
Lamezia Terme, 22 giugno - Ha capacità di analisi Francesco Forgione. Giornalista, scrittore, politico, uomo delle istituzioni. Nel suo libro, “Porto franco, politici, manager e spioni sulle rotte della ‘ndrangheta” spiega perché la famiglia Piromalli ha condizionato le nostre vite e perché ha avuto questa storia. E’ la ricostruzione di un pezzo di storia della ‘ndrangheta. Per Giuseppe Gualtieri, Questore di Caserta, “I Piromalli hanno riempito tutti i vuoti della società civile e il porto di Gioia Tauro è stato uno spunto per mettere a nudo le debolezze della società civile”.

Si parla di una ‘ndrangheta economica imprenditoriale. A moderare l’incontro, con eleganza, il giornalista Gianfranco Manfredi. Gli Scoop di Forgione sono inquietanti. Il libro si legge come un romanzo, meglio, come un noir. Racconta 40 anni di storia calabrese. e italiana. Molti gli scoop. Riguardano le telefonate fra Micciché e Dell’Utri, in cui emerge l’ammissione di aver truccato e bruciato le schede per il voto degli italiani all’estero nelle politiche del 2008. Ma si comincia dai moti di Reggio del 1970. “Sono cinquanta anni che la ‘ndrangheta dei Piromalli nella Piana di Gioia Tauro ha intrecciato rapporti con la massoneria. “Ma io racconto la ‘ndrangheta economica”. E’ diverso dagli altri libri su questo tema. Questo attraversa gli albori della Fininvest in Calabria. Parla della nascita del porto di Gioia Tauro, dello sbarco in Lombardia, racconta la storia di Aldo Micciché, latitante rifugiato in Venezuela che si occupa di voti e di petrolio con Dell’Utri. Non solo, acquista azioni con una brooker in Vaticano che s’ incontra con il cappellano spirituale di papa Wojtyla. C’è di tutto. E non finisce qui il noir di Forgione, che ha incantato il pubblico della piazzetta di San Domenico che è scappata a acquistarlo.
di Maria Arcieri

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