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fotoMartinaAlesse-2026-11-04-alle-11.05.56_45d6a.jpg(Foto di Martina Alesse)

Roma - Torna “Coltiviamo la Cultura”, l’iniziativa promossa dall’Associazione Dimore Storiche Italiane, che aprirà gratuitamente al pubblico ville, castelli, cascine, masserie e tenute storiche in tutta Italia, per raccontare il legame tra patrimonio culturale, paesaggio agricolo e produzioni locali. L’edizione 2026 si svolgerà, per la prima volta, in collaborazione con Confagricoltura, con il coinvolgimento di Confagricoltura Donna, e ha l’obiettivo di porre al centro la capacità delle dimore storiche di coniugare conservazione, attività produttive e innovazione, contribuendo allo sviluppo economico e culturale. L’iniziativa è patrocinata dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.

Accanto alle aperture diffuse sul territorio nazionale, Calabria, Emilia-Romagna e Piemonte ospiteranno tre appuntamenti dal titolo “Scrivere il futuro di una storia antica”, dedicati alle nuove tecnologie applicate all’agricoltura e alle opportunità offerte dal miglioramento genetico delle piante. In particolare, in Calabria, presso la Tenuta Acton di Leporano, il confronto prenderà le mosse dal volume "Il pomodoro: storia di un immigrato di successo" dei professori Luigi Frusciante e Nunzio D'Agostino per approfondire le prospettive offerte da genetica, genomica e biotecnologie agrarie, con una tavola rotonda organizzata insieme all'Accademia dei Georgofili dedicata alle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA). Inoltre, ASI - Automotoclub Storico Italiano porterà nelle dimore trattori storici e macchine agricole d’epoca, testimonianza dell’evoluzione del lavoro agricolo e delle tecniche produttive nel corso del Novecento.

Di seguito e nel comunicato in allegato, la lista delle dimore che hanno programmato l’apertura in Calabria:

  • Villa Cefaly Pandolphi, Acconia di Curinga (CZ)
  • Castello del Principe, Sangineto Lido (CS)
  • Palazzo Amarelli, Corigliano-Rossano (CS)
  • Tenuta Ciminata Greco, Corigliano-Rossano (CS)
  • Palazzo Cybo Malaspina, Aiello Calabro (CS)
  • Palazzo Grillo, Polistena (CS)
  • Masseria Zurlo, Scandale (KR)
  • Tenuta Acton, Cannavà di Rizziconi (RC)
  • Tenuta Candida, Locri (RC)
  • Casa Spanò, Gerace (RC)
  • Palazzo Candida, Gerace (RC)
  • Palazzo Malgeri, Bova Marina (RC)

Inoltre, rendono noti i dati del VII Rapporto dell’Osservatorio sul Patrimonio Culturale Privato che - emerge dal report - confermano il ruolo delle dimore storiche come realtà capaci di integrare agricoltura, cultura e turismo: il 66% delle realtà agroalimentari coinvolte nell’indagine offre attività di agriturismo o altre forme di ospitalità rurale, mentre il 56% promuove, in modo strutturato o occasionale, percorsi di valorizzazione enogastronomica aperti al pubblico, tra degustazioni guidate, visite ai luoghi di produzione, itinerari tematici ed eventi. La vendita diretta in azienda, indicata dal 37% dei rispondenti, si conferma inoltre il principale canale di distribuzione, rafforzando il legame tra prodotto, luogo di origine e comunità locale. Le attività prevalenti sono la coltivazione di cereali (35%) e la vitivinicoltura (26%), seguite da frutticoltura e agrumicoltura (13%), mentre olivicoltura e viticoltura rappresentano ciascuna il 9%. Le collaborazioni attivate per promuovere i prodotti coinvolgono soprattutto Comuni ed enti locali (22%), associazioni enogastronomiche (19%) e consorzi di tutela delle produzioni certificate (15%), confermando il ruolo delle dimore come nodi di reti territoriali che mettono in relazione imprese, istituzioni e comunità. Le dimore storiche si confermano non soltanto custodi del patrimonio culturale e delle tradizioni agricole italiane, ma anche presidi attivi di sviluppo sostenibile, attrattività turistica e promozione delle eccellenze del Made in Italy.

