
Riceviamo e pubblichiamo
Lamezia Terme, 12 luglio - "Parrebbe che il Ministro della Giustizia Severino abbia dichiarato di voler effettuare personalmente dei sopralluoghi presso alcune strutture giudiziarie inserite nell’elenco dei trentasette Tribunali da sopprimere, e tra questi prossimamente dovrebbero essere visionati i Tribunali di Chiavari e di Castrovillari, in quanto trattasi di due strutture di recente costruzione, che per tale ragione potrebbero essere salvate dalla scure del Governo. Questo mi lascia presupporre, con un alto grado di probabilità, che il Ministro Guardasigilli, per raggiungere Castrovillari, atterrerà prima all’Aeroporto della Città di Lamezia Terme, a meno che non intenda affrontare un periglioso viaggio lungo la Salerno-Reggio Calabria. Alla luce di tale palissiana considerazione, mi domando perché non sfruttare questa occasione e trovare, a mezzo canali istituzionali, il modo di portare la Severino a visitare il Tribunale della terza città della Calabria? Ritengo sia di fondamentale importanza che , chi sta operando questa “epocale riforma delle circoscrizioni giudiziarie italiane”, prenda contezza della reale consistenza del territorio lametino, e, quindi, conseguentemente, depenni il nostro Tribunale dalla lista nera degli escludendi, e si accorga, quindi, che la città di Lamezia per dimensioni, popolazione e fattori di ordine socio-economico non può rimanere, in alcun modo, priva della presenza dello Stato sul proprio territorio. Tengo a ribadire che la chiusura del Tribunale di Lamezia Terme ed il suo eventuale accorpamento costituirebbe una iattura enorme per l'intera comunità lametina, più di quanto si possa immaginare, in quanto ciò rappresenterebbe un grave colpo alla Democrazia di un territorio che necessita, invero, di una maggiore ed incisa presenza dello Stato che garantisca la sicurezza a tutela della legalità.
Il tribunale di Lamezia non può essere nè chiuso nè parzialmente ridimensionato, poiché, qualora si dovesse verificare tale scongiurabile ipotesi, la nostra città verrebbe, irrimediabilmente, svilita e rilegata ad un ruolo marginale che difficilmente calzerebbe alla terza città della Calabria che per popolazione è la settantesima d'Italia su ottomila comuni. La perdita di prestigio che ne deriverebbe non andrebbe ad interessare soltanto l'Avvocatura lametina, che può vantarsi di appartenere ad uno dei Fori più antichi e nobili del paese, ma l'intera popolazione di Lamezia e del suo interland, i cui 160 mila abitanti si vedrebbero privare di un così importante presidio di legalità, venendo, così, a scatenarsi un meccanismo a catena che pregiudicherà irrimediabilmente la tenuta democratica e lascerà nel più completo abbandono una realtà importante quale è la nostra. In considerazione di ciò la levata di scudi contro tale abominio legislativo deve continuare in modo responsabile, e, soprattutto, deve essere maggiormente incisiva ed oculatamente mirata a risolvere la difficile situazione che si è venuta a generare. E’ l’ora di dire basta a slogan, proclami, provocazioni ed a tutto quanto non ha prodotto nulla sino ad oggi, se non disorientamento e contrapposizioni locali, e passare a fatti concreti che vedano le istituzioni tutte, la politica e la parte sana e produttiva della città, tutte insieme unite per il conseguimento di un unico risultato: “la salvezza del nostro Tribunale”. Colgo infine l’Occasione per porgere i migliori auguri di buon lavoro al nominato neo Presidente del Tribunale di Lamezia Terme, Bruno Brattoli, che tra le altre cose è anche presidente del nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici, il quale potrebbe dare una preziosa mano a convincere chi ci governa che sul Tribunale di Lamezia bisognerebbe investire, implementandolo nelle dotazioni d’organico e rafforzandolo nell’offerta di servizi, e non certamente chiuderlo.
Armando Chirumbolo, consigliere comunale Pdl
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