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Lamezia Terme, 21 febbraio - Pubblichiamo la nostra intervista a Doris Lo Moro, parlamentare uscente e candidata al Senato tra le fila del Partito Democratico.

Quali sono i primi progetti di legge a favore della nostra regione che intende presentare una volta eletta?

Io penso che il PD vincerà le elezioni e quindi avremo una responsabilità di governo, il che ci impegnerà a tradurre in provvedimenti tutte le cose che sono state dette in campagna elettorale, le cose che abbiamo sposato come Partito Democratico a livello nazionale. Perché la questione Calabria è una questione che il partito ha assunto su di sé, tant’è che il linguaggio che viene utilizzato da Bersani a Trieste e a Lamezia Terme è lo stesso. Allora tutti i provvedimenti con cui il governo Bersani inizierà la nuova fase riguarderanno anche la Calabria ed il Mezzogiorno, compresi i provvedimenti che apparentemente sembrerebbero lontani, come l’introduzione del reato di  falso in bilancio, di riciclaggio, il conflitto d’interessi o la riforma dello Stato, perché noi siamo un pezzo di questa nazione e da questi provvedimenti partiremo sapendo che l’obiettivo nostro è ridurre il gap tra Nord e Sud rendendo l’Italia più forte e competitiva con la capacità dello Stato di intervenire nelle zone deboli. Parlando di Calabria da Lamezia anche sul settore della giustizia, per esempio, una cosa che va immediatamente rivista è la dotazione organica dei nostri tribunali, perché noi abbiamo mantenuto il tribunale di Lamezia e abbiamo mantenuto gli altri tribunali ma con l’obiettivo di rafforzare l’organizzazione giudiziaria calabrese. In questi giorni ho fatto visita a qualche azienda nell’Ex Sir che ho trovato vivace, vitale ma sostanzialmente ferma al 2001 dal punto di vista degli investimenti, ridare linfa allo sviluppo significa reintrodurre il credito dell’imposta con cui nella nostra Ex Sir sono nate alcune aziende, significa accelerare tutta la normativa sui patti territoriali per chiudere i vecchi patti. Avevo. ad esempio, fatto una proposta di legge presentata in qualità di presidente ANPACA e che non è stata discussa ed è ovvio che la ripresenterò il giorno successivo l’elezione perché l’obiettivo deve essere al tempo stesso favorire nuovi investimenti ma anche preservare gli investimenti che ci sono. Su altri punti strategici dove il fallimento del centro destra è conclamato, parlo dell’ambiente per un verso e della sanità dall’altro, dovranno essere sviluppati interventi dal governo nazionale. Già in Commissione Sanità avevo posto il problema del fallimento del commissariamento affidato a Scopelliti ottenendo una risposta problematica, una condivisone del ministro Balduzzi e all’indomani dell’elezioni il nuovo governo dovrà fare i conti con questa storia così come si dovrà intervenire sull’ambiente. Come si fa nella nostra Calabria, ed a Lamezia in particolare, che queste aziende private e pubbliche cha lavorano nel settore dei rifiuti possono resistere davanti a questa crisi se non si pagano i servizi e se non si mette i Comuni in condizioni di pagarle? E come si fa se, soprattutto chi gestisce questo settore, lancia il segnale di voler continuare in una fase emergenziale senza fine che il Parlamento aveva chiesto di interrompere e  che invece continua senza colpo ferire? Non si tratta soltanto di presentare singole proposte di legge ma dobbiamo potenziare la competitività italiana partendo dal Sud. Ciò significa, per esempio, che il porto di Gioia Tauro  non dovrà essere più soltanto come è stato per la Salerno-Reggio Calabria  un elenco di cose da fare, ma che dobbiamo capire come si fa a potenziare il porto. Credo che sul porto la carenza maggiore non sia solo la mancanza di intermodalità ma la presenza di una criminalità organizzata. Quindi lotta alla corruzione e lotta alla criminalità organizzata saranno i primi passi del futuro governo e tutto questo non può  che essere qualcosa che riguarda anche la Calabria”.

