
Lamezia Terme - Riceviamo e pubblichiamo la nota del vice presidente dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Catanzaro Giuseppe Moraca in merito alla discussione sul Psc che sta tenendo banco in città da qualche tempo a questa parte in vista della definitiva o meno approvazione in consiglio comunale.
"Un nuovo hobby si sta diffondendo in città: scrivere di urbanistica e critica al PSC. Non c’è giorno che la pagina locale dei quotidiani non riporti considerazioni, pareri e proposte urbanistiche per risolvere i problemi economici, dello sviluppo turistico, industriale ed infrastrutturale di questo nostro martoriato territorio. I tuttologi di turno, rapiti dal raptus irrefrenabile di urbanistaide ipertrofica convulsa, si sfrenano e sfornano ricette risolutive ai mali atavici di Lamezia Terme, in una girandola impazzita in cui vale tutto ed il contrario di tutto, con buona pace per competenze, ricerca, studio ed approfondimento. Ciò che sorprende è che fino a poche settimane fa, i pochi che ci eravamo sforzati di argomentare sui possibili danni derivanti da un piano urbanistico eccessivamente sbilanciato in senso liberista sulle politiche del territorio, eravamo considerati ed additati come talebani, terroristi, detrattori prevenuti nei confronti dell’amministrazione comunale, nemici del sindaco, invidiosi. Oggi scopriamo che avevamo ragione e che se queste osservazioni e levate di scudi da parte di una platea politica oggi così ampia, si fosse mossa due anni fa, quando, convocando una partecipata riunione degli architetti lametini, denunciai l’eccesso di suolo destinato ad attività edilizia nelle sue varie forme e destinazioni, l’eccesso della pratica perequativa, l’assenza di un quadro dei servizi, di spazi attrezzati per parcheggi e istruzione, di soluzioni per la comunità rom, l’assenza di una gerarchia infrastrutturale adeguata ad una moderna viabilità, forse oggi ci troveremmo con un piano urbanistico condiviso, rispettoso e conforme alle indicazioni contenute nel Quadro Territoriale Paesaggistico Regionale, recentemente varato dalla Regione Calabria e a cui i piani urbanistici locali sono tenuti ad adeguarsi. Ciò che stupisce però in questo quotidiano dibattito giornalistico sui temi scottanti delle politiche del territorio, è il silenzio assordante dell’Amministrazione Comunale, del Sindaco, più volte chiamato in causa, ma soprattutto degli apparati tecnici dirigenziali del comune, che hanno condotto per mano, condiviso e difeso a spada tratta tutto l’iter, a loro dire partecipato, del PSC fin qui portato perfino, e forse frettolosamente, all’approvazione della precedente giunta, in prossimità della costituzione della nuova giunta attualmente in carica. Più che un silenzio è un muro, quello che l’ Amministrazione ha eretto intorno a se, anzi un muro di gomma, su cui tutto rimbalza e torna senza risposta al mittente. Della serie: quando c’è un problema meno se ne parla, meglio è. E allora cosa si fa? Si cambia strategia e si cercano nuove alleanze: si convocano le forze politiche, i gruppi consiliari e si propongono “larghe intese”, patti di fine legislatura, accordi di programma, in cui, guarda caso, il punto fisso e intoccabile è l’approvazione del PSC. Nonostante gli scudi sollevati, da destra e da sinistra, da associazioni e da liberi pensatori, nonostante l’incoerenza e la non rispondenza al QTPR, si vuole approvare questo Piano Strutturale Comunale. Perché?".
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