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Lamezia Terme, 2 agosto - Il sindaco di Lamezia, Gianni Speranza, ha ricevuto nella sala giunta del Comune i primi cittadini di Riace e Acquaformosa, Mimmo Lucano e Giovanni Manoccio, che hanno dato vita al modello accoglienza per i rifugiati riconosciuto dall’Alto commissariato dell’Onu e da tutta la comunità internazionale.  I due amministratori sono stati accolti dagli esponenti del governo lametino e da alcuni dirigenti comunali. In queste ultime settimane, i due sindaci hanno fatto lo sciopero della fame per protestare contro la mancata erogazione dei fondi a favore del progetto “Emergenza nordafrica” da parte della Protezione civile regionale. Il progetto è nato l’anno scorso in seguito ai numerosi sbarchi di profughi verificatisi sulle coste calabresi, primo approdo della salvezza per migliaia di stranieri fuggiti via dalle rivolte dei Paesi del Maghreb. Speranza ha definito i due amministratori e le realtà di accoglienza e integrazione che essi hanno creato “ l’immagine migliore di una Calabria bella che, da sempre,  è terra generosa. Immagine di un popolo come quello calabrese che, più di ogni altro, riesce a concretizzare la convivenza con altre etnie”. Lucano e Manoccio hanno evidenziato: “Il nostro modello accoglienza è stato riconosciuto dall’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati. Abbiamo ricevuto notevoli riscontri a livello nazionale e internazionale ma non siamo riusciti ad aprire un dialogo, un confronto proficuo con gli enti e le istituzioni locali. In questi mesi abbiamo incontrato persone ‘sorde e assenti’. Se non avessimo fatto una protesta forte come lo sciopero della fame, non avremmo ancora ottenuto alcun risultato”. Lucano e Manoccio hanno ribadito che “il dopo-Rosarno non è servito a nulla e che sembra proprio che il modello di accoglienza di Riace e Acquaformosa, apprezzato dalla comunità internazionale, non interessi il governo calabrese. Eppure – hanno insistito i due amministratori – il prefetto della Protezione civile nazionale, Franco Gabrielli, ci ha ringraziato per la disponibilità dimostrata ad accogliere i profughi che l’anno scorso arrivavano con gli sbarchi. La Calabria che è l’ultima regione in tutte le classifiche del Paese, ha dato una lezione forte ad altri territori, come la Lombardia, che hanno chiuso le porte agli stranieri”. E’ stato anche sottolineato che, a livello nazionale, si ha l’intenzione di ampliare la rete Sprar che, in Calabria, conta già due province e 7 comuni coinvolti. “Individuare altre cittadine che possono applicare sul loro territorio il modello accoglienza già collaudato – hanno concluso Lucano e Manoccio – sarebbe davvero un passo avanti molto importante per la nostra regione perché si potrebbero costruire nuove ed incisive sinergie”.

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