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Lamezia Terme - “Promesse e Bla bla bla, Scordovillo la vergogna di questa città”. Questo il manifesto affisso all’ingresso del Comune di Lamezia Terme dai militanti di Azione identitaria. “L’ultimo incendio che la comunità rom ha appiccato all’interno del campo, sabato scorso, e che ha destato rabbia in tutta la città – affermano inoltre in una nota - non è altro che l’evento parossistico di questa piaga e di questa vergogna che insiste a Lamezia Terme  da ormai 35 anni e che è stata favorita da tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute negli anni con enormi responsabilità di quelle di sinistra nel loro ventennio rosso, nel corso del quale il campo di Scordovillo è cresciuto di residenti con gli arrivi di altri rom provenienti da altre zone della Calabria, sensibili al richiamo delle sirene di amministrazioni comunali che, incredibilmente superandosi in questo, hanno considerato i residenti del più grande campo del mezzogiorno sia come rom e sia, ovviamente come loro status giuridico riconosciuto, italiani, privilegiandoli pertanto nell’assegnazione di benefit di ogni tipo sancendo, in tal modo, per essi una corsia preferenziale a discapito di tutti i lametini per Ius Sanguinis. 

L’attuale sindaco, eletto con sue liste civiche e con l’appoggio dei partiti di centrodestra, Paolo Mascaro ha più volte promesso in campagna elettorale ed anche nei giorni successivi al suo insediamento in via Perugini che il campo rom sarebbe stato smantellato entro un anno (nonostante una ordinanza di sgombero della Procura datata 2011), ma a due anni e mezzo quasi del suo mandato, e dopo gli ennesimi fumi tossici alzanti in cielo da Scordovillo, ha  dichiarato di non avere la minima possibilità ed idea di realizzare quanto promesso alla città, arrendendosi e chiedendo l’aiuto dello Stato.

Noi di Azione Identitaria non abbiamo mai creduto alle promesse di nessun politico perché sappiamo benissimo – proseguono ancora - il ghiotto bacino di voti che quel campo ha sempre portato sia ai candidati sindaci che a molti candidati consiglieri comunali e, pertanto, il persistere dello “Status quo” è stato sempre sinonimo di garanzia di preferenze elettorali.

La piaga di Scordovillo in tutti questi anni di immobilismo e di fallite politiche di integrazione ha anche creato altri due pericolosi ed invivibili ghetti in città: “Ciampa di cavallo” e San Pietro lametino, zone in cui i residenti di etnia rom esercitano ogni tipo di vessazione su quelli autoctoni senza che nessun amministratore se ne sia mai seriamente preoccupato. Una vergogna a cui la politica e tutte le istituzioni assistono inermi mentre nella zona franca di Scordovillo i rom continuano a tenere sotto scacco un’intera città”. 

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