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Lamezia Terme – “Ci sono momenti nella vita di una città che sembrano piccoli segnali, quasi invisibili. Ma se li sai osservare bene, capisci che possono trasformarsi in qualcosa di enorme. E oggi, a Lamezia Terme, quei segnali ci sono tutti. Basta camminare per strada, fermarsi qualche minuto in centro, osservare le persone. Li riconosci subito. Hanno lo sguardo curioso e rilassato di chi è in vacanza. Sono turisti”. Ad affermarlo in una nota è Francesco Grandinetti (Lametia e non solo): “E forse, per la prima volta dopo tanti anni, la situazione tanto da me auspicata potrebbe davvero verificarsi, quella di avere una Lamezia Terme visitata, attraversata, vissuta da persone provenienti da altre città e da altri Paesi. Ma dobbiamo avere il coraggio di dirci una verità: la città, tecnicamente, non è ancora pronta. Non perché manchi la bellezza. Anzi. Ma spesso il turista si ritrova spaesato. E allora il rischio diventa enorme. Perché oggi il turismo vive di passaparola. Vive di recensioni, di emozioni raccontate, di foto condivise, di piccoli dettagli. Una città può crescere grazie a un sorriso. Ma può anche essere distrutta da dieci feedback negativi”.

“Ecco perché oggi non mi rivolgo al sindaco o agli assessori – afferma Grandinetti - Non perché non abbiano responsabilità, ma perché i tempi della burocrazia sono troppo lenti, complicati, spesso paralizzati. E questa occasione rischia di passare prima ancora che qualcuno riesca a organizzare un tavolo tecnico. Oggi mi rivolgo direttamente ai cittadini. Ai commercianti. Ai giovani. Ai lametini. Quando vedete uno straniero o un turista, sorridetegli. Chiedetegli se ha bisogno di aiuto. Offrite informazioni. Se avete dieci minuti liberi, accompagnatelo a vedere il castello anche solo da lontano, spiegategli dove sono i mulini, raccontategli la storia della città, indicategli un museo, una chiesa, un punto panoramico. Perché chi arriva in Calabria spesso non cerca soltanto monumenti. Cerca umanità. Cerca il calore che altrove non trova più. Non aumentiamo i prezzi perché “tanto sono stranieri”. Facciamo l’esatto contrario. Se possibile, facciamogli perfino uno sconto inatteso. Oggi forse avremo un euro in meno. Ma domani potremmo avere una città piena di persone che ritornano, parlano bene di noi e portano ricchezza vera. Il turismo non si costruisce solo con gli aeroporti. Si costruisce con il comportamento quotidiano di un popolo. E allora facciamo attenzione anche alla spazzatura. Non lasciamola abbandonata. Difendiamo il decoro urbano come fosse il salotto di casa nostra. Tiriamo fuori le leggende dei nostri nonni, i racconti antichi, i misteri della città, le tradizioni popolari. Facciamo vivere Lamezia attraverso le emozioni.

Come ha fatto Stefano con la sua edicola e così come ha fatto Fabio con il “Mulino delle Fate”, trasformando un luogo in un racconto capace di incuriosire e affascinare. E allora perché non creare anche gruppi spontanei di cittadini volontari? Persone che camminano per la città con un piccolo distintivo con scritto: “Guida Turistica Volontaria”. Sarebbe un gesto meraviglioso”.

“Perché, ad esempio, l’amministrazione comunale non potrebbe individuare alcuni bar, attività commerciali o punti strategici della città affidandogli ufficialmente il ruolo di “Punto Informazioni Turistiche”? Basterebbe una piccola targa riconoscibile all’esterno dei locali. Un simbolo semplice ma chiaro. Un turista vedrebbe subito dove entrare per chiedere informazioni, ricevere una mappa, sapere dove mangiare o cosa visitare. Perché non creare delle vere e proprie “zone franche turistiche” nei centri storici di Nicastro, Sambiase e in Piazza Italia? Zone vive, aperte, snelle, senza l’asfissia della burocrazia. Un turista che passeggia in un centro storico vivo, pieno di piccoli oggetti artigianali, racconti, musica e colori, non sta semplicemente visitando una città, la sta vivendo. Lamezia oggi ha davanti una possibilità concreta. Forse irripetibile. Non perdiamola per superficialità, per disorganizzazione o per pessimismo. Rimbocchiamoci le maniche tutti insieme”.

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