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Lamezia Terme - Riceviamo e pubblichiamo una nota politica del coordinamento di SEL Lamezia sul Psc per quanto riguarda il dibattito tra Associazioni e segretario cittadino di Sel Crapis.

“Abbiamo aspettato qualche giorno prima di intervenire, perché il dibattito sul Psc introdotto dal consigliere Crapis si è subito animato con vari contributi. Ma la reazione da parte di un’associazione che predica la ‘sussidiarietà’ e il ‘lavoro’ necessita adesso di una replica, anche perché si presta ad una riflessione sul passato della nostra città sempre utile per chi ha corta memoria. È piuttosto divertente, ad un medico che parla di Psc e che pone alcune questioni come il rispetto massimo del territorio o della salvaguardia del non costruito anche in aree urbanizzate, vedere rispondere con un ‘come si permette!’ che ricorda l’indimenticabile on. Trombetta alle prese con Totò. Ed è divertente l’accusa di questi ‘onorevoli Trombetta’ che si piccano perché a parlare di territorio è un medico invece che un ‘tecnico’. Forse pretenderebbero, sarebbe il sottinteso pensiero (parola nel nostro caso però troppo impegnativa), che magari a parlare di Psc fosse qualche ‘tecnico’ in forza all’associazione, magari uno dei suoi membri, ingegnere-imprenditore e ispiratore, che per quasi cinque anni nella seconda metà degli anni ’80 ha fatto il sindaco di Lamezia. Anzi, fu il sindaco più longevo della prima repubblica. Ecco, dunque, caduta perché goffa e ridicola l’accusa, l’intervento offre uno spunto di riflessione interessante su quegli anni lunghi succedutisi senza vantaggio alcuno per la comunità ma non per qualche singolo. Anni che potremmo chiamare, citando Montanelli, ‘anni di fango’, se quel fango non si fosse mutato non poche volte in cemento. Chi ispira la lezione è un ‘tecnico’ che lasciò la città orfana di qualsiasi Prg, di qualsiasi progettualità, come di qualsiasi intervento nei settori critici dell’acqua (che mancava nelle case alle due del pomeriggio), dell’abusivismo, degli appalti privati per la nettezza urbana (finì come finì, e all’epoca anche il dc De Pino si mostrava ‘perplesso’ per gli appalti dei rifiuti), dei trasporti (che erano privati), dei Rom, del traffico, del commercio, per non dire di altro. Un tecnico, inoltre, che fu soprattutto il ‘maldestro’ (?) affossatore di un progetto di Natale Proto su Piazza della Repubblica. Come ricorda chi non difetti di nozioni elementari di storia locale. Chi ambisce oggi a dispensare diktat e giudizi ‘tecnici’ presentandosi sotto le vesti di salvatore cittadino, lo fa dopo avere lasciato dietro di sé una storia incolore, di cui infatti nessuno, nonostante la durata, ricorda il minimo tratto. Incolore ma fortemente tossica,  di cui la città si trovò ben presto a pagare le conseguenze all’inizio del decennio successivo. Sappiamo già l’obiezione: c’era pure il Pci. Ma durò fino all’87, perché fu da qui al ’90 che si fece il peggio. Ecco: la  ‘sussidiarietà’ di cui in questo caso abbiamo bisogno è quella storica per ricordare un passato non certo indimenticabile dove alcuni problemi dell’oggi misero radici profonde. Mentre non ci vuole molto ‘lavoro’ per ritrovare le fattezze reali di chi nasconde la sua trascorsa impresentabile faccia nell’odierno carnevale di maschere di bronzo”.     

 

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