Il Pd ha puntato molto sulla presenza femminile tramite le primarie, raggiungendo almeno quota 40%. Quanto questa presenza femminile può giovare?

“Innanzitutto, il risultato che hanno ottenuto le donne democratiche di garantire la presenza del 40% delle donne è una tappa importante che ha dietro un lungo percorso. Il Pd si è assunto la responsabilità, a partire dai suoi organismi interni, di essere paritario cioè di garantire la parità tra i generi ed essere conseguente anche nell’elezioni Non mi sento quota rosa e sarebbe falso se io dicessi che sono presente nella lista del Senato perchè faccio parte della quota rosa calabrese perché ho una storia istituzionale che mi copriva da questo punto di vista. Sono una persona che ha un percorso molto consolidato  quindi non avevo bisogno della quota rosa per essere candidata, non c’è dubbio che questa scelta del partito di aprire alle donne ha comportato una maggiore presenza femminile e questo vale per tutta Italia. Durante la campagna elettorale sono stata ad un incontro con donne ad Arena ed è stato straordinario. Continuo questo mio viaggio nel mondo femminile per due ragioni: uno perché sono convinta che la storia delle donne non è fatta di storie singole e che non ci servono più gli esempi positivi ma massa critica e la presenza plurale delle donne e secondariamente perché vedo una vitalità in Calabria delle donne in tutte le professioni. Una nota a aprte meritano le testiomoni di giustizia che sono state un gruppo di donne che, una dietro l’altra con la loro testimonianza, hanno contrastato quello che oramai sembrava uno schema fisso che non si poteva rompere: ovvero il vincolo familistico nella ‘ndrangheta ed a romperlo sono state le donne”.

Se, a conclusione della tornata elettorale, il dato uscito dalle urne dovesse creare le condizioni per un’alleanza tra Monti (appoggiato dall’Udc) e il Pd, cosa pensa potrà accadere in Calabria?

Noi puntiamo a vincere e non puntiamo a vincere per essere sufficienti, perché le riforme del Paese, la riduzione dei parlamentari, la riforma dello Stato richiedono una grossa responsabilità, non si va avanti a colpi di maggioranza. Immagino per tanto un percorso che ci vede vincenti, che ci sappia far parlare anzi che ci rende credibili anche in parlamento perché avendo i numeri sapremo anche discutere con chi può unirsi con i numeri soprattutto nel settore delle riforme quindi nessuna autosufficienza ma l’obbiettivo di vincere è una cosa determinante. Non mi piace vivere in maniera ipotetica ma credo che l’Udc debba rivedere la sua posizione rispetto ad una politica che è stata definita quella dei due forni che ha penalizzato la Calabria e che ha visto vincere il centro destra anche in città dove non avrebbe mai vinto. Non immagino che si possa continuare a mantenere in piedi un modello Calabria frutto del modello Reggio e che si possa parlare di etica morale e risanamento pubblico e di rilancio a Roma”.

Lamezia, nonostante sia presente come comune in diverse società partecipate regionali non riesce ad esprimere rappresentanti e figure dirigenziali espressioni del territorio. Ultimo caso, senza nulla togliere alla professionalità del neo presidente, quello relativo alla nomina ai vertici della Sacal. Riuscirà la politica a far valere l’importanza strategica di Lamezia e del suo comprensorio?

Devo dire che la storia della Sacal è una storia su cui è da tempo che non riusciamo ad avere il nostro peso perché c’è un tentativo di occupare quello che viene considerato il sistema di potere e c’è una città di Catanzaro ha un atteggiamento cui sembra tutto sia dovuto. Sulla Sacal qualcosa va cambiata e soprattutto perché le cose non hanno funzionato per il verso giusto quindi non abbiamo risultati così eclatanti per poter confermare il quadro vecchio e poi è molto seccante che un centro destra che sa che sta perdendo terreno si  arrocchi con le nomine in luoghi dove fa resistenza quasi fossero l’ultima spiaggia. Questo vale sia per la Sacal che per le altre Società . Questo, inoltre, mi porta ad affermare che la Regione è interessata, così come Catanzaro,  a quelli che individua come luoghi di potere e da gestire al servizio di Catanzaro e, dunque, al sevizio di affari che travalicano i confini di Lamezia”.

