
Roma, 21 maggio - La parlamentare Doris Lo Moro (Pd) interviene appena appresa la notizia degli arresti di questa mattina a Reggio Calabria che vedrebbero il coinvolgimento di alcuni esponenti politici calabresi. "Continua l’elenco dei candidati al consiglio regionale della Calabria finiti in manette per reati di mafia. Tra le 15 persone appartenenti alla cosca Commisso di Reggio Calabria, arrestate questa mattina ci sono un consigliere comunale del Comune di Siderno, un ex consigliere provinciale e l’ex consigliere regionale Cosimo Cherubino. Quest’ultimo - specifica - era stato eletto nelle liste dello SDI nel 2005 con 6.689 voti di preferenza. Alle ultime elezioni regionali è transitato nel Pdl ed è stato candidato nella lista della provincia di Reggio Calabria, ottenendo 6.546 voti (quasi gli stessi voti, nonostante il cambio di casacca), non sufficienti per essere eletti (nella stessa lista provinciale Santi Zappalà, arrestato a inizio legislatura, aveva ottenuto 11.078). C’è da chiedersi - si domanda poi - se l’aver candidato persone poi inquisite e magari condannate (come Santi Zappalà) possa restare senza conseguenze sui partiti che ne hanno tesaurizzato i voti". "Certo - prosegue l'esponente del Pd - la responsabilità penale è personale e, per quanto riguarda Cherubino, candidato non eletto alle ultime elezioni regionali, si è ancora davanti ad un arresto e non ad una condanna. Ma, davanti al fatto, che per i partiti non sembrano sufficienti gli impegni formali e i codici etici, il legislatore deve essere capace di trovare un qualche (parziale) rimedio".
"In base a queste considerazioni - conclude e annuncia - ho presentato un emendamento alla proposta di legge sul finanziamento ai partiti, in discussione alla Camera, che prevede una decurtazione in danno dei partiti o movimenti che hanno candidato un soggetto poi eletto, condannato con sentenza definitiva per reati contro la pubblica amministrazione ovvero per voto di scambio o per reati di mafia. Gli episodi giudiziari che si susseguono in tutt’Italia, a carico di politici e di eletti, dovrebbero agevolare la condivisione dell’emendamento che lascia comunque aperta una questione politica (e morale) non risolvibile con la sola riduzione dei contributi".
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