
Lamezia Terme, 11 giugno - “Chiudere un tribunale al Sud non è lo stesso che chiuderlo in Lombardia o in Liguria. Il governo Monti sta attuando la legge delega già approvata dall’esecutivo guidato da Berlusconi. Noi del Pd potevamo anche scegliere di far saltare questo processo riorganizzativo del sistema giudiziario nazionale, ma abbiamo optato per la razionalizzazione di tutto l’apparato giustizia perché nessun altro governo futuro si cimenterà in questa grande operazione di riordino”. Lo ha detto Andrea Orlando, responsabile nazionale del settore Giustizia del Partito democratico che, oggi pomeriggio, ha tenuto una conferenza stampa nella sezione Primerano di corso Numistrano a Lamezia. Prima dell’incontro con i giornalisti, l’esponente del Pd si è recato in tribunale dove si è intrattenuto con i magistrati e gli avvocati lametini, ascoltando le ragioni della protesta e soprattutto prendendo atto dell’intensa attività che caratterizza la struttura cittadina, un presidio importante di legalità che deve fronteggiare la continua insidia della criminalità organizzata. Orlando è stato affiancato dalla parlamentare del Pd, la lametina Doris Lo Moro e da molti altri esponenti locali del partito. Insieme alla delegazione politica anche una nutrita rappresentanza di avvocati e i consiglieri del Pd in seno al civico consesso lametino. Sulla sorte dei tribunali calabresi, Orlando è stato molto cauto, ha precisato che il decreto ministeriale che sancirà la nuova mappa della giustizia italiana con l’eventuale soppressione o mantenimento dei tribunali disseminati nelle varie regioni, sarà pronta a fine giugno. Quindi poi ci saranno i mesi estivi per organizzarsi in base alle nuove disposizioni ratificate dal ministro e dal Parlamento. “Nell’esaminare i vari casi territoriali – ha sottolineato De Orlando – tutti hanno riconosciuto una specificità calabrese che è l’emergenza criminale, gli stessi magistrati hanno chiesto con decisione il mantenimento dei presidi ma anche il rafforzamento dell’organico”. Il rappresentante del Pd si è poi rivolto ai parlamentari lametini. “Se agitiamo ognuno la nostra bandiera arrogandoci vittorie e conquiste, facciamo una battaglia di campanile che non difende la specificità calabrese e rende vana ogni azione fatta finora. Certe dichiarazioni che indicano con certezza la salvezza del tribunale lametino – ha fatto notare Orlando - sono improvvide”.

Doris Lo Moro ha tenuto a sottolineare l’impegno del partito che fin dal primo momento ha sposato la causa di tutti i tribunali calabresi a rischio di chiusura. “La linea del Pd è sempre la stessa – ha commentato la deputata – per noi esiste il ‘caso Calabria’. La riorganizzazione del settore giustizia va fatta ma è necessario tenere conto degli uffici da salvare e quindi bisogna fare una attenta valutazione su cosa bisogna sacrificare”. Lo Moro ha poi insistito sul fatto che “Lamezia è considerata una priorità in quanto terza città della Calabria”.

L’avvocato Italo Reale ha fatto sapere che il comitato civico nato per salvare il tribunale ha indetto un’ennesima manifestazione per le 20.30 di venerdì in piazza della Repubblica “perché ci rendiamo conto che questa città ha un grande bisogno di giustizia. Inoltre, notiamo che c’è una ritrovata consapevolezza della politica che ha imparato a stare al suo posto”. L’avvocato ha poi rimarcato: “Non abbiamo bisogno di un tribunale in meno ma di uffici che funzionino”. Giovanni Puccio, commissario cittadino del Pd, ha dichiarato che il partito “vuole garantire una mobilitazione civile al fine di raggiungere il tanto agognato obiettivo del mantenimento del tribunale. La razionalizzazione imposta dalla legge delega non può essere fatta a tavolino, ma è determinante per tenere conto delle esigenze territoriali”. All’incontro nella sezione Primerano c’erano anche alcuni esponenti del comitato sorto per salvare il tribunale di Rossano, anch’esso a rischio soppressione secondo il piano di riordino del sistema giudiziario varato dal dipartimento del ministero della giustizia.
di Maria Scaramuzzino
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