E’ opinione comune che la Calabria dovrebbe puntare al turismo e valorizzazione delle sue bellezze naturali. Qual è la posizione del PD rispetto alla possibilità paventata dal Pdl su un condono, anche edilizio, del territorio?

La posizione del PD è completamente negativa da questo punto di vista. Siamo contro qualsiasi ulteriore sfruttamento del territorio. Per quanto riguarda la vocazione è chiaro che noi abbiamo la vocazione turistica ma la prima vocazione che può avere un territorio è di recuperare la vivibilità. Chi verrebbe mai ad investire su questo territorio e fare il docente universitario su questo territorio senza avere garanzie di trovare una scuola adeguata per i proprio figli, una sanità adeguata, una città vivibile? Dobbiamo ridare alla nostra Calabria quella vivibilità che oggi non c’è: dalla spazzatura per strada alla mancanza di servizi. Questo ovviamente ci rende attrattivi e competitivi e noi non pensiamo di ipotizzare una Calabria che ce la possa fare senza investimenti. Rendere il proprio territorio vivibile è un modo anche di attrarre”.

Dopo lo scampato pericolo di soppressione di tribunale e procura è ora al vaglio, non ancora approvata in via definitiva, la revisione delle case circondariali. Stando a questo progetto, Lamezia vedrebbe chiuso il suo carcere. Cosa pensa si possa e debba ancora fare per scongiurare tale eventualità?

Sono due cose completamente diverse. Il tribunale di Lamezia è una struttura esistente e valida che va potenziata e l’abbiamo difesa per difendere un luogo di legalità. Per il carcere non ci sono le stesse condizioni, il carcere di Lamezia che da tempo è problematico. Ho visto lo sforzo che fanno gli agenti e chi lo dirige per renderlo accettabile, e tra l’altro in alcune fasi è stato un carcere che ha avuto un record di presenze rispetto alle disponibilità. Nessuna sottovalutazione da parte mia delle aspettative degli agenti e il ruolo da loro svolto all’interno del carcere. Non c’è dubbio che non ha le caratteristiche strutturali che si invocano quando si parla  di un sistema carcerario adeguato dove ci siano degli standard europei. Il problema di Lamezia c’è ed è enorme. Va fatta una riflessione un po’ più meditata”.

La Calabria rimane ai vertici per disoccupazione giovanile. Quali iniziative pensa si debbano intraprendere per invertire tale trend negativo?

“La disoccupazione e l’emigrazione giovanile sono i fatti più gravi che si registrano in Calabria. Si deve iniziare a fare qualcosa su questo tema e le cose che sono state fatte sono poche e non si tratta di trovare la soluzione per 100 o mille laureati.  Si tratta di convertire la tendenza e creare le condizioni che chi vuole investire sul territorio abbia incentivi per creare posti di lavoro soprattutto per giovani e donne ma in maniera massiccia e duratura sul territorio. Bisogna contrastare sia la disoccupazione che il precariato e l’emigrazione. Non sarà cosa facile, ma bisogna ammettere che  da questo punto di vista non è fatto quasi niente”.

Lamezia, da questa tornata elettorale, potrebbe avere un numero maggiore di parlamentari. In cosa potrebbe trarre giovamento la città e l’intero territorio?

“Non mi pare che siano certezze in questa direzione. Nella scorsa legislatura eravamo tre parlamentari una delle due parlamentari non è candidata, sto parlando della D’Ippolito: Galati è ricandidato ed io sono candidata in una posizione utile, diciamo così perché questa legge elettorale ci fa parlare questo linguaggio. Faccio una battaglia di partito ma non si tratta di andare al Senato ma di vincere e quindi avere almeno cinque senatori del PD. Non mi pare così immediato il risultato che a Lamezia ci siano tre o più di tre parlamentari. Ma se dovesse succedere, il rappresentare il territorio non può che essere un vantaggio. Lo è stato nella difesa del tribunale  e lo è stato molto di meno in altre fasi come, per esempio, quando si presentato l’occasione di varare l’utilizzo dei fondi FAS”.

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