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Ruberto-Pasqualino55

Riceviamo e pubblichiamo

Lamezia Terme, 21 novembre – La paventata chiusura della stazione ferroviaria di Lamezia Terme scuote, ancora una volta, gli animi dei cittadini e il Movimento Labor si esprime reagendo con forza, in un appello a trecentosessanta gradi che coinvolge tutti gli amministratori lametini, di destra, di sinistra e di centro. In un periodo di grandi cambiamenti sociali, economici e demografici, come quello odierno, le istituzioni pubbliche hanno la necessità e il dovere di consolidare e rafforzare, nel proprio territorio, la loro capacità di ascolto e di confronto con la società civile nelle sue diverse manifestazioni sarebbe un errore pensare che si tratti solo di una mera attività di servizio delegata soltanto agli organi esecutivi che definiscono e attuano le politiche, poiché vi è una chiara necessità  di intercettare e valorizzare tutti i saperi e le conoscenze di cui la società  civile è portatrice, nonché di porre particolare attenzione all’efficienza di tutti quei servizi di cui un contesto urbano di centralità regionale come il nostro, necessita. E' doveroso verificare  quali siano le risposte, i punti di incontro, la partecipazione tangibile della politica nella realtà della società civile e, nello stesso tempo, incentivare tutti quei punti di forza, cardini strutturali del tessuto sociale, economico e produttivo, che vanno garantiti e semmai implementati, non certo indeboliti, per creare lo sviluppo che passa soprattutto da essi e soltanto tramite essi può plasmarsi sul territorio. Spesso purtroppo apprendiamo che, queste speciali piattaforme di aderenza democratica, direttrici di sviluppo e di benessere, come può essere la stazione ferroviaria di Lamezia Terme centrale, o l’asse ferroviario che ci collega con la parte ionica della nostra Regione (tuttora  non operativo), vengono ridimensionate o  lasciate al loro destino. Anche la paventata chiusura della casa circondariale rappresenta un ulteriore smacco per la terza città della Calabria, considerato che oltre ad un impoverimento strutturale, Lamezia subirà grossi ridimensionamenti in termini occupazionali e di circuiti di ritorno economici. Si difendano a grido i lavoratori lametini e le risorse economiche che le strutture ancora presenti richiamano dall’esterno.  Si decida, una volta per tutte, se si vuole lasciare Lamezia nel suo status di grande paese o la si vuole trasformare in una vera città a carattere metropolitano e a valenza regionale, difendendo quantomeno ciò che si ci vuol togliere e attuando progetti di grande e lungimirante sviluppo. Ancora una volta, dunque, la dirigenza Labor si rivolge alla classe politica amministrativa della città, dai semplici consiglieri comunali a tutti i parlamentari lametini, chiedendo con forza di mettere in atto ogni procedura possibile, nell’ambito delle proprie specifiche funzioni istituzionali, per ridare dignità e storia ad un territorio quasi sempre mortificato da iniziative governative atte a penalizzarne incremento e crescita. Si difenda almeno ciò che ci rimane perché siamo consapevoli che la partita si giocherà, almeno in parte, sulla centralità regionale e mediterranea del nostro territorio, in cui agricoltura, turismo, cultura, attività produttive, trasporti, portualità e green economy potrebbero costituire un mix di sviluppo da cui ripartire in maniera seria. Ma per fare questo il nostro territorio va innanzitutto salvaguardato e tutelato, soprattutto da tutte quelle azioni dannose atte ad  impoverirne la funzionalità, la centralità e la perdita di luoghi e spazi, istituzionali e non, collettori di sviluppo e di partecipazione alla vita civile e democratica”.

Movimento Labor Lamezia

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