
Lamezia Terme, 24 giugno - “E’ diverso dagli altri libri del magistrato”, Arcangelo Ferri, giornalista, usa questo incipit nel presentare “Palermo,Gli splendori e le miserie. L’eroismo e la viltà” di Antonio Ingroia, procuratore aggiunto antimafia di Palermo. La piazza è gremita. Il pubblico è silenzioso. Questo libro, non è solo lo svolgimento di una trama professionale. C’è la vita. C’è Palermo e l’Italia. Palermo città di bassezze ed eroismi. Ci sono gli amori, i tradimenti, le amicizie. Un uomo normale. Diciamo così. Da leggere. Si è occupato di casi giudiziari, dal sequestro De Mauro, all’omicidio Ristagno al caso Contrada ai processi dell’Utri e Mori “La storia si ripete - per Ingoia - perché nonostante i tentativi della magistratura, i pool Falcone/Borsellino, quello di Caselli, succede ancora oggi,non si è riusciti a recidere questo legame tra pezzi dello Stato, pezzi della classe dirigente e mafia. E gli esiti processuali sono stati importanti”. A Palermo, si legge nel libro, Ingroia ha vissuto da studente e da magistrato. Palermo capitale della mafia più efferata, Palermo sede dell'azione antimafia e laboratorio istituzionale e sociale di forme di contrasto alla criminalità organizzata. Milano è il centro delle mafie finanziarie e dei grandi interessi economici. Da sempre all'avanguardia nella lotta alla corruzione. Si parla del suo maestro, Paolo Borsellino, di Giovanni Falcone, e Antonino Caponnetto, sua guida spirituale e di Caselli.
di Maria Arcieri

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