo, non ancora suora, Anna è inquieta e insicura, ma è consapevole di avere un bel corpo e lo usa, ma in modo sbagliato, “avevo scoperto che mi piaceva la danza, così dopo una delusione amorosa decisi di andare a lavorare nelle discoteche e nei pub milanesi dove mi esibivo sul cubo potevo usare, credevo erroneamente, di esibire il mio corpo per ottenere le attenzioni che mio padre non mi aveva dato, ma facendo così perdevo tutto, non valevo a nulla, concedendomi in questo modo avevo perso la mia identità”.

"Passavo tanto tempo allo specchio a truccarmi - continua la religiosa - volevo, quindi, essere un’altra persona, essere sempre più bella, non andavo a messa nonostante le esortazioni di mia mamma, e passavo ore davanti a un cellulare che però non suonava mai…”. “Un giorno capitò che andai messa e rimasi estasiata dalle giovani coppie che volevano sposarsi e dal loro amore e mi accorsi che in me stava succedendo qualcosa, il bene e il male stavano ‘lottando’”. Dopo un ritiro di riflessione Anna scopre finalmente l’amore di Gesù, qui inizia la sua conversione, “il Signore mi ha fatto ritrovare la mia vita”. Il cellulare e la maschera che nella danza copre il suo volto, cadono e Anna indossa i panni di Suora abbracciando la croce, rifiutata in precedenza.  

Il vescovo Cantafora, presente in Cattedrale, ha voluto dare una sua riflessione sulla testimonianza di suor Anna, “con la danza suor Anna ha voluto raccontarci Dio e la sua potenza; perché con Lui si può uscire dalla voragine della sofferenza; questa serata - ha concluso Cantafora - spero muova corde più profonde che solo Dio conosce ”. 

I giovani dopo la testimonianza hanno partecipato con giochi e musica alla festa organizzata sul corso Numistrano dall’ufficio diocesano di Pastorale Giovanile diretto da don Fabio Stanizzo.

Francesco Ielà

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