
Gioia Tauro - Dopo la comunicazione della scelta del porto di Gioia Tauro per accogliere le armi chimiche provenienti dalla Siria, si è scatenata la protesta a partire dalla disapprovazione dei cittadini calabresi sui social network, dei Sindaci dell’area, all’opposizione del governatore Scopelliti. Mentre, dall’alto, sono convinti della scelta di ieri “il porto non chiuderà” ribadisce il ministro Lupi. “È comunque giusto - dichiara oggi Maurizio Lupi entrando a Palazzo Chigi - coinvolgere i sindaci, gli enti territoriali e la Regione nelle fasi di transito delle armi chimiche siriane nel porto di Gioia Tauro. Tutti insieme possiamo garantire maggiore sicurezza”. "Si tratta della più importante operazione di disarmo degli ultimi 10 anni - ha detto ieri il ministro degli Esteri Emma Bonino”. Intanto, non è dato ancora sapere quando la nave danese, con un primo carico di armi chimiche, approderà a Gioia Tauro. Il transito dovrebbe avvenire tra gennaio e febbraio. In particolare, il carico verrà trasbordato sulla nave americana Cape Ray nel porto di Gioia Tauro, ma senza toccare suolo italiano. L’operazione si concluderà solo in primavera in quanto in Siria ci sono combattimenti e non sono state ancora consegnate tutte le armi chimiche all’Onu, specificano dal Governo. La distruzione delle armi avverrà a bordo della nave americana Cape Ray in acque internazionali. Il presidente del Consiglio Enrico Letta - si legge nella nota diffusa - convocherà a Palazzo Chigi il presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, i sindaci dei Comuni di Gioia Tauro, Renato Bellofiore, e di San Ferdinando, Domenico Madafferi, il presidente dell'Autorità portuale di Gioia Tauro, Giovanni Grimaldi, il comandante della Capitaneria di Porto di Gioia Tauro, Davide G. Barbagiovanni Minciullo, e l'amministratore delegato di Mct, Domenico Bagalà per la vicenda delle operazioni di trasbordo delle sostanze chimiche trasportate dalla Siria. La riunione servirà a chiarire i precisi termini dell'operazione.
G.Tauro attrezzato a trasbordi pericolosi
La scelta del porto di Gioia Tauro stata operata, oltre che per le sue caratteristiche, anche in virtù delle informazioni e delle indicazioni fornite dal Comandante del porto circa la fattibilità tecnica dell'operazione. Il porto di Gioia Tauro già svolge attività di trashipment di merci pericolose classificate 6.1. Come si è detto, infatti, negli anni 2012-2013 il porto di Gioia Tauro ha movimentato 3.048 container contenenti sostanze tossiche 6.1, per un totale di 60.168 tonnellate. Il carico in arrivo dalla Siria, circa 60 container per un peso di circa 560 tonnellate, (la quantificazione precisa sarà possibile solo dopo la comunicazione da parte della nave danese che ancora deve ultimare il carico) può essere trasbordato sulla nave americana in un tempo stimato dalle 10 alle 24 ore. La sicurezza per sostanze tossiche 6.1 è data dal sistema di packaging che avviene nell'assoluto rispetto delle norme internazionali in materia. Nel caso specifico il packaging è effettuato da personale siriano addestrato all'uopo in Libano da funzionari dell'Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) che ne ha certificato la preparazione. Ispettori internazionali (non siriani) dell'Organizzazione vigileranno sulle procedure di packaging che prevedono tre strati di imballaggio. Una volta imballate le sostanze verranno caricate in appositi container totalmente stagni (come previsto dalla normativa internazionale). Prima del carico sulla nave danese è previsto il controllo da parte del Comandante delle certificazioni rilasciate dall'Opac, la quale ha assicurato una costante vigilanza nel corso delle navigazione per verificare l'insussistenza di fuoriuscita di sostanze. Nel porto di Gioia Tauro sarà assicurata la necessaria vigilanza di security, sia lato terra che lato mare, per tutta la durata delle operazioni. Ispettori internazionali dell'Opac, con tecnici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e funzionari del Ministero degli Affari esteri, nonché con rappresentanti danesi e americani faranno prossimamente un sopralluogo nel porto di Gioia Tauro.
