
Riceviamo e pubblichiamo
Lamezia Terme, 26 marzo - "Sulla vicenda dei passi carrai che ha investito il Consiglio comunale in una seduta fiume è bene tenere presente alcune cose semplici. E’ utile fare capire di chi è la colpa di avere sprecato i soldi pubblici per notificare il tributo dei passi carrai. E’ giusto comprendere che mai il Consiglio comunale ha deliberato a favore di una riscossione basata sui diktat della tecnocrazia che ha provocato la necessità del sindaco di correre ai ripari avvalendosi dei poteri dell’organo consiliare. Va anche detto che il tributo è stato deliberato dalla maggioranza di centrosinistra, con il nuovo regolamento Cosap, ed è dunque dovuto a partire dal 2012, con scadenza il 31 dicembre del 2013.
La volontà che ha motivato le forze politiche di minoranza a richiedere l’annullamento delle notifiche, perché ritenute ai limiti dell’abuso del diritto, attraverso la revoca della determina dirigenziale e non già attraverso il deliberato consiliare ha un fondamento tanto amministrativo quanto politico. Amministrativo nel senso di voler orientare gli organi di gestione tecnocratica ad azioni rispettose della dignità democratica del Comune. Perché se l’organo politico deve essere separato da quello di gestione non significa che la tecnica deve sottomettere la politica costringendola ad esercitare per esempio il potere tributario e sanzionatorio che la legge non obbliga. La ragione politica, inoltre, è quella di fare prevalere un azione di governo che tenga conto della sofferenza dei cittadini ad essere trattati come oggetti privi di considerazione. A dimostrazione che è solo il percorso politico che aiuta a individuare la soluzione più equa ai problemi sociali. Infatti, l’ingerenza degli apparati tecnocratici manifesta solo un moto di egoismo che si ritorce sui cittadini e sulla buona politica. Come dimostra il walzer del tributo dei passi carrai, forzatamente determinato da un dirigente ed eliminato su iniziativa del sindaco.
La scelta di non prendere parte alla votazione da parte del gruppo misto è stata dettata dal senso di responsabilità di favorire un atto di consapevolezza da parte della maggioranza politica a cui appartiene il dirigente Biagio D’Ambrosio al quale chiediamo di voler fare responsabilmente fronte ai costi che la sua azione ha determinato per le fulminee attività di accertamento che, su iniziativa del Pdl, passeranno al vaglio della Corte dei Conti. Il gruppo misto si chiede se non è il caso che il super tecnico che ha il primato di avere attivato senza traccia di efficienza né economicità l’esportazione di molti servizi fuori dal Comune, tra cui il protocollo, faccia le valigie rassegnando le sue dimissioni. Ci sembra di capire che la sua permanenza non è ancorata ad alcuna pubblica virtù".
Teresa Benincasa, consigliere comunale Gruppo Misto
© RIPRODUZIONE RISERVATA