
Lamezia Terme – Potrebbero arrivare nei prossimi giorni novità sul fronte accesso antimafia al Comune di Lamezia Terme. Una ipotesi che sembra diventare sempre più concreta anche se dalla Prefettura di Catanzaro vige il massimo riserbo e le bocche sono cucite sull’argomento. In via Perugini tutto tace ma rimane, quello dell’accesso antimafia, una imminente novità. Sono ancora forti le scottature dei due scioglimenti del consiglio comunale, nel 1991 e nel 2002. Quindici anni dopo, però, sembra essere tornati al punto di partenza. E pare che i presupposti ci siano tutti.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’operazione Crisalide che ha incastrato vertici e gregari della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri ma che ha fatto finire nel turbinio giudiziario anche l’ex vicepresidente del consiglio comunale, Giuseppe Paladino. Lui, infatti, risulta indagato insieme al padre e all’ex consigliere Pasqualino Ruberto: uno stralcio dell’inchiesta fa riferimento ai rapporti intercorsi tra politici e alcuni elementi della cosca. Ma c’è anche la questione della consigliera Marialucia Raso: il suo fidanzato, Alessandro Gualtieri, è uno dei fermati proprio nell’operazione della DDA di Catanzaro. Per ora si è autosospesa, ma l’autosospensione non è una opzione contemplata dal Tuel. Intanto, per motivi diversi, sono due gli assessori che hanno deciso di dimettersi dal loro incarico: Massimiliano Carnovale e Angelo Bilotta, ma sono più di uno i rumors che danno per prossimi, anche le dimissioni di qualche altro assessore.
Se dovesse arrivare la Commissione d’accesso agli Atti, sarebbe il Prefetto Luisa Latella a doverlo disporre, su delega del ministro Minniti. Tre i mesi di attività, prorogabili per altri 3 mesi, al termine dei quali la commissione dovrà redigere una relazione conclusiva che invierà al Prefetto. Sarà lo stesso Prefetto a redigere un’altra relazione, entro 45 giorni, da inviare al Ministro dell'Interno “previa consultazione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica integrato dal procuratore della Repubblica competente per territorio e dal Procuratore Distrettuale antimafia competente per territorio”. Il compito di avanzare la proposta di scioglimento al Presidente della Repubblica, se lo ritiene doveroso, sarà del Ministero dell’Interno. Il massimo esponente della Repubblica, invece, emetterà il decreto di scioglimento, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri entro 3 mesi a decorrere dalla presentazione della relazione del Prefetto.
Claudia Strangis
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