
Lamezia Terme - "Un bambino si avvicina alla webcam, fa una smorfia, poi scoppia a ridere. Sullo schermo una piccola intelligenza artificiale prova a indovinare: è felice, è triste, è sorpreso? A volte ci prende. A volte no. E quando sbaglia, il bambino non si arrende: si gira verso chi lo accompagna e chiede perché".
È una scena che, dal 23 al 25 ottobre, si è ripetuta decine e decine di volte allo stand C8 dell'Area Discovery di Maker Faire Rome, la grande fiera europea dell'innovazione ospitata al Gazometro Ostiense. Dietro quello stand c'era un pezzo di Lamezia Terme: Piccolo Informatico, il progetto educativo ideato da Francesco De Lorenzo e Fabiana Colistra, selezionato per il secondo anno consecutivo attraverso la Call for Makers.
Insegnare a una macchina
Il laboratorio, spiegano: "era semplice solo in apparenza. I bambini mostravano alla webcam le loro espressioni, raccoglievano gli esempi e guardavano l'intelligenza artificiale imparare. Poi scoprivano il suo punto debole: con pochi esempi, o esempi tutti uguali, la macchina si confonde. Senza bisogno di spiegazioni complicate, capivano da soli che un'AI è brava soltanto quanto i dati che le diamo. Accanto, i computer della Rotobit Race rena non restavano mai liberi. Ogni bambino alla sua postazione, 180 secondi sul cronometro, domande e attività sempre diverse: un labirinto da risolvere, un disegno in pixel art da completare, un codice segreto da decifrare. Ogni sera la classifica premiava i tre più bravi. La gara era pensata per i bambini dai 5 agli 8 anni, ma a mettersi in fila sono arrivati anche ragazzi fino a 12 anni. Alla fine dei tre giorni, i bambini passati dallo stand erano più di duecento".

Una famiglia, due mestieri
Piccolo Informatico, precisano gli ideatori "nasce dall'incontro di due mestieri sotto lo stesso tetto. Francesco è ingegnere informatico, Fabiana maestra di scuola primaria. Lui porta il codice, lei la classe, cioè la conoscenza di come impara davvero un bambino. E poi c'è Sara, la loro figlia, che del progetto è diventata la mascotte, insieme a Rotobit, il robottino verde che accompagna i piccoli in ogni attività. L'idea parte da una constatazione che ogni genitore conosce. I bambini di oggi parlano con il telefono, gli chiedono le cose, gli danno comandi, e il telefono risponde sempre. Sanno usare la tecnologia meglio di molti adulti, ma quasi mai sanno cosa succede dall'altra parte dello schermo. Piccolo Informatico vuole cambiare proprio questo: far sì che i bambini non siano soltanto utenti, ma piccoli esploratori capaci di capire, e un giorno costruire, gli strumenti che usano ogni giorno".
Il prossimo passo
I tre giorni romani hanno lasciato a Francesco e Fabiana tanti incontri: "genitori che chiedevano come continuare a casa, insegnanti che volevano portare le attività in classe, centri culturali e progettisti di giochi e videogiochi per bambini. Intanto il progetto cresce. Su piccoloinformatico.it ci sono tre percorsi per i bambini dai 5 agli 8 anni e tre guide per docenti e genitori, e ora è in arrivo «Missioni con l'AI», un nuovo percorso per spiegare l'intelligenza artificiale ai più piccoli. Il sogno, per una maestra e un ingegnere lametini, è che sempre più famiglie possano scoprire insieme ai propri figli come funziona la tecnologia che tengono ogni giorno tra le mani. Perché quella domanda nata davanti a una webcam a Roma, «come fa a capire che sto sorridendo?», merita una risposta in ogni casa, a Lamezia e ovunque".

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