
Lamezia Terme - Il consigliere comunale Giandomenico Crapis, segretario cittadino del Circolo Sel, risponde a Nicolino Panedigrano per quanto riguarda alcuni aspetti fondanti il Piano Strutturale Comunale che ancora non è stato approvato in consiglio comunale.
"Caro Nicolino, la tua missiva mi permette di reintervenire sul Psc e chiarire meglio alcune cose. Intanto ne apprezzo lo stimolo al confronto schietto e franco, lontano vivaddio dall'insolenza insopportabile di alcuni 'tecnici' che hanno messo sul Psc una specie 'privativa' ad esclusione degli altri, anche se questi sono poi politici e consiglieri comunali che il piano lo devono votare. Un piano che ho scritto, come mi rimproveri, va 'approvato anche stravolgendolo': ma era evidentemente un paradosso usato per rimarcare la necessità di fornire la città di uno strumento importantissimo visto che il vecchio Prg mostra i suoi limiti, sia attuativi che nel retroterra di norme e conoscenze su cui fu costruito. Quando chiedo rispetto del territorio e il contenimento del 'nuovo costruito', o parlo di preservare il più possibile il non costruito anche nell'area già urbanizzata, o indico che ci deve essere un limite alle altezze, dico cose, mi pare, del tutto in sintonia con "un partito di sinistra e ambientalista", oltre che, ed è la cosa più importante, in coerenza con quanto da me detto e scritto da sempre, sin da quando, consentimi l'inciso, governava (era la seconda metà degli anni ottanta) un ingegnere che ambisce a presentarsi oggi, per interposta associazione, come pubblico censore (se non come salvatore cittadino) ma che, ben ricorderai, da sindaco lasciò incancrenirsi tutti i problemi della città (dalla mancanza di Prg, ai Rom, all'abusivismo, ai rifiuti, alla mancanza di acqua, a piazza della Repubblica, per non dire di altro). Cose dette, le mie, negli incontri con i progettisti, con le forze politiche, tra consiglieri e in altre sedi, dentro un percorso che ha visto le posizioni chiarirsi, affinarsi, delinearsi meglio.
Io penso che alcune delle critiche sollevate siano corrette e il lavoro fatto in quest'ultimo anno al tavolo dei consiglieri e dei partiti e negli ultimi mesi in commissione urbanistica, per restare alle sedi istituzionali, sia stato importante per 'cambiare verso', come tu dici, ad un'impostazione iniziale. In questo sono meno pessimista di te. E anche le critiche del Pd, molte condivisibili, sono state recepite in un lavoro di confronto denso e ripetuto. Si sono introdotti elementi di discussione nuovi che porteranno mi auguro ad emendare in aula il testo nella direzione che a te, come a me, sta a cuore. Ti faccio un solo esempio: si proporrà che gli incentivi alla ristrutturazione in centro storico diventino di tipo economico e non più di tipo edilizio-perequativo. E altre questioni sono sul tappeto come le altezze degli edifici e la verifica dell'impatto residenziale delle manifestazioni d'interesse. Di questo e di altro potremo, anzi dovremo, discutere ancora insieme, anche se, certo, il confronto si mostra più difficile con chi, con contrarietà preconcetta, sostenne qualche anno fa la tesi che il piano disegnava una città di 700 mila abitanti e manifesta piuttosto l'intenzione di lasciar le cose come stanno, ad imperitura memoria di chi il vecchio piano fece.
Aggiungerei inoltre che l'iter del Psc è partito da molto tempo, gli elaborati non sono figli di nessuno ma hanno rispecchiato le linee di sviluppo della città disegnate dal Piano strategico, che molti tecnici dello stesso Pd vi hanno collaborato e, oltre alle critiche, non pochi e stimati esponenti del centrosinistra, forse con meno clamore di altri, hanno mostrato attenzione e non diffidente ostilità verso la proposta come, tanto per citarne qualcuno, l'architetto Nicola Purri, l'ingegnere Mario Cuiuli o l'avvocato Peppino Pandolfo, assessore all'urbanistica a metà degli anni '90, tutti nomi importanti nella storia della sinistra cittadina. Il confronto poi è stato ricorrente e serrato, dentro e fuori dalle istituzioni, non estemporaneo, ma soprattutto io ritengo che le critiche rivolte siano state utili sollecitando una revisione su alcuni punti. E chi queste ultime ha sollevato, penso debba essere alla fine anche contento di avere sortito qualche effetto positivo di ascolto e di modifica, invece che manifestare, ma non è il caso della tua garbata lettera, fastidiosa iattanza. Nessuna fuga in avanti, quindi, come tu paventi, nessuna accelerazione. Naturalmente accolgo con piacere l'invito a continuare il confronto nel merito, anche perché giorno 29 non si chiude una fase ma se ne apre una che solo dopo altri passaggi e possibili ulteriori rivisitazioni, alla luce di altre critiche ed osservazioni, chiuderà un percorso iniziato da oltre cinque anni".
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