Questa sera sindaco San Ferdinando incontra Prefetto
Il sindaco di San Ferdinando, Domenico Madafferi, incontrerà questa stasera il prefetto di Reggio Calabria, Claudio Sammartino, in merito all'arrivo della nave carica di armi chimiche siriane. E' stato il prefetto a convocare il sindaco per stasera. Madaffari ieri aveva profilato la possibilità, tra l'altro, di chiudere il porto. Un'eventualità, però, non percorribile. Oggi, invece, il sindaco, tornando sull'argomento, ha detto che "non è intenzione di nessuno fare le barricate, ma la nostra voce la faremo sentire''.
Lunedì incontro tra sindaci provincia Reggio Calabria
Una grande assemblea dei sindaci della provincia di Reggio Calabria è in programma lunedì prossimo nella sala consiliare del Comune di San Ferdinando. A convocarla è stato il presidente dell'associazione dei sindaci della Piana ''Città degli Ulivi''. All'incontro, nel corso del quale sarà affrontato il problema relativo all'arrivo della nave con le armi chimiche siriane, è prevista la partecipazione anche di sindaci della provincia di Vibo e di Catanzaro. Anche il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, presidente del Comitato regionale delle autonomie locali, si è messo in contatto con il primo cittadino di San Ferdinando, Domenico Madafferi, per chiedere informazioni.
REAZIONI
Il Presidente Scopelliti attacca Letta e la Bonino di non aver calcolato il rischio di far naufragare il territorio calabrese in una guerra civile “avrebbero dovuto avvertire il bisogno di coinvolgere le istituzioni locali”. “La Calabria non accetterà che questa operazione possa mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini e dell’ambiente”. I Sindaci di Gioia Tauro e San Ferdinando, comuni nei quali ricade il porto, manifestano la loro disapprovazione. “Una scelta calata dall'alto - afferma Renato Bellofiore - siamo considerati una popolazione di serie B. Tra l'altro, qui non c'è un ospedale attrezzato”. Mentre, Domenico Modaffari, sindaco di San Ferdinando sta valutando la chiusura del porto. ''Vedrò con i colleghi di Gioia e Rosarno cosa si può fare con molta calma. 'Sarà una lotta molto dura. Non possiamo venire a sapere certe notizie dalla stampa”. Mentre, dall’alto, il Ministro Lupi ribadisce che il porto non chiuderà. “Invitiamo quindi tutti alla calma - affermano dall'azienda Contship, le attività nel terminal sono svolte sulla base dei più alti standard di qualità e sicurezza disponibili”. Il segretario nazionale del Sul, il sindacato dei portuali di Gioia Tauro, Antonino Pronestì: "Se ci saranno certezze sulle condizioni di sicurezza sul lavoro si può anche fare. Non diciamo no a prescindere, vogliamo avere certezze sulla sicurezza per i lavoratori".
Tra gente davanti porto anche sindaco Gioia Tauro
Un portuale spiega: “Ieri, saputa la notizia tremavano tutti, non abbiamo idea di cosa sia il materiale in arrivo”. Alla dogana del porto anche il sindaco di Gioia Tauro, Renato Bellofiore: “Le dichiarazioni del ministro Lupi sui tremila container contenenti materiale chimico movimentati in due anni a Gioia Tauro sono gravissime. Non siamo a conoscenza di queste cose anche se non abbiamo competenza sul porto. Anche se, in caso di incidenti, le conseguenze in presenza di agenti chimici non sarebbero limitate allo scalo”. Bellofiore ha anche espresso perplessità sulla possibilità di chiudere il porto avanzata ieri dal suo collega di San Ferdinando, Domenico Madafferi “non è nella nostra giurisdizione”. In merito a quanto dichiarato da Lupi stamane, il sindaco di Gioia Tauro, Renato Bellofiore dice: “adesso predisponiamo subito un piano di precauzione al di là delle chiacchiere. E comunque ancora non abbiamo ricevuto alcuna notizia ufficiale”. ''Ma, i cittadini sono arrabbiati e preoccupati perché non sanno quello che succederà e si rivolgono al sindaco, che ancora non ha notizie ufficiali. Dicono che il porto di Gioia Tauro sia stato scelto per il transito delle armi chimiche siriane perché è una delle migliore infrastrutture in Italia”.
