
Lamezia Terme, 30 novembre - Già nel 2005 il WWF parlò del lametino come dell’eldorado dei rifiuti. Una situazione sotto gli occhi di tutti che più volte abbiamo denunciato. Uno stupro ambientale che come hanno fatto emergere le recenti indagini della magistratura ci parlano di una illegalità diffusa, potuta accadere, come abbiamo spesso segnalato, per la mancanza di controlli e per l’assenza di un coordinamento tra i vari enti deputati al controllo del territorio e al rispetto delle normative ambientali. A questo hanno fatto da contrappunto il disinteresse totale di molte forze politiche rispetto alle scelte attuate in questa regione sul ciclo dei rifiuti e sul ruolo di pattumiera della Calabria che si è assegnato – nei fatti – al territorio lametino. In questa regione si è scelto – in contrasto con gli stessi principi fissati dalla comunità europea e dalla legislazione nazionale – di privilegiare la costruzione di grandi impianti di trattamento e di smaltimento dei rifiuti a discapito di azioni tese a privilegiare la riduzione, la raccolta differenziata e il riciclaggio dei rifiuti. Basti pensare che quando nel 1997 l’allora ministro Napolitano commissariava la Calabria lo stesso imponeva degli obiettivi precisi tutti regolarmente disattesi. Il decreto di commissariamento indicava tra l’altro:
l’attivazione, entro il 31 dicembre 1997 della raccolta differenziata in tutti i comuni della regione con il 35% di raccolta differenziata entro il 2000 a tutt’oggi non raggiunto. Tutto al fine di superare definitivamente il ricorso alle discariche;
l’autosufficienza degli Ato nel ciclo dei rifiuti e la bonifica delle discariche - come quella lametina ubicata sul margine del torrente Bagni;
di limitare lo smaltimento residuale in discarica operando in un numero ridotto di discariche pubbliche;
vietare l’ingresso di rifiuti provenienti da altre regioni.
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