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Lamezia Terme, 11 gennaio - È stata la conferenza stampa del sindaco Gianni Speranza. Punto. Anche se nella stanzetta adibita agli incontri con i giornalisti si è stati come asserragliati tra assessori e consiglieri vari, l’ultima parola, come la prima, è appartenuta in tutte le sue declinazioni al solo e pacato Gianni Speranza, in tenuta di sincero confidente della situazione politica attuale. Tra i motivi forti di questa sua chiamata al disarmo, in un monologo chiarificatore che superi sigle e siglette, la volontà di ribadire che non tira assolutamente aria di polemica tra il sindaco e la maggioranza di centrosinistra, tra il PD e Speranza, tra PD e SEL, quest’ultimo ambito suo di appartenenza: “Il fatto che io faccia parte di un partito è una scelta mia individuale – chiarisce il primo cittadino – ma il mio governo si è sempre distinto per essere corretto e imparziale, sganciato e autonomo, perché io non sono il sindaco di SEL, ma di tutti, anche di quelli di destra”. E per dare forte sostengo a questa dichiarazione, butta l’occhio su alcune note appuntate e sciorina i dati elettorali delle ultime elezioni comunali: “Al primo turno ho ottenuto 18.564 voti, 4000 in più di tutte le liste del centrosinistra, mentre al secondo turno mi hanno votato altri 4400 cittadini”. Esprimendo in cifre quanto egli desideri soprattutto rispettare il patto che ha stretto con i cittadini e con tutto il centrosinistra, “un impegno soprattutto morale”.

Gianni Speranza insomma smania per ricompattare la maggioranza, fuori da ogni conflitto - secondo lo stesso sindaco costruito e amplificato dalla stampa stessa - e lo attesta la mancanza nel tono di ogni verve polemica, perché il suo obiettivo è di giungere ad una nuova comunione d’intenti, “non solo fino al termine del mandato, ma anche per costruire qualcosa che si spinga oltre, in un’ottica di proiezione al futuro”, oltre Speranza stesso insomma. La premessa all’incontro di distensione degli animi ci sta tutta: galeotto fu un intervento a spada tratta del Pd, nella persona del segretario cittadino Tonino Barberio, in cui si accusa il sindaco Speranza di tradire gli accordi con il centrosinistra e con i cittadini stessi, allorquando si rivelasse concreta la sua volontà di candidarsi al Parlamento. Il tutto farcito di un paragone scomodo con un personaggio come Traversa, sindaco di Catanzaro che ha deciso di dimettersi restando assiso alla poltrona romana. “Quelle parole mi hanno offeso profondamente e lo ripeto – fa il punto Speranza – non mi sono candidato perché mancano ancora due anni mezzo alla fine del mandato, e la legge mi avrebbe allora obbligato a dimettermi subito e di conseguenza a commissariare la città, a quel punto venendo meno davvero al patto stretto con la città”.

E Gianni Speranza non ha indetto questa conferenza stampa per ribattere punto per punto, o per riportare vittoria e ragioni (“io non voglio scuse”) sugli scontri degli ultimi giorni, anche perché a suo dire questi non sono mai avvenuti (“c’è stato un atto unilaterale di rottura), ma per ribadire che è giunto il momento di serrare le fila, “perché bisogna partire dai fondamentali – è il nocciolo della questione – capire insomma se la fiducia c’è o non c’è”. E poi annuncia che il pomerigio del 20 gennaio si terrà un incontro con i cittadini, per tirare le somme dell’anno appena trascorso; tenendosi sempre stretto quel suo foglietto di appunti, a dimensione e misura di un patto con la città.

Pasquale Allegro

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