Unpli Calabria: “No allo sbarco delle Armi Chimiche a Gioia Tauro”
“Preoccupazione per il mondo Unpli la decisione del governo italiano di far sbarcare nel porto di Gioia Tauro i 1500 container contenenti le armi chimiche siriane. A farsi portavoce del dissenso che dilaga tra i volontari delle proloco Calabresi il neo presidente del comitato regionale Vincenzo Ruberto che sottolinea le eventuali pericolosità dello sbarco sia per l’ambiente che per il settore turismo. L’Unpli Calabria si oppone dunque allo sbarco e si dichiara pronta a mettere in moto il suo esercito di volontari per dare voce alla protesta ed al diniego di ospitare sul proprio territorio materiali così pericolosi e dannosi. Il mondo delle Proloco è composto da volontari innamorati della loro terra. Un patrimonio materiale ed immateriale dal valore inestimabile che sarà sempre difeso con parsimonia e cura dai membri dell’Unpli. Da qui il rifiuto di ospitare a Gioia tauro i container contenenti le armi chimiche siriane, e non va letto come un diniego ad assolvere a obblighi internazionali. Le proloco sono infatti consapevoli dei vincoli e dei doveri contratti dall’Italia negli accordi internazionali di pace, ma semplicemente si sottolinea la non adiacenza a queste esigenze del porto calabrese. La Calabria, è una regione a spiccata vocazione turistica e dunque non ha la capacità e la predisposizione ad ospitare fardelli così pesanti e rischiosi”.
Abramo: “Porto Gioia non sia per smaltire veleni”
“Il porto di Gioia Tauro deve essere considerato dal Governo un'eccellenza per i commerci non per lo smaltimenti dei veleni. Come presidente del Comitato delle Autonomie Locali e come sindaco della Città Capoluogo di Regione, sono accanto ai sindaci di Gioia Tauro, San Ferdinando, Rosarno e di tutta la fascia tirrenica reggina nella loro giusta e sacrosanta protesta contro una decisione verticistica del Governo che mortifica ed umilia, ancora una volta, la nostra terra. Non è in discussione la missione di pace e di disarmo della Siria, né il ruolo che l'Italia deve avere in questa delicata fase. Il problema è che la Calabria è stata considerata quasi una pattumiera, una regione dove è possibile fare tutto e dove scaricare ogni questione spinosa, senza nemmeno avvertire la necessità di interpellare le istituzioni locali. Devo ricordare alcuni precedenti davvero impressionanti, come l'ipotesi della centrale a carbone, sempre a Gioia Tauro, e l'installazione ad Isola Capo Rizzuto della base per i caccia F16. E' ora che la Calabria si faccia rispettare dal Governo. Sono a disposizione dei colleghi sindaci per ogni iniziativa che vorranno adottare per garantire la sicurezza alle popolazioni e salvaguardare l'ambiente naturale”.
