Succede a tutti. Non essere ascoltati. Perché accade questo fenomeno negli ultimi 15/20 anni? Forse perché si parla troppo e male. Accade quando vogliamo spiegare, convincere o impressionare qualcuno. E ti capita di dire più del necessario. Magari capisci che ti rivolgi al tuo interlocutore con una esposizione che ti fa sembrare offensivo o poco corretto. E ti rendi conto che a volte ascolti persone interessanti, (raramente) altre invece che hanno un contenuto di basso valore. Di conseguenza è consequenziale non ricevere attenzione.
Magari tra i vari motivi per cui non si viene ascoltati c’è il dato che qualcuno salti da un punto all ‘altro, come una gazzella. Della serie apre sempre delle parentesi o non arrivi mai al punto. E chi dovrebbe ascoltare rischia di addormentarsi o di pensare ai suoi problemi. Poi c'è chi ripete sempre lo stesso concetto, spiega e rispiega come un disco rotto. E l’altro si annoia o si distrae. Anche perché quando conversi con persone che si dilettano in panegirici, succede che ti trovi fuori strada, (in senso verbale). Ed ecco che si indebolisce il concetto. Poi ci sono le schiere di lamentosi con aggiunta di negatività con niente di concreto. Aggiungi i soggetti che interrompono, tagliano le frasi e anticipano le conclusioni. Questo modo di interloquire genera frustrazione, e a nessuno interessa parlare con chi non sa ascoltare. Poi c’è la fetta di persone che dice sempre le stesse cose, che risulta prevedibile e spegne l’attenzione. Al vertice nella lunga lista troviamo il numero uno degli esempi di questa categoria. Chi parla sempre e solo di sé.
Ogni appiglio di qualunque genere diventa un aggancio per riportare il discorso su di lui/lei. E questo dato non incuriosisce ma crea distanza. Chiamasi egocentrismo. Da non dimenticare nell’elenco il “saputello”, che sa tutto e corregge tutti e” non ammette errori con il suo tedioso “So tutto io”. Si integrano benissimo anche in questo elenco chi non trasmette empatia con parole che cadono nel vuoto. Poi c’è chi vuole essere ascoltato ma non ascolta, perché non ha mai capito che la comunicazione è un dialogo di reciprocità e non un monologo. E comunque dipende sia da cosa dici che come lo dici. Infine si inseriscono in questa categoria i non lettori dei messaggi. Tipo: “ Riesce inserirmi per gli appuntamenti dopo le 16 perché prima devo lavorare” .(Esempio). Risposta scritta “Per le 14,00 14,30 le andrebbe bene? Non ce la posso fare! Pensi! O non conosce i numeri o non legge! E’ scritto il messaggio. (pensi) Leggi almeno… se non ascolti!
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