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Lamezia Terme, 30 gennaio - Riceviamo e pubblichiamo un intervento dell'onorevole Doris Lo MOro, candidata al senato con il PArtito Democratico, sull'allarme lanciato dalla Cgil sulla spesa sociale. Ecco cosa dice la parlamentare lametina.

"L’allarme lanciato dalla CGIL sulla spesa sociale mette a nudo una situazione oramai   insostenibile soprattutto in regioni, come la Calabria e altre regioni meridionali, in cui i servizi sociali e socio-sanitari sono assai carenti e richiederebbero investimenti e non tagli. Nella logica dei tagli lineari che è prevalsa nel governo di centrodestra non si è operata alcuna distinzione tra i vari settori della spesa pubblica e all’interno delle voci di spesa non si è operata alcuna differenza tra le spese per investimenti, che comportano un ritorno in termini occupazionali e di qualità della vita, e le spese riducibili, dietro cui spesso si nascondono ruberie e sprechi. Il prezzo maggiore lo stanno pagando le fasce più deboli e le famiglie. Il totale delle risorse del Fondo nazionale politiche sociali destinate alla Regione Calabria tra 2003 e 2011 è diminuito dell’82%, come dire che è stato quasi annullato. La prospettiva di uno smantellamento graduale delle conquiste sociali, partendo dall’idea che il nostro Welfare è un lusso e che mantenendo certe conquiste sociali si sia "vissuto al di sopra dei nostri mezzi", è inaccettabile. Tutto questo avviene in una situazione in cui la frattura nelle politiche sociali, in Calabria, assume i contorni di un baratro rispetto al resto dell’Italia e con i Comuni che garantiscono il 75% della spesa. Gli enti locali calabresi sono riusciti, pur nelle attuali difficoltà, a garantire una spesa corrente pro capite media sul sociale di 31 € contro una media nazionale di 93 €. La differenza della spesa sociale in Calabria è comunque evidente: penultimi nella spesa sociale pro capite, ultimi nella spesa per asili nido, servizi all’infanzia e minori. Meno di 2 € pro capite per i servizi all’infanzia; in Emilia se ne spendono oltre venti volte tanto (44 €) e oltre 10 volte nella media italiana (25 €). La grande assente in questa situazione è ancora una volta la Regione in cui si avverte la mancanza di politiche chiare e ragionate sul sistema di welfare regionale considerate anche le competenze in materia. Non si esce dalla crisi a furia di tagli, con politiche sociali sempre più avare, sempre più povere. La domanda corretta è, in questa situazione, se le donne, gli anziani, i disabili, i minori, possono fare a meno di un sistema di welfare moderno ed efficiente. Su questi temi il programma del PD è chiaro e lineare rispetto ad una "civiltà sociale" che va difesa e rappresentata soprattutto in Calabria. Ciò può avvenire solo se si abbandona la prospettiva statica che si accontenta di alleggerire le difficoltà contingenti, per adottare una prospettiva in termini di “traiettoria di vita”. In questa prospettiva dovrebbero essere le donne e i bambini innanzitutto ad attrarre la nostra attenzione perché sono i soli soggetti in grado di accrescere le risorse da destinare alle pensioni future. Guardando all’attuale gestione del settore nella regione Calabria, c’è da essere sconfortati da una politica autocelebrativa che non sembra cosciente nemmeno della gravità della situazione. Serve una tutela nazionale dei livelli essenziali delle prestazioni e dei livelli essenziali di assistenza che consenta ai cittadini calabresi e meridionali di pretendere servizi e diritti e di smantellare un sistema che regge su presupposti clientelari e meramente assistenziali. Anche su campi di competenza regionale serve un governo capace di salvaguardare l’unità della nazione e l’omogeneità dei servizi. Anche per questo il voto alle politiche è fondamentale. Abbiamo visto di cosa è stato capace il centrodestra nazionale e regionale. Conosciamo i limiti del governo Monti rispetto alla salvaguardia delle fasce deboli. Toccherà alla coalizione di centrosinistra e a Bersani offrire le garanzie che finora sono mancate, per un’Italia giusta".

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