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Lamezia Terme, 14 febbraio - Pare si sia dato ascolto alla famosa invocazione di Nanni Moretti, “dì qualcosa di sinistra”, in un incontro promosso dal Partito Democratico sul tema “L’Italia giusta con il Mezzogiorno al centro”, che si è tenuto presso i locali del chiostro di San Domenico. Tre gli illustri rappresentanti di quella compagine politica, Luciano Violante, responsabile riforme del Partito Democratico, nonché ex Presidente della Camera e della commissione parlamentare antimafia, Sandro Principe, capogruppo PD al consiglio regionale, e Doris Lo Moro, deputato uscente candidata al Senato. Confrontarsi sul tema dell’attenzione al Sud come terra da cui ripartire per ricucire un’idea d’Italia sensibile alle rimostranze di quella parte dimenticata dello stivale, è stato come partire dall’origine di tutti i problemi, così come illustrato dalla giovane Federica Rochira: “L’importanza del Sud come forza di governo – è la sua introduzione lampo - è un tema affrontato in particolar modo dal PD”. Luciano Violante è partito dal suo amore per la Calabria, nel ricordo delle sue tante visite e battaglie a fianco dell’amica di sempre, prima che collega di partito, Doris Lo Moro, per dire, sì, qualcosa di sinistra, in un ecumenico “l’obiettivo è realizzare equità nel paese riducendo le discriminazioni”, ma per esprimere soprattutto una dichiarazione solenne d’intenti di tutto un programma siglato PD, “unico partito senza nome del segretario nel simbolo”, come avrebbe sottolineato più in là, per ribadire proprio l’antiteticità di quel percorso nei confronti di un individualismo sfrenato e a tratti elitario. Come quando parlando di scuola ha ripreso le gaberiane divisioni tra destra e sinistra, a suo dire mai cadute in disuso: “La destra non parla mai di scuola – entra nel dettaglio - perché è per un sapere gerarchico e non diffuso”. Della terra che lo sta accogliendo non nasconde la percezione, come sbirciasse dentro un caleidoscopio di nuda e cruda realtà, di una regione in cui “i difetti complessivi nazionali vengono come moltiplicati”.

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Forme la cui distorta visione Sandro Principe addossa alle responsabilità dei gruppi dirigenti regionali, segni rivelatori di “un fallimento dell’amministrazione Scopelliti, nei settori dei rifiuti, della sanità, della spesa inconcludente dei fondi europei”. E intanto il consigliere auspica che il Mezzogiorno possa finalmente mostrare il suo profilo migliore, con cui “ispirare la sicurezza necessaria ad attirare investimenti esteri”. Sottolinea poi l’importanza della cultura come “veicolo di conoscenza civile” e il bisogno di creare “centri di ricerca”, non mancando infine di dire anche lui qualcosa di sinistra, con buona pace di scavalcamenti e coalizioni contronatura: “la globalizzazione è un processo devastante dal punto di vista sociale”. Anche Doris Lo Moro non nasconde il suo sconcerto “di fronte all’operato dell’amministrazione regionale, che ha dato – è la sua constatazione - tante occasioni di opposizione al nostro partito”, auspicandosi un periodo di rinascimento per la Calabria, che possa avvenire in termini di “ripristino delle regole civili di vivibilità, di sviluppo delle infrastrutture e dei servizi di trasporto, di creazione di posti di lavoro e di scardinamento dei legami tra mafia e politica”. Ha ricordato infine come Luciano Violante  fosse stato accanto alla città, precisamente diciannove anni fa, quando in sua presenza venne apposta la lapide commemorativa in ricordo dei concittadini Franceso Tramonte e Pasquale Cristiano, barbaramente uccisi nel 1991 dalla connivenza tra politica e ndrangheta: “Sangue riscattato – è la sentita dichiarazione della Lo Moro – dall’impegno profuso dalla mia amministrazione per quanto riguarda la legalità e l’attenzione al settore ambientale, con progetti concreti come la realizzazione del depuratore e della società Multiservizi”. Parole dettate dall’amarezza, per cui evocare fantasmi equivale a constatare “che le strade della regione sono invase dai rifiuti”.

Pasquale Allegro

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