
Oggi l’età è un termometro per capire con chi si sta parlando e a volte, come poterlo denigrare. Se è troppo giovane viene definito ignorante, se è troppo grande, vecchio. Per Victor Hugo “A quarant’anni, la giovinezza non si spegne ma smette di essere uno spazio illimitato e lo sguardo, che prima correva solo in avanti, inizia a includere quello che è accaduto. Non viene definita nostalgia, ma consapevolezza.
”Non è il tempo, che stabilisce il valore della vita, ma lo sguardo con cui la si attraversa. In sostanza si compie un ribaltamento del nostro modo di pensare l’età. ”E visto che è diventato un pilastro, un principio quasi fondamentale di molti discorsi e pensieri quotidiani, sarebbe utile leggere e conoscere il pensiero di Victor Hugo. “Nella vita, l’uomo scopre che il tempo non scorre soltanto fuori di lui, ma soprattutto dentro di lui. E cambia forma a seconda delle stagioni che attraversa. Per Hugo è una verità racchiusa nella frase“Quarant’anni sono la vecchiaia della giovinezza, e i cinquant’anni sono la giovinezza della vecchiaia.” Per l’autore ci sono diversi modi di viverla. (Per noi, atteggiarsi e vivere sempre da eterni ventenni). “Da chi si ferma un istante per sentirne la profondità, a chi si chiede se la giovinezza finisce quando si comincia a comprenderla.”.
In questo modo la vita inizia a diventare un risultato. Per Hugo il tempo cambia consistenza e le cose non hanno più lo stesso peso. Alcune radicano, altre restano tentativi, altre diventano decisioni irreversibili. E quello che che prima appariva infinito si rivela attraversato da limiti e priorità. Non è una perdita, ma solo un cambio di prospettiva. La vita smette di espandersi e inizia a raccogliersi. E in questo movimento silenzioso, si intravede il segno di una nuova stagione. Infatti anni fa i nonni erano la nostra bussola, il nostro mondo inattaccabile e sacro. Forse non abbiamo mai chiesto l’età o meglio non ci interessava conoscerla. Li rispettavamo e basta. Per Hugo da grandi, sparisce l’ansia di arrivare prima o di arrivare, perché il tempo non viene più vissuto come una corsa, ma come una presenza dentro cui ci si riconosce. Tutto ha una sua coerenza, anche quello che un tempo sembrava incoerente e che prima era giudicato una “perdita” si trasforma, in esperienza. Il tempo non finisce, cambia forma. E non definisce il tempo, ma lo mette in discussione. “Non dire quando finisce la giovinezza o quando inizia la vecchiaia, ma ricorda che entrambe convivono, in forme diverse, dentro la stessa esistenza.”
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