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Lamezia Terme, 22 giugno - “Si parla molto meno di mafia” in un ottimo italiano John Follan, scrittore inglese che vive a Parigi, ha presentato, “I 57 giorni che hanno sconvolto l’Italia”.  E’ uscito contemporaneamente in Italia e in Gran Bretagna. Per lo scrittore “Si vede meno, ammazza meno, ma Cosa Nostra è molto attiva”. “Quando non ha altra scelta, la strage è un segno di debolezza, ma - ha concluso - la forza della mafia, non cambia”. L’inchiesta racconta la corsa contro il tempo del giudice Borsellino per capire chi avesse ucciso il suo amico. Era consapevole di essere il prossimo della lista. I due omicidi sono stati paragonati per l’impatto sull’opinione pubblica all’assassinio di Kennedy negli USA. Il libro è pregnante anche perché racconta il modo in cui opera la mafia siciliana.  Descrive nel dettaglio la progettazione e la realizzazione dell’attentato. “Un autore - dice Follan - scrive spesso un libro che vuole leggere” questa la sua risposta a Lillo che gli ha chiesto perché ha deciso di occuparsi di questa storia dopo venti anni.  E perché voleva capire “Come era possibile che un paese come l’Italia che crea due eroi, perché di eroi si tratta, li distrugge”.  Follan incalzato dalle domande di un eccellente Marco Lillo, giornalista de “Il Fatto quotidiano” che conosce perfettamente il libro, ricostruisce la dinamica di quegli attentati in cui la mafia sconfisse il “Nemico Numero Uno”, il leggendario magistrato Giovanni Falcone. Era il 23 maggio 1992. Ha un impostazione britannica il libro, per Lillo. “Una bella lettura - per il giornalista che aggiunge - soprattutto per noi italiani, che abbiamo dimenticato molte cose”.

di Maria Arcieri

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