
Lamezia Terme, 21 giugno - “Sono stata colpita dalla bellezza della storia”, lo ha ripetuto più volte, Bianca Stancanelli, giornalista e autrice di “A testa alta. Don Giuseppe Puglisi, storia di un eroe solitario”. Era il prete degli umili. Lei ha studiato la situazione tragica del quartiere e l'impegno del prete con i bambini. Lo ha fatto con passione e scrupolosamente. Per l’autrice “Il delitto del prete non fu uno dei tanti delitti, perché con il passare degli anni è diventato sempre più importante.” Ha raccontato, che “i turisti tedeschi che visitano Palermo fanno il giro nel quartiere di Brancaccio, tra il fastidio degli abitanti. Il prete infatti, lavorava con i bambini e gli adolescenti che volevano, cercavano, di avere una vita migliore di quella che poteva offrire il quartiere. Tre anni prima di morire, accetta l'incarico di parroco nel quartiere Brancaccio di Palermo e cerca di ottenere almeno le infrastrutture fondamentali del vivere civile. E’ stato ucciso, don Giuseppe, perché decretava un cambiamento nel meccanismo. E non è stato accettato". I responsabili hanno confessato. Non poteva mancare all’appuntamento don Giacomo Panizza. Per lui, le figure come don Giuseppe Puglisi, “Nel Mezzogiorno, funzionano molto bene perché - riferendosi al quartiere palermitano - non può esistere nessuno, che non può avere una nuova partenza nella vita. Anche perché la mafia non vuole che si svelino le brutture”. Per Antonio Repucci, prefetto di Catanzaro, “Occorre, che i cittadini fiancheggino le istituzioni e per questo motivo, bisogna partecipare con una presa di coscienza collettiva”.
di Maria Arcieri

© RIPRODUZIONE RISERVATA