"Con Coltiviamo la Cultura vogliamo ricordare che le dimore storiche non sono soltanto custodi di arte e memoria, ma realtà vive, profondamente legate ai territori e alle loro attività produttive. Patrimonio culturale e patrimonio agricolo sono parti di un unico ecosistema, capace di generare valore economico, sociale e culturale per le comunità. Le dimore, attraverso la tutela del paesaggio, la valorizzazione delle produzioni locali e la diffusione di nuove conoscenze, contribuiscono ogni giorno a tenere insieme tradizione e innovazione. Sostenere questo legame significa tutelare l’identità dei territori e creare le condizioni perché questo patrimonio continui a vivere e a essere trasmesso alle generazioni future", dichiara Maria Pace Odescalchi, Presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane ETS.

“La sinergia tra cultura, agricoltura e turismo consente di offrire esperienze autentiche, in cui paesaggio, storia e produzioni di qualità si integrano in una proposta distintiva. Si mette poi a disposizione un patrimonio che include anche importanti archivi e biblioteche, custoditi nelle residenze e fonte di studio e interesse per ricercatori e cittadini. In questo contesto, Confagricoltura e ADSI rafforzano la propria collaborazione nella giornata dell’8 novembre con iniziative condivise e momenti di approfondimento dedicati non solo alla promozione del patrimonio storico, culturale e produttivo del Paese, ma anche alla ricerca e alla scienza con uno sguardo al futuro del settore primario”. - aggiunge Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura.

Custodire questo patrimonio significa, tuttavia, non soltanto proteggerne la memoria, ma anche interrogarsi sul suo futuro. Per questo, l’edizione 2026 amplia il dialogo tra tradizione e innovazione, promuovendo all’interno delle dimore storiche, in collaborazione con Confagricoltura e Confagricoltura Donna, un confronto sulle nuove tecnologie applicate all’agricoltura e, in particolare, sulle opportunità offerte dal miglioramento genetico delle piante. Accanto al programma di aperture diffuse, Calabria, Emilia-Romagna e Piemonte ospiteranno tre appuntamenti pilota intitolati “Scrivere il futuro di una storia antica”. Le dimore diventeranno luoghi di incontro tra cultura del territorio, ricerca scientifica e mondo produttivo, offrendo occasioni accessibili di conoscenza e confronto sulle trasformazioni dell’agricoltura contemporanea. La collaborazione tra ADSI e Confagricoltura Donna è stata ulteriormente consolidata dalla firma di un Protocollo d’intenti, con l’obiettivo di definire un quadro di impegno continuativo a sostegno dell’imprenditoria femminile e dello sviluppo di progettualità condivise nei settori agricolo, culturale e turistico.

"Le dimore storiche custodiscono la memoria dei nostri territori, in molti casi anche grazie a un’attività agricola viva e dinamica. A guidarle, custodirle e rinnovarle ogni giorno ci sono anche tante donne, che con competenza e visione ne accompagnano l’evoluzione. Il Rapporto dell’Osservatorio ci ha indicato una direzione chiara: andare oltre la conservazione per dare nuove prospettive a un patrimonio unico. Con questo progetto vogliamo raccontare, proprio attraverso i luoghi e le donne che li animano, una verità semplice ma fondamentale: la storia dell’agricoltura è da sempre una storia di innovazione" commenta Paola Giovannini Pasti, Presidente di Confagricoltura Donna. Tra le novità di questa edizione figura anche la recente partnership con ASI - Automotoclub Storico Italiano, che consentirà di ampliare ulteriormente il racconto del patrimonio rurale italiano attraverso la valorizzazione dei trattori storici e delle macchine agricole d'epoca, custoditi in numerose aziende agricole e dimore del Paese. Questi mezzi documentano l’evoluzione della meccanizzazione, del lavoro nei campi e delle tecniche produttive che hanno accompagnato lo sviluppo dell’agricoltura italiana nel corso del Novecento. 

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