Nucera: “Governo rispetti Calabria, fare referendum”
“Il Governo non può assumere decisioni che riguardano la Calabria senza una consultazione vista la delicatezza della situazione. Non è possibile che la Calabria sia ogni volta la scelta migliore solo quando si tratta di effettuare operazioni pericolose per la popolazione. Sul porto di Gioia Tauro si sono spesi fiumi di parole, inerenti la sua posizione strategica al centro del Mediterraneo, le sue potenzialità, ma al di là dei progetti, degli intendimenti, delle prospettive, compresa l'istituzione di una Zes, zona economica speciale, che rilancerebbe davvero lo scalo portuale calabrese, l'unico risultato finora è quello della sua scelta come luogo 'adatto' al trasbordo di materiale chimico altamente tossico destinato ad essere smaltito nell'oceano. Approvo quindi, pienamente l'indignazione e la protesta sollevata da alcuni Sindaci della Piana, che si dicono preoccupati da questa improvvisa decisione, sulla quale vige l'assoluta segretezza, anche in ordine alle misure di sicurezza che saranno intraprese durante il trasbordo dei container da una nave all'altra. Non si tratta di un'operazione imminente è c'è tutto il tempo per avviare una consultazione che coinvolga le popolazioni residenti nell'hinterland del porto. E' loro diritto decidere sulla legittimità o meno di utilizzare parte del territorio".
Operaio portuale Gioia Tauro: “Se siamo tanto bravi perché siamo in cig?”
“E' da ieri che sento dire che i portuali di Gioia Tauro sono tanto bravi e che per questo mandano qui le armi chimiche. Ma se è così, perché da anni ormai siamo tutti in cassa integrazione a rotazione? I politici invece di fare tante parole dovrebbero intervenire. Attualmente ci sono 456 colleghi su 1.200 dipendenti del terminalista Medcenter che si trovano in cassa integrazione. Nonostante questo a gennaio, nella prima settimana, abbiamo battuto tutti i record movimentando 52 mila container. E ci sono navi che restano in porto perché per mancanza di personale non vengono scaricate''. Secondo il portuale il numero di container che giungeranno dalla Siria, 65, potrebbero essere scaricati e caricati sulla nave statunitense in un paio d'ore”.
Tilde Minasi: “Condivisibili preoccupazioni”
"Condivisibili le preoccupazioni che giungono in merito al trasbordo nel porto di Gioia Tauro delle armi chimiche dalla Siria. E ben sintetizzate dalle dichiarazioni del presidente Scopelliti - Si sarebbe dovuto avviare un dialogo proficuo. Il presidente della regione Sardegna ha affidato alla stampa dichiarazioni di soddisfazione per la contingenza che l’isola da lui governata (anch’essa in elenco per il trasbordo delle armi siriane) abbia visto allontanarsi il rischio di vedere attuato 'un vero e proprio delitto' e che le attenzioni verso la Sardegna, dovrebbero essere concentrate sulle sue bellezze e peculiarità. Credo sia legittimo che il medesimo ragionamento venga attuato nei confronti della Calabria. A prescindere dalle finalità di pacificazione internazionale dell’iniziativa, non è accettabile che la Calabria sia presa in considerazione per determinate esigenze che non forniscono certo un contributo efficace alla sua immagine, ma sarebbe opportuno che le istituzioni nazionali mettano in campo azioni capaci di incidere in maniera positiva sullo sviluppo e la crescita dello scalo portuale e di conseguenza della nostra Regione.
Chizzoniti: “Non s’impone ma si concorda”
“Indipendentemente dalle nobili e condivisibili finalità volte a garantire la pace universale, nell’Olimpo politico qualcuno avrebbe dovuto intuire che, all’uopo, qualsiasi opzione geografica e segnatamente quella particolarmente peculiare di Gioia Tauro non s’impone ma caso mai si concorda con le espressioni politiche territoriali. Non posso non ricordare a me stesso che se a livello governativo si fosse profuso lo stesso determinato impegno anche per la vicenda dei Marò letteralmente ‘sequestrati’ in India, probabilmente gli stessi sarebbero da tempo rientrati in Italia. Il cui potere negoziale, nel caso di specie, resta molto vicino allo zero. Anche i Marò erano al servizio della legalità mondiale e ciò nonostante strumentalmente ‘travestiti’ da spietati terroristi. Lo stesso dicasi – spiega il Presidente della Commissione di Vigilanza – per lo sconcertante silenzio governativo afferente talune iniziative sul versante portuale certamente penalizzanti il porto di Gioia Tauro a favore di altre strutture nazionali”.
