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lamezia_terme_2012

Riceviamo e pubblichiamo

Lamezia Terme, 6 novembre - "La proposta di PSC che verrà fatta al Consiglio comunale pone i consiglieri in una difficoltà comprensibile rispetto all’autorità derivante dal ruolo universitario svolto dal redattore. Questo fatto crea imbarazzo non solo ai consiglieri comunali ma a tutta la classe professionale cittadina. Io sono convinto che un professore universitario dovrebbe fare esclusivamente ricerca e formazione,  la libera professione ai professionisti, ma quando ci sono queste invasioni di campo la proposta progettuale dovrebbe lasciarti senza fiato, stupirti. Invece, il prodotto proposto, non solo è molto scadente, ma per quanto mi riguarda, è offensivo. Occorre spiegare le tante ragioni che di questa proposta ne fanno un obbrobrio culturale. Per evitare di essere di parte, si riporta ciò che l’uomo comune si aspetterebbe di trovare in uno strumento urbanistico innovativo nella sua concezione. Si aspetterebbe di trovare un sistema viario adeguato al peso urbanistico futuro. Un sistema viario di collegamento con le realtà urbane limitrofe. La suddivisione del territorio in ambiti ed una normativa specifica per le problematiche intrinseche dell’ambito. Una definizione dei vincoli reali, ambientali, idrogeologici, di sicurezza. Rispetto della normativa regionale e nazionale. Proposte per lo sviluppo delle risorse del territorio. Salvaguardia della campagna e della montagna. Utilizzazione di tutte le Leggi emanate negli ultimi anni atte ad innescare processi di ristrutturazione urbana. Qualificazione urbana, edilizia ed ambientale. Salvaguardia di quei territori dove si riscontra un tessuto urbano di qualità. Applicazione seria e rigorosa della perequazione. Rivisitazione dei servizi pubblici e proposte di compensazione. Tutto questo ed altro è assente nella proposta di Piano, se questo è vero come è vero, cosa approverà allora il Consiglio comunale. Evidenziate queste carenze gravissime cosa nasconde la proposta, atteso che con caparbietà la si vuole approvare? Il primo che è il più grave, con responsabilità anche penali, per quanto mi riguarda, è la distruzione delle zone “167”, ovvero la zona comunemente detta delle Cooperative. Queste zone completamente edificate per quanto concerne le abitazioni, devono vedere realizzati i servizi,  che per quanto stabilito dalla Legge, hanno diritto a vederli realizzati nel proprio Comparto, cosa alquanto logica.

La proposta, invece, prevede che sulle aree standard dei comparti si vadano a realizzare altre abitazioni, aggravando così il peso urbanistico, e cancellando i servizi. A questo proposito c’è da rilevare una chicca che potrebbe interessare la Corte dei Conti. La P.A. starebbe facendo pagare alle Cooperative la monetizzazione delle aree standard, cosa giusta se con quei soldi si acquisissero e realizzassero i servizi, invece verrebbero distratti per altre finalità. Pertanto chi abita nelle cooperative non solo non avrà mai i servizi che gli competono per legge, ma li dovrà comunque pagare al Comune pur non avendoli.  Chi non ricorda le grandi polemiche sulla metropolitana di superficie, provate ad individuarla sulla bozza presentata, non esiste, come mai? Il Piano non prevede nemmeno l’ampliamento delle viabilità esistenti, quale sarà il futuro della mobilità con la previsione di aumentare il peso urbanistico. La mancanza dei comparti comporterà che non saranno applicabili le Leggi come i P.I.N.T- P.R.U.-RIURB- P.R.A. , saremo tagliati fuori da finanziamenti regionali, nazionali ed europei. Dopo oltre cinquant’anni di permanenza di vincoli ambientali che in detto periodo hanno visto stravolto il territorio originario ci si sarebbe aspettati una loro rivisitazione , invece nulla come se tutto fosse rimasto coma cinquant’anni fa. L’art. 20 del REU sul condono edilizio, difeso dal Progettista come cosa possibile, salutato positivamente da personaggi di spessore giuridico di sostegno alla maggioranza politica,  di cui sarebbe interessante avere i nomi per verificarne i titoli accademici, lascia basiti. Questo Piano ha una connotazione fortemente ambientalista, si fa per dire, per il solo fatto che mezza città è destinata a Parco Pubblico, come se fossimo a NEW YORK e disconoscessimo la campagna. La scelta si basa evidentemente su una aberrante interpretazione della perequazione, cosa che nella proposta è completamente assente.

Da quale norma legislativa o regolamentare nasce l’obbligo che i cittadini devono lasciare il 50% del loro terreno, gratuitamente al Comune. La legge nota è quel decreto n.1444/68 che introduce gli standard, altro non esiste. Il cittadino lametino dovrà rinunciare al 50% del suo terreno, sulla restante parte lasciare altro terreno a standard e strade, condizione imposta come ricatto non come proposta, chi non accetta il suo terreno torna ad essere agricolo. La legge regionale stabilisce:” ..che la perequazione…rende indifferente la proprietà delle aree rispetto alle scelte di Piano,dato che non ci sarà più distinzione tra aree private ed aree pubbliche” ed ancora:” A tutte le aree così individuate potrà essere assegnato un Indice Territoriale di Base  (plafond di edificazione). Ma dove sono queste cose nella proposta? La cosa sconvolgente per chi si è dichiarato ambientalista, paesaggista, urbanista progressista, naturalista è l’art. 73 sugli insediamenti diffusi in piena campagna.  In sostanza si è introdotta una norma che consentirà nella legalità di costruire ovunque, atteso che le superfici interessate sono svariate decine di ettari, che avranno un indice di 0.25 mq/mq di molto maggiore di quello previsto per i parchi urbani che è di 0.1, e senza lasciare terreno al Comune, ulteriore atto di democrazia mancata. Non solo questo, ma per favorire l’edificabilità ci si è inventato il lotto intercluso da due lati, che è una stupidaggine in sé, eppure c’è chi ha il coraggio di scriverle queste cose, insomma basta una strada ed una casa e si costruisce a ripetizione. Pare che questa soluzione illuminante sia stata chiesta direttamente dal Sindaco, complimenti a lui ma ancora di più a Crocioni.  A questo proposito bisogna rilevare che per la scelta di queste aree “rosa pallido”non si é seguito nessun criterio scientifico, anche qui la Procura avrebbe molto da lavorare. Altra cosa da rilevare è l’accettazione di una proposta che vede trasformare 130 ha di terreno sul mare da agricolo a turistico, si pensi alla gratitudine del proprietario. E’ del tutto evidente che questa proposta di Piano è finalizzata a distruggere il territorio, favoriremo così altre concentrazioni urbane regionali, in esso non si rileva nessuna idea di città, né si capisce come sivalorizza la costa, le terme, la pianura, la montagna. Non si capisce come si salvaguarda la campagna atteso che la si lascia aggredire da una forma non  controllata di edilizia diffusa. Come si potrebbe concludere una riflessione così puntuale sulle accozzaglie prospettate se non urlare: “Fermate tutto” e ripartiamo da zero, spero che nessun consigliere comunale si vorrà  trasformare nel Bruto che tutti conosciamo".

Pasquale Materazzo, ingegnere ed ex sindaco di Lamezia Terme

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