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Catanzaro - “Senza lavoro” è un titolo che non lascia spazio a commenti. Ed e’ il titolo del convegno di oggi pomeriggio di Unindustria Calabria, dove saranno forniti dati e cifre della tragedia calabrese. Disincanto e disillusione sono decisamente più forti se ci si ferma a snocciolare i dati della congiuntura. Se il 2013, infatti, si era chiuso con un bilancio sociale ed economico disastroso, il primo semestre del 2014 ha ulteriormente aggravato il quadro. E' solo nel terzo trimestre che si registra qualche lievissima inversione di segno: timida, pallida, non ancora supportata da adeguate politiche di respiro strategico. Quello che maggiormente colpisce, insieme alla perdita di unità di lavoro, è la endemica mancanza di nuove opportunità di inserimento. Tutto ciò tende ad assumere connotati di sempre maggiore gravità tale da rendere poco rilevante una analisi basata in via esclusiva sui dati della congiuntura. Ad uno sguardo più lungo emerge un marcato dualismo generazionale del mercato del lavoro italiano, che si specchia con il tradizionale dualismo territoriale. Per i giovani meridionali questa condizione non determina esclusivamente un aggravamento della situazione, sommata agli aspetti strutturali sedimentati, conduce ad una condizione paradossale che potrebbe trovare sintesi in uno slogan secondo cui “al Sud, per giovani che hanno meno di 35 anni, il lavoro non c’è più, è finito”. Infatti, come evidenzia uno studio dello Svimez “le già basse opportunità di accesso al mercato del lavoro si sono ridotte, la durata della ulteriormente allungato e si è ampliato il disallineamento tra domanda ed offerta di lavoro. disoccupazione è aumentata, il processo di transizione dalla scuola al lavoro si è Tali caratteristiche, alcune di esse in particolare, ancorché peculiari del mercato del lavoro meridionale, con la crisi si sono in parte diffuse all’intero territorio nazionale”.

Rosanna Nistico’, docente all’Università della Calabria, fa emergere in maniera evidente di come la crisi non sia né generalizzata, né indifferenziata. Le aree del Nord del Paese, che per prime hanno subito i contraccolpi della recessione, seppure con difficoltà e con costi produttivi e sociali enormi, stanno recuperando il terreno perduto. Le aree meridionali, che pure sono entrate in ritardo nella spirale della crisi, sono oggi molto più esposte ed invischiate nella recessione. E' il Mezzogiorno, ed ancor di più la Calabria, l'area che sta pagando il conto più salato anche per le impostazioni date alle misure di politica economica assunte negli ultimi anni. Che molto dipenda dalla struttura economica del Sud è di assoluta evidenza, ma che tanto ed anche di più, considerati i tempi, sia a causa delle scelte effettuate a livello nazionale, come dimostra un recentissimo studio della Banca d'Italia, è meno noto, quasi per nulla evidenziato dalla politica meridionale, del tutto assente dai temi di dibattito tanto nazionale che locale e, quindi, lontano dalla percezione e dalla consapevolezza della pubblica opinione.  

Per quanto riguarda la Calabria, l'inizio del nuovo anno – dice Sarino Branda, direttore di Unindustria Calabria - coincide con l'insediamento e l'avvio dei lavori da parte del rinnovato Consiglio regionale, l'individuazione delle deleghe da parte del Presidente della Giunta e la conseguente nomina degli assessori. Trovano in eredità una situazione economica e sociale rappresentata in maniera plastica dai numeri e dalle analisi di questo studio che mette nella giusta evidenza le dimensioni dei problemi, le incrostazioni sedimentate nel tempo, le condizioni e le iniziative da porre in essere in maniera tempestiva ed urgente attraverso il coinvolgimento e l'impegno convinto di tutte le migliori risorse presenti ed attive. Servono visione lunga, nuove energie, programmi più snelli e pragmatici, meno proclami e più progetti, meno passerelle e più infrastrutture reali, meno acronimi e più risultati tangibili.

F.V.

REAZIONI

Oliverio: "Da dati Unindustria Calabria che soffre"

"Il quadro che emerge dal documento di Unindustria è quello di una Calabria che vive una situazione difficile e il nostro compito è quello di assumere politiche mirate e finalizzate, tese, soprattutto, a costruire un rapporto nuovo con il governo del Paese e con l'Europa". Lo ha detto il presidente della Regione, Mario Oliverio, intervenuto all'incontro organizzato da Unindustria sul tema "Un disperato bisogno di crescere". "La Regione - ha aggiunto - deve cambiare passo, su questo non vi è dubbio e le politiche locali devono essere improntate all'utilizzazione piena delle risorse, cosa che in questi anni non è successa. Le risorse fin ora utilizzate non hanno inciso sulla crescita, ne sull'occupazione. Bisogna ora lavorare in maniera sinergica su un progetto chiaro che punti a creare lavoro e a sostenere le imprese".
          

 

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