
Lamezia Terme - “Dubito che le settembrine scese in campo per la programmata soppressione del corso di Agraria dall’elegante e distaccata sede lametina possano fare germogliare i frutti desiderati. Non è soltanto tradivo, ma con tutto il rispetto dei ruoli di ciascuno, gli interventi che si sono susseguiti sembrano così pieni di retorica sulle potenzialità della piana lametina, che è la terza città della Calabria, che è baricentrica… da farmi pensare che ci risiamo: presuntuosi ma impreparati e meritevoli, per questo motivo, di essere ridimensionati nei panni di ripetenti. Tanto più se i fattori della soppressione sono effetto di una norma di riorganizzazione degli Enti Universitari ampiamente datata al governo berlusconi, visto che sono trascorsi tre anni, mi chiedo perché arrivare a fatto ed effetto compiuto e non lavorare in anticipo con le istituzioni interessate per salvaguardare la presenza del corso di Laurea. In realtà, conoscendo la generosità con cui il Comune retribuisce l’Università di Reggio Calabria per il prestigio di potersi dire sede di rango universitario, ho un timore. Se tutto andrà male, l’Università di Agraria chiude la sua sede sul corso. Se tutto andrà bene, bisognerà versare ancora, e prima ancora vedere dove trovarli, quattrini per continuare a mantenere il rinomatissimo corso di laurea.
Anche se gli iscritti non superano le decine e provengono da istituti di formazione scolastica che in città non hanno più cittadinanza, perché all’epoca di due anni fa i consiglieri maggioranza non hanno inteso fermare la mano di Provincia e Regione sulla logica scriteriata degli accorpamenti. Peccato non poter ragionare sulla realtà, su cifre, dati e opportunità. Strano davvero che sia un evento così poco lieto a dare occasione di fare sapere del felice stanziamento di niente meno 14milioni e 650mila euro ottenuto dalla Fondazione Terina (ex Consorzio Agro-alimentare) da parte del Ministero per l’Università e la Ricerca: se non sono noccioline… questi milioni. Se programmati su interventi visibili e godibili dalla comunità, sapranno fare togliere almeno l’amaro dalla bocca. Dubito. Confesso di dubitare. Ma continuo a sperare”.
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