
Riceviamo e pubblichiamo
Lamezia Terme, 17 luglio - "Dal mese di marzo al Comune di Lamezia Terme, laddove ha sede l’unico Centro di meccanizzazione postale esistente Calabria, accade l’inverosimile. Il dirigente napoletano dell’Area Ecomomica a cui il sindaco ha affidato anche le funzioni di Direttore Generale dell’Ente e di Amministratore della Multiservizi, ha conseguito un risultato che per la città e i cittadini lametini è tutto da spiegare: la posta che viene indirizzata al Comune di Lamezia Terme viene spedita ad una società che ha sede a Napoli. Da mani esperte qui viene aperta e digitalizzata per essere successivamente spedita tramite il sistema informatico del Protocollo agli Uffici di competenza comunale; e il cartaceo successivamente spedito e stipato in scatoli di cartone come quelli dei supermercati. Eppure la distribuzione degli atti destinati a un Ente pubblico non è propriamente cosa di poco conto, poiché riguarda le competenze specifiche di un ente a cui la legge affida per esempio il riconoscimento di diritti da cui dipende la vita del cittadino e dell’impresa. Inoltre, poiché in un Paese in cui la data di un protocollo può significare l’inclusione o l’esclusione da un diritto, sarebbe una cosa molto seria da parte del sindaco provvedere a una verifica di questo “disservizio” postale. Da una casuale verifica che ho svolto io stessa accorrendo in aiuto a un cittadino, ho potuto constatare che dall’invio di un decreto di cittadinanza da parte della Prefettura di Catanzaro al Comune di Lamezia sono trascorse tre settimane per l’arrivo digitale. Per quello cartaceo bisogna attendere. Nel caso di sorte, che riguarda il conferimento di un sacrosanto e atteso diritto di cittadinanza, la persona interessata dovrà attendere altri otto giorni, secondo una media dei tempi fornita dagli uffici anagrafe. A voi sembra civile? Nutro il dubbio fondato che sia economico. Il problema è che a Lamezia lo stato delle cose, in particolare nei rapporti tra Cittadino e Comune, è divenuto intricato, e sembra agevole fare smarrire ai cittadini la percezione e il senso comune, anche delle azioni che dovrebbero essere garantite dalla pubblica amministrazione (efficienza, trasparenza, economicità). Tra i cittadini blanditi dall’amministrazione non sono esclusi i rappresentati politici e istituzionali. A tutti i consiglieri comunali, infatti, la giunta di un sindaco che sembra avere il candore di un confetto, ha indirizzato due atti finalizzati a ridurre i già minimi poteri del Consiglio a favore degli assessori. In materia di sdemanializzazione e determinazione delle tariffe, quindi ottenere pezzi di territorio o per stabilire quanto è giusto pagare per usare una parte del territorio o del suolo pubblico, al sindaco non piace che vi sia una regola uguale per tutti e stabilita dal Consiglio Comunale in sedute aperte. Il Sindaco pare preferisca che in materie che la norma attribuisce agli organi elettivi, le scelte siano invece determinate dall’organo da lui presieduto, in cui a dire si o no saranno i suoi assessori tramite confronti a porte chiuse, quando non i suoi dirigenti. A mio modesto modo di vedere, si tratta di proposte di dubbia legittimità benché spacciate da buone intenzioni: magari di snellire i tempi a favore del cittadino, si dice sempre così… Eppure, la sofferenza reale, che anche i dati Istat hanno purtroppo registrato dal censimento della popolazione lametina, dovrebbe imporre maggiore rispetto. La collettività piange lavoro e tutto quello che la politica sembra essere capace di offrire sono parole vuote di atti coerenti. Mentre l’amministrazione continua a predicare bene, talvolta benissimo, salvo razzolare come gli pare”.
Teresa Benincasa, consigliere comunale
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