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Lamezia Terme – “Compito dei partiti democratici, amanti della Costituzione, è oggi, in vista delle importanti elezioni politiche della prossima primavera (o anche prima), porsi con responsabilità e intelligenza il grande problema della salvaguardia della democrazia dagli attacchi che vengono da questa destra illiberale, ma anche dalla scelta contestataria del vasto popolo dell'astensione, a cominciare dai tanti giovani che non vanno a votare”. Ad affermarlo Mario De Grazia (Comitato Difendiamo la Costituzione), che aggiunge: “Pensavamo, ormai, di avere visto e vissuto il peggio, con Berlusconi prima e poi con Melomi e Salvini oggi, ma, come se non bastasse, ecco apparire, sulla scena politica italiana, l'ex generale Vannacci! Come contrastare questa tragica deriva culturale, etica, sociale e politica è divenuto il compito prioritario e fondamentale dei partiti di sinistra e progressisti, ma non solo di essi. Politica, associazionismo democratico, cattolico e non, movimenti, sindacati, nel loro specifico ruolo, debbono avvertire l'estremo bisogno della difesa della democrazia costituzionale e, con estrema chiarezza, scindere le proprie responsabilità. Se non ora quando? Nessuno potrà dire: non è compito mio, ho altro da fare”.

“Per i partiti democratici (a Roma come a Lamezia) – prosegue - lo spazio e il tempo cominciano ad essere stretti per rinnovarsi, costruire progetti, alleanze e personale adeguati al pericolo che corre la nostra democrazia e, in modo risolutivo, incidere adeguatamente sulla piaga dell'astensionismo che ha ridotto sensibilmente la partecipazione popolare al voto. Se si vuole consolidare la democrazia, recuperare la buona politica e fare argine a questa deriva autoritaria è al popolo dell'astensione, soprattutto a quella giovanile, che ci si deve rivolgere, guardando e capendo il suo disaggio, le sue ragioni, la sua contestazione. È pur vero che le grandi manifestazioni per la pace in Italia, per la fine delle guerre di occupazione in Ucraina e in Palestina e la grande partecipazione al voto referendario contro la riforma della magistratura, che hanno registrato una massiccia partecipazione di giovani e hanno contribuito in maniera determinante alla vittoria del no, sembrerebbero aver invertito questa nefasta tendenza astensionista, ma, credo, che non sia così e che l'attenzione dei partiti vada rivolta soprattutto alla metà degli elettori che non si reca alle urne.

La partecipazione referendaria e quella nelle piazze, lasciano intendere che c'è una disponibilità, un discernimento positivamente critico verso la politica quando si misura su valori irrinunciabili e si spende per l'elevata e salutare difesa dei diritti e della Costituzione repubblicana, ma resta pur sempre una possibilità che la politica dove saper cogliere rinnovandosi radicalmente. Un recente studio di Demopolis sul rapporto tra i giovani e il voto in Italia mostra una forte voglia di partecipazione dei cittadini, e dei giovani in particolare, quando i temi sono percepiti come concreti e fondamentali, smentendo l'idea di una generazione del tutto indifferente alla politica. Mette in evidenza, appunto, che nel recente referendum costituzionale sulla magistratura del 22-23 marzo 2026, la fascia tra i 18 e i 34 anni ha registrato un'alta affluenza e si è espressa in larghissima maggioranza (circa il 61%) per il "No", risultando decisiva per l'esito della consultazione referendaria: 2 giovani su 3 si sono recati alle urne nel marzo scorso.

Ma, ci dice pure – aggiunge - che se si tenessero domani le elezioni politiche, appena il 44% degli under 30 andrebbe a votare. La stragrande maggioranza resterebbe a casa. Come del resto ha fatto, in ampia parte, alle ultime elezioni amministrative. Sono convinto che i giovani non sono fuori dalla politica, ma dai partiti. Credono nel bisogno di partecipare ma non si riconoscono nei partiti diventati sempre più personali, autoritaria, poco democratici. Tutto ciò pone una domanda netta: chi deve cambiare? La politica o i giovani? – si chiede - I giovani, come spesso si vede, partecipano alla vita sociale attraverso il volontariato, esperienze associative e culturali, si mobilitando per i problemi concreti dei cambiamenti climatici, dei diritti, della giustizia e della pace, quindi, anche se a modo loro, fanno politica, anche se poi restano fuori dalle sedi dove le questioni, per le quali s'impegnino e lottano, debbono essere risolte. Ma è la politica che deve cambiare e deve farlo presto e bene!

La politica e i partiti riformatori e progressisti dovranno aprirsi molto di più alla società, offrire scelte valoriali alte, adeguate, di qualità, a tutti i livelli locali, regionali e nazionali. Debbono impegnarsi concretamente per riavvicinare donne e uomini, soprattutto giovani, alla politica, capire bene le cause dell'astensionismo e lavorare su più fronti: per facilitare il voto per i fuorisede, semplificare le procedure elettorali, tornare al voto di preferenze nelle liste elettorali, e ricostruire di sana pianta il legame di fiducia tra partiti e cittadini. Sono gli adulti che debbono farsi trovare pronti a lasciare spazio, a collaborare, a dare fiducia, a offrire forti segnali etici di discontinuità per riscrivere la politica e inserirla a chiare lettere nell'arte del bene comune”.

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