Presidente Federturismo Calabria, Giuseppe Nucera: “Vogliono fare della Calabria la Chernobyl d’Italia”
“La decisione del Governo, in accordo con le autorità internazionali, di destinare al porto Gioia Tauro il carico contenente le armi chimiche siriane, costituisce un danno gravissimo per la nostra regione. Tale scelta, peraltro, è stata appresa dalle istituzioni locali e da tutti i soggetti interessati solo all’ultimo momento. Il governo, ha deciso di assumersi una responsabilità enorme, sia sotto il profilo della sicurezza per la popolazione sia nella tutela ambientale. Non è ammissibile accettare supinamente che la Calabria diventi una sorta di Chernobyl d’Italia. Non rimarremo immobili di fronte a una vicenda che rischia di infliggere un colpo durissimo ai già faticosi sforzi in atto, per rilanciare le politiche di sviluppo turistico. Federturismo e gli imprenditori ad essa associati, sosterranno ogni iniziativa messa in atto dalle istituzioni locali, dalle associazioni e dai cittadini, per fare in modo che il governo nazionale riveda quanto prima questa scellerata decisione e impedisca che la Calabria possa apparire agli occhi del mondo come una regione pattumiera”.
Gianni Speranza (Sel): “Calabria considerata luogo a sovranità limitata”
“Sacrosanta la preoccupazione e la protesta dei sindaci e dei cittadini della piana di Gioia Tauro, nonché di tanti cittadini calabresi, per la decisione presa dal governo Letta-Alfano, con il silenzio-assenso di Scopelliti, di fare approdare a bordo di due navi danesi trecentocinquanta tonnellate di armi chimiche siriane nel porto di Gioia. La Calabria viene puntualmente considerata come luogo a sovranità limitata, pronto ad ingoiare di tutto, dai rifiuti tossici alla armi chimiche senza che il governo e la politica regionale battano colpo. La salute dei cittadini ed in primo luogo dei lavoratori del porto di Gioia Tauro non può essere barattata e la nostra regione non può essere trattata sempre come luogo nel quale tutto deve essere subìto senza proteste. Mi auguro un sussulto di dignità, si mettano al primo posto la salute dei Calabresi e del Territorio. Chiederò ai nostri parlamentari di dare voce a queste preoccupazioni e alle proteste di queste giorni”.
Presidente Consiglio Talarico: “Garantire alla città massima sicurezza”
“Dinanzi a scelte dal così forte impatto sociale come quella del trasbordo dell’arsenale chimico siriane nel porto di Gioia Tauro, occorre osservare la massima attenzione e procedere con il massimo rispetto delle più che legittime preoccupazioni espresse dalla popolazioni direttamente interessate”. “E’ assolutamente imprescindibile, a questo punto, riattivare l’interlocuzione mancata tra centro e periferia e fare in modo che siano offerte al territorio le garanzie più assolute di difesa dell’ambiente e per l’incolumità dei lavoratori”.
Mons. Milito: “Ci vuole molta attenzione”
"Occorre, seppur dinanzi a notizie che non si aspettavano, essere un po' cauti e meno tempestivi. Non credo che le nostre autorità italiane, e quindi il governo, possano permettere che un'operazione di questo genere vada non a beneficio dell'Italia, che si tratti di Gioia Tauro o di un altro posto". "Bisogna stare tranquilli, perché il trasbordo delle armi intanto non avverrà a terra, ma avverrà nave per nave, e poi la stessa distruzione, per quanto come sempre apprendiamo dai giornali, avverrà in acque internazionali. E' comprensibile l'apprensione da parte di tutti, perché non si tratta di "regalini", però da qui a creare un disagio o a parlare di rischio di guerra civile, secondo me ce ne corre. E stiamo attenti che i titoli non siano più pesanti delle armi". E sui possibili interventi della criminalità organizzata, il vescovo ha aggiunto che in questo caso come in altri, le forze dell'ordine, e chi è competente in questi settori, vigileranno, come hanno fatto in altre occasioni".
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